È UNO DEGLI ASPETTI A NOI MENO NOTI DELLA CULTURA BRASILIANA. Eppure la sua storia è cominciata ben cinquecento anni fa.
La Capoeira, infatti, una forma di autodifesa senza contatto espressa in forma di danza, nasce in Brasile all'interno delle comunità di schiavi neri costretti a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero.
Incatenati ai polsi nelle loro capanne essi inventarono una lotta, (particolarmente incentrata sulla forza e l'agilità delle gambe che vengono, in certi movimenti, come "lanciate" e fatte roteare nell'aria) per difendersi dai soprusi dei padroni e per fuggire verso la libertà.
Gli elementi di danza (samba) e musica (percussioni) contenuti nella Capoeira, vengono inseriti dagli schiavi probabilmente per mascherare le proprie intenzioni, ma sono tutt'oggi parte integrante della disciplina.
Dopo aver formato un cerchio (la roda) in cui tutti suonano e cantano, si dà inizio al confronto (chiamato "gioco") tra i primi due due lottatori-danzatori.
Lo scopo - ci dice Morena Correa che, assieme al maestro Chiquinho Correa, ha portato per prima la Capoeira in Italia - non è fare del male all'avversario o bloccarlo a terra. Nella Capoeira non c'è contatto. L'obiettivo è arrivargli vicino per fargli capire che, volendo, lo si potrebbe colpire, ma si lascia perdere. Inoltre, se si bloccasse subito l'avversario il gioco finirebbe subito e invece il movimento deve continuare.
Dopo un periodo in cui venne proibita perché legata al dilagare di pericolose bande criminali, la Capoeira è oggi lo sport nazionale brasiliano.
A Bologna la si può imparare (costo sulle 100.000 mensili per tre lezioni a settimana) presso la palestra Monterumici, promossa dall'Associazione culturale Brasiliana Movimento Verde Amarillo del maestro Chiqhinho Correa.
Il riscaldamento è a ritmo di samba, ma se avete davvero intenzione di imparare a "giocare", dimenticate le signorine del Cacao Meravigliao, perché qui si fa un'operazione culturale seria di recupero e conoscenza di una vera e propria arte composta da musica, danza e lotta.
SANDRA MARTELLI, CHE PRENDE IL NOME DI CAPOEIRA (UNA SORTA DI NOME DI BATTAGLIA) ALEGRIA E ELENA CHIGI, DUE ALLIEVE DEL MAESTRO CHIQINHO CORREA, HANNO ACCETTATO GENTILMENTE DI PARLARCI DELLA LORO ESPERIENZA CON LA CAPOEIRA.
Perché avete scelto la Capoeira?
Sandra:
È stato per caso. Ho visto un volantino, ho telefonato e sono venuta a vedere. Sono rimasta subito colpita. Ho visto fare dei movimenti che mi hanno affascinata. Gente che stava sulle mani, che saltava. E poi anche la musica mi è piaciuta. È stata una bella sensazione. Il fascino dell'armonia, della danza. Praticando la Capoeira si acquista maggiore consapevolezza del proprio corpo, maggiore controllo. L'equilibrio anche migliora. Questo a livello fisico. Poi la Capoeira è uno scambio con l'altro, un dialogo. Il "gioco", anche se è un duello, non è competitivo. Non si vuole sopraffare l'avversario. Se si atterra subito l'avversario e lo si blocca il "gioco" è già finito, invece è bello dare la possibilità all'altro di fare la sua contromossa.
Elena:
Il bello è che fin dall'inizio si possono fare delle cose che fanno quelli più avanti di te, ad esempio la ruota. Al principio, chiaramente, si è un po' goffi e impacciati, ma nessuno te lo fa pesare. C'è molto spirito di gruppo e sono i più bravi che cercano di adeguarsi al livello dei nuovi perché possano imparare meglio. Non c'è spirito di competizione tra di noi, si cresce tutti assieme. Siamo parte di un gruppo, non veniamo qui solo per la lezione e poi, zac, scappiamo via. Quando non si gioca, ad esempio, si fa il cerchio assieme ai compagni e si è sempre comunque coinvolti.
Un link bolognese, quello dell'Associazione 'Verde-Amarelo' di Bologna: http://capoeira.explore.it/
Giovanna Guidicelli 22 ottobre 1998