PER IL 75% DEGLI ALIMENTARISTI E DIETOLOGI INTERVISTATI nell'ambito di una ricerca di Radio Monte Carlo, la tv su cibo e cucina fa un'informazione alimentare scorretta, rischiando di compromettere seriamente le abitudini culinarie degli italiani.
Del resto, per almeno tre ore al giorno, le reti Rai e Mediaset (per non parlare di quelle locali) propongono una marea di informazioni sulla cucina: da ricette regionali e tipiche, a suggerimenti su come servire i piatti in tavola, fino ai segreti di chef celebri (un nome per tutti, Gianfranco Vissani, il cuoco di D'Alema).
Oltre ai danni legati all'informazione sbagliata, secondo i 50 specialisti dell'alimentazione intervistati, gravissimi sono anche i disturbi psicofisici del pubblico televisivo: i telespettatori, infatti, sono spinti a provare gli stessi cibi consigliati in televisione, non rendendosi conto che la 'realtà' proposta dal piccolo schermo è diversa dal quotidiano. Inoltre le ricette proposte non sono quasi mai bilanciate dal punto di vista nutrizionale, ed è per questa ragione che molti esperti ritengono essenziale in tv la presenza, accanto a quella di un cuoco, di un nutrizionista che spieghi le caratteristiche organiche dell'alimento.
Ma vediamo alcuni dati emersi dalla ricerca.
Per il 72% degli alimentaristi il rischio maggiore è che queste trasmissioni possano generare un radicale mutamento delle abitudini alimentari con evidenti conseguenze sul metabolismo di ciascuno. Per il 28% degli intervistati l'alimentazione in tv può creare solo piccoli errori, mentre il 10% pensa che la televisione non abbia alcun potere sull'alimentazione degli spettatori.
Quali le categorie più a rischio? Ovviamente le casalinghe, gli anziani e bimbi, cioè quei soggetti che subiscono passivamente i messaggi del piccolo schermo. Quelle meno a rischio, invece, sono le classi medie e di cultura bassa, passive al video, ma legate, per tradizione, ad una cucina abitudinaria e ripetitiva.
Sabrina Camonchia 25 marzo 1999