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MOLTI CITTADINI NON SI FIDANO PIÙ DELLE ISTITUZIONI anche perché diverse volte di fronte ad un rischio c'è stato un comportamento comunicativo poco chiaro, una mancanza di trasparenza ed una tendenza a minimizzarne l'esistenza.
Basta pensare, per fare alcuni esempi, al caso della mucca pazza o al caso della diossina. Non sappiamo ancora oggi con certezza quali cibi possiamo consumare e quali cibi dobbiamo evitare e se esiste, per noi, in Italia, un pericolo reale.
Anche nel caso dell'inquinamento elettromagnetico il comportamento delle istituzioni è stato più o meno simile: alle richieste sui risultati delle ricerche hanno spesso risposto con un atteggiamento di indifferenza, minimizzando il rischio, enfatizzando le carenze degli studi e ridimensionandone i risultati.
In presenza di questi atteggiamenti è naturale che il pubblico non si fidi più delle istituzioni e incominci a organizzarsi autonomamente dando vita a movimenti di protesta che rifiutano la presenza di impianti che generano campi elettromagnetici vicino alle abitazioni. Anche perché, molto spesso, è mancata un'adeguata strategia comunicativa.
Molti sono gli esempi in proposito. Si prenda il caso della telefonia cellulare: spesso i cittadini vengono a sapere addirittura al momento dell'installazione che verrà posta un'antenna vicino alle loro case. Non sanno cosa comporterà la presenza di questo impianto (caratteristiche tecniche, tipo di impianto, impatto ambientale, ecc.), come funzionerà il servizio che verrà fornito e quali saranno i benefici che il servizio potrà arrecare alla comunità, quali sono stati i motivi che hanno portato alla scelta di quel sito e il perché dell'esclusione di altri e soprattutto quali sono i possibili rischi sanitari. Spesso non sanno che esistono procedure autorizzative (parere preventivo tecnico e sanitario da parte dell'ARPA e dell'AUSL) e non sanno neppure che possono prendere visione degli atti autorizzativi. Se si rivolgono alle varie istituzioni per avere spiegazioni più dettagliate, spesso si sentono rispondere con le solite affermazioni ambigue del tipo "non possiamo fare niente perché dal punto di vista della normativa è tutto in regola", oppure "state tranquilli, in ogni caso il rischio è minimo!".
Se quando il cittadino chiede sicurezza gli si risponde in termini di normative e rischi minimi, vuol dire o che si è in malafede o che chi deve informare non ha capito per niente la questione.
Se si vuole ricreare un rapporto di fiducia con l'opinione pubblica è necessario ribadire l'incertezza delle conoscenze attuali che non permettono di dare risposte certe e nello stesso tempo dimostrare che si sta operando con la massima attenzione verso la tutela della salute e dell'ambiente. Si deve altresì adottare una nuova strategia di comunicazione che crei un'adeguata comprensione del rischio facendo partecipare attivamente i cittadini al processo comunicativo, dando loro l'opportunità di condividere le proprie conoscenze ed esperienze, e di esprimere le proprie preoccupazioni ed i propri suggerimenti.
Per i gestori dovrebbe essere una pratica usuale la comunicazione adeguata ai cittadini interessati prima della installazione di nuovi impianti, così come dovrebbe essere sempre posta una forte attenzione alle loro preoccupazioni, anche perché in genere i cittadini non hanno un atteggiamento preclusivo nei confronti della tecnologia. Si tratta di preoccupazioni legittime, che sollecitano risposte puntuali e non atteggiamenti di minimizzazione o peggio di rifiuto del problema da parte di chi deve prendere decisioni in merito.
segue...
Paolo Bevitori 30 settembre 1999
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