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ARRIVO all'areoporto di Ciego De Avila dopo undici ore di volo, sgualcita come un panno di lino. Felice della meta raggiunta pregusto un pasto caldo ed un letto accogliente. Povera illusa. Dopo tre ore sono ancora in attesa di varcare la "soglia della speranza" perché un non ben identificato ufficiale sembra aver preso il volo con il passaporto di un italiano. Il connazionale, che già si vede nelle prigioni di Fidel, non regge alla sgridata della solita biondissima hostess di terra che lo redarguisce per la leggerezza dimostrata nei confronti del prezioso documento, e si schianta su una sedia in preda ad un pianto irrefrenabile.
Passano le ore, il buon uomo giura che d'ora in poi voterà sempre per Alleanza Nazionale, la sottoscritta ha imparato a giocare a "Scala Quaranta" e i soliti nostalgici mangiano maccheroni crudi inzuppandoli in una scatola di pelati, quando ecco che si rivede il passaporto. Dove sia finito in questo tempo non è dato sapere ma al rinato signore non importa nulla, figurarsi agli altri.
Un'ora e mezza di pullman e finalmente eccomi a destinazione. Vado a letto di filato non trascurando di dare un'occhiata agli animatori di sesso maschile... non si sa mai. Decido per la castità e chiudo gli occhi pensando a dove ho messo la crema protettiva per le scottature. Mi sveglio ritemprata e vado alla finestra.
Nuvole dappertutto.
Impossibilitata a stare in spiaggia a causa delle raffiche di vento "made in Trieste", opto per la più riparata piscina e propongo agli altri delusi di affogare i dispiaceri in un Daiquiri alla fragola.
È l'inizio della perdizione.
Al primo ne succede un secondo, al secondo un terzo, al quinto cominciamo a giocare al gioco dei mimi e a ridere senza motivo, al decimo spuntano come per miracolo dei sigari grossi come cannoli siciliani.
Dall'undicesimo non ricordo più nulla.
Comincio ad entrare in sintonia con gli orari del villaggio.
Orario delle lezioni di salsa: dalle dieci di mattina in poi va tutto bene tanto qualcuno con cui ballare lo rimedi sempre.
Orario delle cibarie: a gettito continuo. Imperativo per i cuochi dalla direzione di Milano: riempi la bocca all'ospite così non si lamenta del tempo.
Scopro il Mojito, cocktail a base di rum, soda e foglie di menta: è amore al primo sorso. Il fegato batte bandiera bianca... e siamo solo al secondo giorno. Come se non bastasse continuo a rimpinzarmi di dolci e a bere come "Trinchetto". Devo trovare una scusa per litigare con la bilancia perché al mio rientro non la voglio nemmeno salutare. Visto che il sole è in sciopero quasi quasi me ne vado a L'Habana.
Alessandra Meo 6 aprile 1998
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