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IL CAMPANILE DEL MONASTERO AVVISAVA SERVI, villani e signori dell'arrivo del vespro. Ben presto tutti avrebbero raggiunto la tavola. Isabella era pronta, gli ospiti sarebbero arrivati presto e lei doveva andare ad accoglierli come era dovere di ogni figlia di castellano. Aveva saputo che uno degli ospiti, Riccardo Beaulieu, era un prode cavaliere, giovane e bello e dalle gesta famose, si diceva di lui e dei suoi uomini che avevano pranzato persino alla corte di Re Artù. Isabella, nella sua giovane ingenuità, non aveva dato importanza all'altro nobile ospite, il Signore di Roques, invitato da suo padre per un motivo a lei sconosciuto. Sapeva solo che era un uomo molto potente, dall'età avanzata e che aveva perso la moglie ed il suo unico figlio subito dopo il parto. Non si era più risposato.
Corse in fretta per andare incontro al suo dovere. Giunse all'entrata del castello e vide subito i paggi e le damigelle felici della novità e pronti a scattare al minimo cenno di uno dei suoi genitori, mentre le sorelle ed i fratelli avevano già preso il posto in prima fila allegri e gioiosi di offrire anche loro i loro servigi a tutti gli ospiti. Alle sorelle era stato riservato il compito di disarmare tutti i visitatori, ai suoi fratelli quello di togliere le selle ai cavalli. Il decantato cavaliere arrivò montando uno splendido cavallo bianco. Il cuore di Isabella cominciò a battere velocemente e quando lui la guardò facendole un sorriso lei fu colta da un momento di sbandamento dovuto all'emozione. Il giorno dopo ci sarebbe stata una gran festa e tutti avrebbero preso parte al torneo, quale evento a lungo atteso dopo il periodo di sospensione dovuto alle imposizioni della Chiesa. Niente tornei e niente guerre da novembre a febbraio. Finalmente ci sarebbe stato un po' di divertimento, giunto a proposito, per spezzare la lunga monotonia delle giornate di contadini e cortigiani. Per gli uomini era diverso, loro potevano uscire, andare a caccia, passare intere giornate all'aria aperta lavorando o divertendosi, ma a loro, alle donne, tutto ciò non era permesso ed erano costrette a trascorrere la maggioranza del tempo a casa a filare o a passeggiare nel giardino di corte. Il corno suonò a gran voce per avvisare i convitati che la tavola era pronta. A lei, sotto gli occhi vigili dei genitori e l'invidia delle sorelle più piccole, era spettato il compito di prendere il mantello del giovane cavaliere ed ora a lei spettava il compito di condurlo dai servi per fargli lavare le mani prima del pasto serale.
"Così voi siete la figlia maggiore del Signore di Leroy."
"Sì, e sono felice di essere al vostro servizio." Disse con semplice audacia Isabella.
"Spero di avere l'onore di rincontrarvi ancora, se sopravviverò a questo torneo." Il cavaliere pronunciò quelle parole con veemenza ed Isabella ne scorse il significato più profondo.
"Voi siete forte e valoroso. Sarò onorata di consegnarvi il luccio(*) quale ricompensa alla vostra gloria."
"Considero questo vostro augurio un segno di buon auspicio."
Ad Isabella ci volle poco per innamorarsi perdutamente di un giovane cavaliere di quella portata. Passò il resto della serata in idilliaca attesa al sopravvenire del giorno dopo.
La tavola era stata imbandita con una tovaglia di un candore accecante e le posate ed il vasellame erano rigorosamente d'oro e d'argento. Segno che gli ospiti erano veramente illustri. L'abbondanza delle pietanze fece il suo esordio con le minestre, i formaggi ed i patés, per poi passare alla selvaggina, al pollame e per ultimo ai pesci. La frutta fu riservata alla fine del pasto. Tutti i calici traboccavano di vini prelibati e parecchio dopo l'ora della compieta tutti si alzarono stremati dalla stanchezza e dall'abbondanza dei cibi nello stomaco.
La camera riservata agli ospiti, la più bella di tutte che come in ogni castello era situata accanto a quella del castellano, era stata assegnata al Signore di Roques. Ad Isabella quella sera fu molto difficile prendere sonno e lei e le sue sorelle parlottarono fino a notte inoltrata, eccitate alla presenza di tutti quei valorosi giovani cavalieri.
Ma la povera Isabella non sapeva che stava andando incontro ad un fato crudele. Suo padre aveva deciso proprio quella sera che l'avrebbe data in sposa, all'età di sedici anni, ad un uomo molto più vecchio di lei, per sacrificarla per il bene del loro piccolo regno. Lui ed il Signore di Roques avevano concordato di porre fine alla guerra, che si protraeva da diversi anni fra i loro due Feudi, e Isabella era stata scelta, a sua insaputa, poiché già in età da marito, a fungere da paciere. I suoi genitori avevano deciso di annunciare il lieto evento all'inizio dell'ambito torneo, mentre ora lei dormiva ignara sognando il suo amato cavaliere.
Il sole splendeva maestoso nel cielo dando risalto al tripudio di colori che decoravano gli elmi di ferro dei cavalieri pronti a battersi, anche fino alla morte. Gli scudi fiammeggiavano facendo aggettare i loro gloriosi stemmi. Una folla di cavalli e cavalieri era pronta a dare inizio al torneo. Presto ognuno di quei valorosi uomini avrebbe cominciato a sfoggiare la sua bravura con l'uso delle spade e delle lance. Isabella era seduta accanto alla madre ed alle sorelle. Mentre cercava con lo sguardo il suo cavaliere aveva notato gli occhi piccoli e ravvicinati del nobile Signore di Roques. Rimase alquanto sorpresa da tanta audacia: come si permetteva quell'uomo di guardarla in quel modo? Cercò di distrarsi facendo vagare lo sguardo alla ricerca dell'uomo che aveva stregato il suo cuore. Presto lo trovò e lui alzò la lancia verso di lei e Isabella rispose con un sorriso. Suo padre la fulminò con gli occhi obbligandola a ricomporsi da tale sfacciata ed ostentata civetteria.
Il Signore del Castello si alzò in piedi per fare il suo annuncio. Tutti rimasero in solenne silenzio in attesa di ascoltare il suo discorso di esordio che, al suo termine, fu salutato con grida di giubilo da tutta la folla. Appena il clamore si calmò egli fece cenno che non aveva ancora terminato, tutti attesero trepidamente per sapere cosa altro avesse da dire il loro Signore.
"Ed è con infinita gioia che quest'oggi, la mia consorte ed io, siamo felici di annunciarvi le prossime nozze di nostra figlia Isabella con il qui presente Signore de Roques. Come è nostra consuetudine tutti saranno invitati al suo festeggiamento. Le nozze verranno annunciate a breve termine e sappiamo fin da ora che riempiranno di gioia e divertimento la vostra vita, per qualche giorno, dando tregua alle nostre fatiche quotidiane."
La folla andò letteralmente in estasi. I contadini avrebbero finalmente potuto mangiare un po' di carne prelibata e bere vini dal gusto delizioso. Anzi ci avrebbero naufragato nel buon vino dei ricchi signori.
Isabella si sentì come ubriaca, non riuscendo a credere alle sue orecchie: andare in sposa ad un vecchio come il Signore di Roques! Ad un uomo che aveva la fama di essere un donnaiolo, sempre a caccia di cortigiane, con cui allietare i piaceri della carne tanto ammoniti dai prelati! Il fasto del torneo, le musiche, gli spettacoli e tutto il resto diventarono un rumore assordante ed i suoi occhi colmi di lacrime si offuscarono. Finse un malore per ritirarsi al castello. A festeggiamenti terminati, Isabella osò sfidare il genitore.
"Come hai potuto promettermi in sposa ad un vecchio come il Signore di Roques? Con quale coraggio mi hai fatto questo? Non voglio sposarlo, piuttosto la morte." Sentenziò Isabella al colmo dell'ira.
"Tu lo sposerai perché qui sono io che decido. So bene che preferiresti il prode cavaliere, giovane e aitante, ma ricorda, i cavalieri, anche se valorosi, sono sempre in cerca di doti per accasarsi. Gli occhi dolci non te li ha fatti di certo per amore, ma solo perché ha visto in te un bel partito. Il matrimonio con il Signore di Roques sarà invece, per te, un traguardo migliore. Diventerai la moglie di uno dei Signori più ricchi e potenti della regione. Cercherai di dargli tanti figli e vedrai che presto sarai felice."
Isabella scoppiò in lacrime e tutte le parole di consolazione della madre e delle sorelle non valsero a nulla. La sua anima sofferente e sconfitta fu costretta ad accettare la scelta del padre, Signore e sovrano del Feudo e della sua fragile esistenza.
La festa imbandita per le nozze durò per tre giorni di seguito, ma per lei furono solo amari ricordi che rimasero nella testa, annebbiati e confusi come lo era stato il suo stato d'animo. Ma ciò che non avrebbe mai potuto cancellare era il rievocare doloroso della sensazione provata la prima notte con suo marito. Quel corpo pesante dal ventre prominente, quel viso solcato da rughe profonde avevano profanato il sue esile corpo, morbido e tenero sotto la presa possente di quell'uomo che ora era diventato il suo consorte per tutto il resto della sua vita. Fino al sopraggiungere della morte di uno di loro.
Adesso non portava più le lunghe trecce bionde ai lati del suo bel viso dalla pelle candida, ora portava i capelli raccolti in una crocchia, come tutte le dame sposate e come tale cercava di comportarsi. Forse quella era l'unica consolazione, essere la moglie del Signore di un Feudo ricco e temuto per la fama della sua potenza.
continua...
(*)Al vincitore, assoluto, dei tornei medievali veniva sovente consegnato, come trofeo, un luccio, un pesce che si ritiene dotato di virtù talismaniche.
Antonella S. Martini 8 ottobre 1998
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