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NELLE GIORNATE DI VENERDI 15 E SABATO 16 MAGGIO si è svolto a Reggio Emilia "Ricercare - Laboratorio di nuove scritture". Il convegno si è ricavato in questi anni un posto di rilievo nel calendario degli avvenimenti letterari nazionali, rivelandosi come l'appuntamento più qualificato per misurare l'emergere di nuovi talenti letterari. Durante le due giornate, interamente dedicate alla lettura, gli stessi autori hanno letto i loro testi sottoponendosi in questo modo immediatamente alla discussione critica. I sedici autori sono stati: Giuseppe Casa, Geraldina Colotti, Giovan Battista Gianello, Helena Janeczek, Stefano Jorio, Tommaso Leoni, Silvia Magi, Stefano Massaron, Paolo Nelli, Tommaso Pincio, Laura Pugno, Cristian Raimo, Livio Romano, Ultrash-progetto di Confine, Elvio Zentile e Maria Teresa Zoni. In questa edizione i lavori e il dibattito (condotto da Vittorio Spinazzola) sono stati seguita da diversi operatori come Maria Corti, Angelo Guglielmi, Edoardo Sanguineti, Romano Luperini, Tiziano Scarpa e da diversi editori alla ricerca di nomi nuovi. Completava il programma di Ricercare 98 la tavola rotonda "Cinema e nuove scritture" che aveva il compito di "trovare punti di incontro, affinità, sintonie di un (possibile) movimento che percorre trasversalmente l'immagine degli anni novanta. Pulp, cannibale, neorealistica..." Un incontro per cercare di capire qualcosa di più del connubio tra cinema e quella scrittura oggi diventata oggetto di critica da parte di folte schiere di illustri commentatori, dando vita ad attacchi o a elogi, e che è stata definita "letteratura cannibale" (o pulp all'italiana).
Invece che cosa è successo nel corso della tavola rotonda? Niccolò Ammaniti, Aldo Nove e Giuseppe Caliceti in "rappresentanza" dei nuovi narratori, Cristina Piccino (del Manifesto) e Alberto Pezzotta, la moderatrice e il critico cinematografico, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, la sceneggiatrice e il regista-attore, hanno iniziato una sterile polemica nei confronti di altri cineasti, per altro non presenti, mancando così l'obiettivo principale: il discorso tra autori.
Abbiamo in questo modo assistito non ad un incontro in cui si cercavano di indagare i rapporti tra cinema e letteratura, bensì a una tavola rotonda incentrata su Aprile di Nanni Moretti. E che c'entra lui con la letteratura cannibale, con gli spaghetti splatter e con il pulp, vi chiederete voi? Nanni Moretti, Mimmo Calopresti e Mario Martone sono stati inutilmente bersagliati per il loro modo di fare cinema, di raccontare le storie e la realtà. L'unico presente che per fortuna si è dissociato da questa posiziona monolitica è stato Eugenio Cappuccio, co-autore insieme a Massimo Gaudioso e a Fabio Nunziata, de Il caricatore, un interessante opera prima contrassegnata dalla ricerca visiva e dall'azzardo stilistico. Il giovane regista ha definito sterile e poco stimolante il dibattito e si è stupito di quella libertà di criticare i non presenti. Aldo Nove ha addirittura definito il cinema di Moretti "di regime, veltroniano e del finanziamento statale" non tenendo conto che da un po' di tempo Moretti ha fondato una sua casa di produzione e che probabilmente Moretti è uno dei pochi autori che invece di piangersi addosso si è dato da fare aprendo oltre che una casa di produzione, una sala cinematografica, e una rete di distribuzione.
Il confronto è poi continuato con affermazioni del tipo: "preferisco il cinema delle meraviglie quello in cui ad esempio una donna ha un amplesso con un polipo" (?) oppure "noi non rappresentiamo la realtà perché la realtà fa schifo". Cristina Piccino, chiamata ad organizzare la tavola rotonda e a fungere da moderatrice, non si è rivelata all'altezza e visto il poco interesse suscitato nel pubblico, numerosissimo e composto da molti giovani, ha dato il via alla proiezione del film di Marco Risi "L'ultimo capodanno" tratto da Fango di Niccolò Ammaniti (che ha rivelato di avere preso tanti soldi per sceneggiarlo); il film è stato ritirato dalle sale a una settimana dall'uscita, da Risi stesso deluso per il riscontro di botteghino assolutamente ridicolo rispetto alle aspettative e agli otto miliardi di produzione. Alla fine tutti a casa con la certezza che i giovani narratori è meglio leggerli (forse) che incontrarli di persona.
Sandra Campanini 28 maggio 1998
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