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trucco! L'INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO È UN PROBLEMA CHE HA CONOSCIUTO negli ultimi tempi una grande attenzione da parte dei mezzi di comunicazione, soprattutto da quando, con la liberalizzazione del mercato della telefonia, sono stati installati numerosi ripetitori nei centri abitati. In questa situazione sono due le esigenze che vengono a scontrarsi: da una parte quella di tutelare la salute dei cittadini, dall'altra quella di evitare di ostacolare senza ragione lo sviluppo delle attività che producono ricchezza e benessere sociale.
   L'Istituto Superiore di Sanità ha affermato che i livelli dei campi elettromagnetici a cui è esposta la popolazione, a seguito dell'installazione delle antenne radio base dei sistemi di telefonia cellulare, sono tali da escludere categoricamente qualsiasi ipotesi di rischio da esposizione acuta, e che non esistono, per tali campi, evidenze scientifiche di effetti sanitari a lungo termine da esposizione cronica.

Questa attestazione di fiducia - osserva a tal proposito il dott. Angelo Zotti, consigliere del T.A.R. del Lazio - tuttavia non convince evidentemente chi si trova nella sgradevole condizione di dover vivere nel raggio di azione di impianti che per quanto sicuri si vorrebbero sempre collocati il più lontano possibile. L'esperienza dimostra, infatti, - continua il dott.Zotti - che nel nostro paese, e non solo nel nostro purtroppo, la percezione dei rischi e la disciplina di controllo delle attività che coinvolgono elementi vitali quali l'acqua, l'aria e l'integrità del territorio, è stata avvertita con grande ritardo ed in molti casi con colpevole superficialità.
(Passo del convegno su Onde elttromagnetiche e salute pubblica, del 6 dicembre '97, tratto dal sito internet "Diritto & Diritti").

trucco!    Dunque la situazione di partenza per il legislatore si presenta tutt'altro che chiara. Proprio questo, per altro, spiega la mancanza, fino a poco tempo fa, di un quadro di riferimento normativo unitario a livello nazionale. Fra le regioni, solo poche hanno cercato in qualche modo di colmare questo vuoto predisponendo norme in materia, ma questo ha provocato ulteriori incertezze nella disciplina da applicarsi nelle Regioni sprovviste di tali norme. Peraltro i sindaci, al momento di concedere le autorizzazioni, erano vincolati dalla legge 241/90, che seguiva la logica di stabilire il profilo di compatibilità edilizia del manufatto su cui poggia l'impianto, senza possibilità di considerare i possibili rischi alla salute derivanti dalle radiazioni. Da qui sono derivate numerose incertezze per le amministrazioni locali, chiamate a gestire una situazione che necessitava di una disciplina unitaria a livello nazionale.
   Sotto la spinta di diverse organizzazioni ambientaliste e di comitati spontanei di cittadini si è giunti, alla fine dello scorso anno, all'emanazione della legge Ronchi che fissa i limiti oltre i quali è considerata a rischio la salute dei cittadini. Questi disposizioni, divenute effettive a partire dal 2 gennaio di quest'anno, proibiscono l'accesso della popolazione nelle zone d'interdizione, e negano la possibilità che vengano costruiti insediamenti abitativi, ospedali, scuole, asili, parchi giochi, nelle zone definite "di rispetto".
trucco!    Le sanzioni amministrative per il mancato rispetto dei limiti imposti vanno dai 10 ai 100 milioni.

Si ringrazia vivamente per la gentile collaborazione il dott. Francesco Brugaletta, magistrato del T.A.R. di Catania e curatore del sito Diritto & Diritti

Luigi dell'Olio  25 febbraio 1999

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