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QUANDO USCÌ IL FILM "IL CICLONE", DI PIERACCIONI, ci fu l'esplosione del flamenco, una danza di origine spagnola, diffusa anche nella Provenza (Francia) e nel nord dell'Africa.
Ma già da diversi anni alcuni operatori dello spettacolo lavoravano per diffondere questa danza.
A Bologna operava e opera tuttora il Circolo Culturale Cesare Pavese, grazie al lavoro e alla passione di Fiorella De Pierantoni.
Parlando con lei abbiamo scoperto che le difficoltà di questa danza sono diverse: dal ritmo, basato su 12 tempi, al movimento degli arti, al canto, spesso personalizzato dal cantante, ai colpi sul pavimento di tacco e punta, alla presenza della chitarra e altri strumenti che non accompagnano i ballerini, ma che fanno parte del flamenco stesso.
Comunque non sembra che queste difficoltà impediscano a una trentina di ragazzi di iscriversi per impararlo.
Per conoscere una danza e comprenderne meglio le fondamenta non c'è modo migliore di ascoltare coloro che la praticano con passione, e a cui dedicano parte della loro giornata e delle loro vacanze.
Fiorella ci ha messo in contatto con quattro ragazzi che si sono prestati alla "tortura" dell'intervista.
Come avete saputo dei corsi di flamenco e cosa vi ha spinto a iniziare?
Francesco (30 anni)
Avevo un amore per la Spagna da lungo tempo. Siamo andati (ndr. Francesco intende una delle altre ragazze che stiamo intervistando, Donatella) lì già una decina di anni fa e avevamo visto spettacoli di flamenco alla fine degli anni ottanta, quando andavano di moda le siviglianas, una contaminazione flamenca con la danza popolare. Ci piacquero molto e decidemmo di impararle. Poi le cose sono state tirate un po' per le lunghe, e infine un paio di anni fa abbiamo visto dei manifesti per la città del corso organizzato qui al Pavese. Abbiamo deciso di provarci e poi ci siamo appassionati.
Donatella (31)
Vedevamo queste persone che si divertivano un casino a ballare. Come dici lui (indica Francesco) è stato un amore a prima vista, abbiamo incominciato a fare lezioni su lezioni, ad ascoltare musica, a comprare cd.
Gianna (29)
Ho sempre avuto un amore per la chitarra in generale e soprattutto classica. Poi un giorno dal dentista ho letto su una rivista di questo corso di flamenco, che veniva presentato come una attività terapeutica, come un forte sfogo personale. Poi ho cercato uno spettacolo di flamenco che era in Italia.
Mi piace, perché fondamentalmente si balla da soli, non c'è bisogna della coppia per praticarlo.
Poi sempre più conoscendolo e andando in Spagna mi sono appassionata sempre di più, soprattutto alla musica flamenca.
Laura (24)
Non ho origini spagnole, ma comunque latine, perché tutta la mia famiglia è sudamericana, però hanno sempre vissuto in Spagna, dove ho conosciuto il flamenco. L'amore è sbocciato non quando ero piccola perché facevo danza classica ed è tutt'altra cosa, ma dopo aver visto il film "Carmen". Tre anni fa sono tornata a Bologna e ho cominciato seriamente a praticarlo.
Dopo questi anni il flamenco lo sentite come parte di voi stessi, di una vostra formazione culturale o come qualcosa di estraneo?
Francesco:
Per me il flamenco resta fuori dalla vita di tutti i giorni, è una cultura che va presa in toto e anche i gitani lì dove vivono sono poco integrati nella realtà sociale.
Comunque c'è sempre tempo ogni giorno per il flamenco, è qualcosa che quando decidi di entrarci, pensi solo a quello.
Un virus, una malattia positiva.
Francesco
Positivissima (ride)
Gianna
Come ha detto lui è qualcosa che non si può vivere giornalmente integrato con la realtà, perché non esiste. In Italia non lo puoi condividere con persone che non conoscono il flamenco. Porta anche ad isolarsi, perché non c'è nella nostra cultura, esiste lo stereotipo, però è così lontano da come è veramente che ti da quasi fastidio sentirne parlare.
Voi fareste dei grandi roghi delle videocassette de "Il Ciclone".
Ridono tutti divertiti.
Gianna
Il film è positivo perché potrebbe spingere qualcuno a praticare il flamenco, poi si appassiona e capisce che non è quello.
È una malattia, su questo tutti concordiamo, come dice lui positiva, se però ti ammali troppo diventa un rischio.
Francesco
Appunto il flamenco non lo si può condividere nel modo di sentire, però è una forma di espressione altamente comunicativa. Quando si balla, canta, è molto facile che faccia presa anche su persone che ne sono completamente al di fuori, che non ne hanno mai sentito parlare.
Donatella
Ovviamente non è integrato nella nostra cultura, ma mi sembra che ne sia vicino, se penso che mi ha preso così tanto e di averlo capito così a fondo, come mi sembra di aver fatto, diversamente da una danza orientale.
Laura
Non ho nulla da aggiungere rispetto a quello che hanno detto loro. Se non che quando incominci a praticarlo, ti entra dentro totalmente. Una vera e propria passione che ti assorbe completamente, può diventare parte di te, della tua vita, ma qui in Italia non c'è quel sentimento, che assorbi quando vai in Spagna, che puoi respirare nell'aria. Lo puoi sentire tuo finché vuoi, però tutto ciò che è flamenco è in Spagna.
Ti cambia il flamenco come persona?
Laura
Sì, ti cambia.
Gianna
Il flamenco viene da un popolo che ha una sua storia e che ha messo in questa danza le proprie caratteristiche, per cui automaticamente se il flamenco ti entra dentro, forse queste caratteristiche le avevi o comunque le senti tue.
Cosa sentite quando ballate il flamenco?
Laura
Da quando ho iniziato, questo battere per terra i piedi ha sempre avuto un significato fortissimo. Siccome sono molto cerebrale di carattere, con la testa per aria, ballare il flamenco mi fa riappropriare del mio corpo.
Esaspero i movimenti, do molta forza quando ballo, perché mi sembra di riappropriarmi di qualcosa che mi sfugge.
Donatella
Comunicarlo a parole è molto difficile. A lezione dipende da cosa ti comunica il maestro. Hai la possibilità di sfogarti ed esprimerti a seconda di come è andata la giornata. Il ballo può essere energico, dolce, arrabbiato, divertito.
Dipende delle energie che hai in un certo momento. Mi sento veramente libera di ballare come mi pare.
Gianna
La cosa più bella che non si capisce è che non vedrai mai un ballerino di flamenco o una ballerina, che ballino allo stesso modo anche se hanno inparato dallo stesso insegnante e per lo stesso tempo. Anche se fanno lo stesso passo, nessuno lo fa allo stesso modo.
Siamo tutti diversi, e balliamo tutti in modo diverso, perché alla fine nel flamenco emerge quello che siamo.
Questa è la cosa che più mi affascina. Ci vedi proiettato te stesso e semmai in quel momento non ti piaci.
Francesco
Volevo raccontarti una cosa che è successa proprio oggi e che da un po' il senso di quanto forte sia il flamenco e cosa senti quando lo balli. Spesso c'è il non-ballo dentro il ballo, cioè ci sono dei momenti in cui il compà, che è l'unità di misura del flamenco, rimane vuoto. Quei momenti lì ti danno una energia che tu comunichi a chi ti guarda o a te stesso che un'altra musica o un altro ballo non riuscirebbe a darti. Questa sera in un passo di danza che abbiamo fatto, abbiamo liberato una parte del compà che siamo abituati a riempire e mi guardavo intorno e mi dicevo che così era bellissimo e stavamo soltanto fermi a non fare niente.
Un aneddoto che raccontava Lorca è che in una competizione nella Andalusia, tra tutte le ballerine giovani e belle aveva vinto una vecchia che era stata ferma tutto il tempo e che ad un certo momento perfettamente a tempo aveva alzato una mano. Solo con questo gesto.
È una danza che volendo si può ridurre solo a flusso di energia.
Una domanda che può sembrarvi stupida, ma il cui tema abbiamo riscontrato ha dei fondamenti in altre danze, è se ha importanza nel flamenco il fisico. Percepite l'esigenza di avere un fisico bello, asciutto?
Gianna
Tu puoi vedere donne grasse, vecchie, che ballano e ti trasmettono qualcosa che semmai una donna con un fisico bellissimo non riesce. È ovvio che se poi una balla bene ed è anche bella a vedersi tanto meglio. Sto parlando di uomini e donne. Forse al di fuori della Spagna è più apprezzato vedere ballerini e ballerine magre e affascinanti.
Laura
Da che ho cinque anni nasco ballerina di danza classica e mi hanno sempre inculcato la perfezione del corpo, filiforme.
Nella danza classica una buona percentuale di ballerini ballerine soffrono di anoressia.
Il contrario nel flamenco, più carne e più seno c'è, meglio è.
Donatella
Secondo me questo si ripercuote anche nell'ambiente, che è più elastico, più sereno.
L'ultima domanda al maschietto. Come ci si sente in mezzo a tante femminucce?
Francesco
Gallo nel pollaio. (ridono tutti di cuore)
All'inizio ero un po' imbarazzato, perché sei in minoranza, poi siccome siamo tutti sullo stesso piano è naturale vederle attorno ed anche bello (altre risa).
Giro la domanda a voi. E voi come vi trovate ad avere due solo uomini?
Tutte
Tristissime. Bisogna fare un recupero uomini.
Le ringrazio.
Tra l'altro mi hanno detto che spesso vanno in Spagna per fare qualche corso di Flamenco, per respirare quell'atmosfera che in Italia è loro negata. Altre sensibilità, altre energie.
Tutto ciò che è flamenco è in Spagna come notava Laura.
Forse ci sono tanti tipi di danze, perché siamo tutti diversi come dice Gianna.
Devo dire che sono tutte belle, ma forse è il Flamenco che permette alle energie di ognuna/o di loro di emergere.
Un po' affascinato e un po' incuriosito esco dal Pavese, le immagini della Estrada e delle sue compagne di danza che ballano ne "Il Ciclone" vanno sparendo, sostituendosi con i nostri quattro ballerini.
Scuola: Centro Culturale Cesare Pavese
Responsabile: Fiorella De Pierantoni
Tel.: tel. ++39.051.52.38.46
Corsi a Bologna: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 19.00 alle 22.00
Costo: 90.000 lire al mese
Eventi organizzati durante l'anno: il 19 gennaio al Teatro Dehon spettacolo "Tablao Flamenco"
Andrea Grilli 22 ottobre 1998
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