Cinema

CyberNews

Fumetti

Graffiti

Libri

Musica

Teatro

VIPs
 |
 |
GLI ESSERI VIVENTI SONO DA SEMPRE IMMERSI in onde elettromagnetiche naturali.
L'intervento dell'uomo con l'introduzione e l'utilizzo di sorgenti artificiali di radiazioni elettromagnetiche ha contribuito ad innalzare il fondo naturale dell'ordine delle centinaia di migliaia di volte.
L'innalzamento del fondo elettromagnetico è avvenuto soprattutto nella banda delle basse frequenze (ELF - acronimo dell'inglese Extremely Low Frequency) e in quella della alte frequenze, in particolare radiofrequenze (RF) e microonde (MO) in seguito all'utilizzo sempre più frequente di applicazioni che emettono onde elettromagnetiche in queste regioni.
Basti pensare al rapido e larghissimo sviluppo che ha avuto in questi anni la telefonia cellulare e che ha portato alla presenza su tutto il territorio di una fitta rete di antenne emittenti, all'ampliamento ed al potenziamento della rete elettrica, ed all'utilizzo crescente dei dispositivi elettrici ed elettronici.
Tutto ciò, oltre a portare reali benefici a tutti, ha comportato anche un possibile rischio per la salute a causa dell'esposizione ai campi elettromagnetici emessi dalle varie sorgenti.
D'altra parte viviamo in un sistema nel quale, per godere dei benefici delle nuove tecnologie, dobbiamo pagare il prezzo dei rischi ad essi associati, e questo riguarda non solo i campi elettromagnetici, sono tanti infatti i rischi quotidiani che possiamo subire per l'arricchimento della nostra vita, basta pensare ai rischi dovuti al radon, al benzene, ai pesticidi, al fumo di sigarette, ecc.
Ma nel caso dell'esposizione ai campi elettromagnetici, siamo di fronte ad un rischio reale?
Secondo autorevoli esperti l'esposizione ai campi elettromagnetici costituisce un serio pericolo per la nostra salute, secondo altri, al contrario, i pericoli sono trascurabili.
Sono diversi, in effetti, gli studi che hanno evidenziato un'associazione tra l'esposizione a campi elettromagnetici e incremento di malattie.
Prima di mettersi in allarme va osservato che le ricerche epidemiologiche finora eseguite si riferiscono soprattutto a casi particolari, come l'esposizione continuata a linee elettriche di grande potenza od a antenne radiotelevisive. Inoltre le ricerche non hanno ancora individuato il possibile meccanismo biologico d'azione dei campi elettromagnetici e ciò rende questo campo di ricerca estremamente complesso. E proprio l'individuazione del possibile meccanismo d'azione sull'organismo umano è uno degli grandi dilemmi scientifici di questo ventennio di ricerche sugli effetti dei campi elettromagnetici.
A parte queste diverse tesi, sicuramente siamo di fronte a un rischio che preoccupa molto, molto di più di altri rischi ritenuti dagli esperti più importanti. La gente è preoccupata sia che abiti a 10 metri da un'antenna radio base che a 100 metri, sia che stia sopra una cabina di trasformazione che a 5 metri, sia che risieda sotto un elettrodotto ad alta tensione che a 50 metri.
È probabile che questa maggior attenzione e sensibilità, che spesso sfocia in una vera paura, dell'opinione pubblica verso il rischio elettromagnetico, derivi dalla presenza di molti elementi che influenzano negativamente la sua percezione. Innanzi tutto è un rischio poco familiare (e quindi più temuto) in quanto provocato da agenti fisici invisibili, immateriali ed impercettibili; è un rischio incontrollabile nel senso che l'individuo non si sente in grado di controllare le emissioni elettromagnetiche e quindi di condizionare il relativo evento; è un rischio incerto, dato che ancor oggi non si conoscono gli effetti con sicurezza, e tra l'altro sembra essere più elevato per i bambini (si ipotizzano soprattutto incrementi tumorali infantili); è un rischio i cui effetti sulla salute non sono immediati (almeno quelli più importanti, come gli effetti cancerogeni) ma possono essere anche a lungo termine, il che amplifica enormemente i timori; e soprattutto, in molti casi, si tratta di un rischio involontario, almeno per coloro che vivono vicino ad un elettrodotto o ad una stazione radio base e che devono subire l'esposizione ai campi elettromagnetici non avendo alcuna possibilità di evitarla (da tempo la ricerca ha dimostrato che l'avversione ad un determinato rischio tende a crescere quando questo viene imposto e non risulta equamente distribuito fra coloro che ne traggono vantaggi). Anche la scarsa propensione dei mezzi di informazione a svolgere un ruolo di corretto trasferimento di dati scientifici sull'inquinamento elettromagnetico, affrontando spesso il tema in chiave allarmistica o sensazionalistica, accentua la preoccupazione verso questo rischio.
Ma esistono anche altri motivi che contribuiscono ad accentuare le preoccupazioni dei cittadini. Tra questi giocano un ruolo importante la mancanza di fiducia verso le istituzioni e l'assenza di un'adeguata strategia comunicativa...
segue...
Paolo Bevitori 30 settembre 1999
|
 |
|