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Passarono i mesi ed Isabella si ritrovò il ventre sporgente nel quale cresceva, il figlio concepito con il Signore di Roques. La nausea e la pancia aumentavano di giorno in giorno a ricordarle che ben presto sarebbe giunto il momento di partorire. Per allietare le ore tediose delle lunghe giornate, Isabella, quando il marito partiva per la caccia pomeridiana, amava fare lunghe passeggiate durante le quali si soffermava spesso ad ammirare l'eleganza delle aiuole fiorite, la ricchezza degli alberi da frutto e le fontane sapientemente disseminate lungo i vari percorsi. Così, tra le chiacchiere in compagnia delle altre dame, rubava dei momenti tutti per lei nei quali cercava di riposarsi lasciandosi cullare dai pensieri che la lasciavano sognare ad occhi aperti. Per fortuna che la sera, sovente, i castellani potevano assistere alle gesta dei giocolieri o ascoltare la prosa dei trovatori che raccontavano le avventure di re Artù e dei suoi cavalieri. Il tempo passò fino al giungere del grande evento per la gioia del Signore di Roques, che presto avrebbe avuto un erede.
Il travaglio si presentò lungo ed i dolori difficili da sopportare; a mano a mano che le fitte si avvicinavano fra loro, per riprendersi dalla stremante fatica, Isabella si lasciava abbandonare a brevi colpi di sonno che l'aiutavano a recuperare le forze. Il dolore più lancinante che avesse mai subito in vita sua segnò la fine dell'ardua impresa dando alla luce un bellissimo maschietto, tutto sporco ed urlante, ma paffuto e vigoroso. Isabella, ora, era libera di pensare di nuovo a se stessa, mentre la nutrice provvedeva ai primari bisogni del futuro erede al Feudo.
I fugaci incontri che avvenivano nel letto signorile le lasciavano sempre l'amaro in bocca e ben presto Isabella venne colta dal più totale disgusto. Aveva assolutamente bisogno di porre fine a quel supplizio. Spesso si ritrovava a sognare l'amato cavaliere dal fisico giovane e possente e ben presto il suo desiderio più recondito si avverò. Il Signore di Roques allestì un grandioso Torneo per festeggiare la nascita del suo primogenito ed invitò, quale ospite d'onore, quello stesso Cavaliere, con tutti suoi uomini al seguito. Presto lo avrebbe rincontrato e lei ora viveva solo per l'attesa.
Al suo arrivo poco mancò che Isabella perdesse i sensi, tanto ne era innamorata, per sua fortuna il consorte si trovava, proprio in quel momento, a caccia e fu così che non ebbe modo di assistere a tanto appassionato gioco di sguardi. Il torneo si svolse, come sempre, con grande successo di spettatori e partecipanti. Alla fine di ogni giornata, poco prima del vespro, i giochi venivano interrotti per lasciare spazio alle medicazioni ed Isabella approfittava per offrire il suo aiuto di assistente. Fu così che ebbe occasione di prendere l'appuntamento più audace della sua vita. In fondo Isabella voleva solo vivere la sua età. Voleva consumare la vita provando il vero piacere della carne e sentire il vero pulsare accelerato del cuore.
"Al sopraggiungere della notte, quando tutti dormiranno, venite sotto la mia finestra, vi aspetterò per poter conversare con voi in assoluta intimità." Disse con un filo di voce, attenta a non farsi sentire dagli altri.
"Mia amata, cercherò di essere degno di voi e farò in modo da non lasciarmi scorgere da nessuno, non voglio di certo compromettere la vostra posizione."
Il marito di Isabella sopraggiunse proprio in quel momento e, senza volere, proruppe proprio mentre i due stavano terminando il discorso. Passarono il resto della serata a festeggiare la prima vittoria del prode Cavaliere di Beaulieu che era riuscito a battere tutti gli altri partecipanti, disarcionandoli dai loro cavalli. La fortuna aiuta gli audaci e quella sera il Signore di Roque mangiò talmente tanto da sentirsi male e così per quella notte, per non disturbare il sonno di Isabella, preferì dormire in un'altra stanza.
L'argenteo bagliore della luna illuminava la strada dell'uomo che stava per giungere a lei. Isabella restò in vigile veglia, attenta ad ogni più piccolo rumore. Ad un tratto sentì i suoi passi, il suo amato era lì, in carne ed ossa, a porgerle il suo cuore sul palmo della sua mano. Le sbarre alla finestre erano un limite invalicabile per i loro corpi, ma non per le loro parole sussurrate e colme di passione.
"Amore mio, quanto ho atteso questo momento, la vostra bellezza mi abbaglia a tal punto che non oso guardarvi troppo a lungo."
Isabella, disperata nella sua sofferente condizione di fanciulla sposata ad un vecchio ed ingordo Signore ponderò bene le parole da pronunciare al giovane innamorato che le stava di fronte. "Mio prode cavaliere, non potete comprendere quale sofferenza grava sui miei giorni e le mie notti. Solo il pensiero di potervi rivedere mi farà sopravvivere in futuro."
Fu in quel momento che tra loro si instaurò la vera complicità degli amanti, ma anche il germe della morte.
"Vostro marito è vecchio, ma è un uomo forte, il nostro amore è destinato a soffrire. Non riusciremo mai a…..". Le parole gli morirono in gola, neanche lui sapeva perché gli erano sfuggite, forse quel viso angelico e tutto ciò che esso rappresentava.
Isabella sospirò profondamente spingendo l'ardire del pensiero a tramutarsi in parole. "Se potesse morire prima del tempo."
Tali parole echeggiarono nell'oscurità della notte a spaventare i loro stessi pensieri, ma il cavaliere le accettò come se fossero state una sentenza. Aveva sperato e temuto allo stesso tempo che lei le pronunciasse.
"Mio dolce amore, non oso pronunciare il mio pensiero."
"Fatelo per amor mio." Lo incitò Isabella senza pudore.
"Potremmo aiutare il fato del vostro consorte a far avvicinare il momento del trapasso. Vi farò avere una polverina che dovrete mescere più di una volta nel boccale di vino di vostro marito e dopo diversi giorni egli sarà colto da uno strano malessere che crescerà fino ad accompagnarlo alla morte." Il cavaliere abbassò lo sguardo, non aveva il più coraggio di guardarla negli occhi. Forse aveva osato troppo.
"Aspetterò con impazienza la vostra pozione. Poi, ci uniremo per sempre." Isabella aveva pronunciato quelle parole con disarmante dolcezza e lui dimenticò tutte le incertezze che lo avevano pervaso.
I loro volti si avvicinarono fino a far congiungere le labbra per scambiarsi un tenero bacio. Da quel momento la vita di Isabella cambiò completamente. Il Torneo ebbe fine e tutti i cavalieri presero congedo dal castello e dai loro ospiti. I giorni che seguirono furono pigri come non lo erano mai stati prima.
Isabella cercava di consumare le giornate andando a passeggio con il piccolo Filippo. Il bimbo cresceva bene ed era sempre sorridente, il suo benessere era dovuto più alle cure della nutrice e delle dame di compagnia che alle sue attenzioni, ma lei non sentiva i sensi di colpa e come tutte le donne del suo rango regalava al piccolo solo qualche ora di gioco. Poi dopo qualche mese giunse il messaggero di morte mandato dal suo amante. Il fedele servitore del cavaliere la raggiunse nel frutteto, proprio durante l'ora in cui era il marito era via per la solita battuta di caccia, e le consegnò una piccola ed apparentemente innocua bottiglietta di vetro. Isabella, dopo averla ricevuta tra le mani, venne colta da un grande stato di euforia. Senza far trapelare nulla alle damigelle, lasciò loro il piccolo Filippo e corse al castello. Arrivata nella sua camera si lasciò cadere seduta sul letto pensando a dove poter nascondere la piccola bottiglia contenente il veleno. Dopo aver riflettuto decise che l'unico posto ove nasconderla fosse addosso a lei, sotto la morbida coltroncina invernale. La sera stessa, ricordando bene le istruzioni che lui le aveva dettato, servì personalmente il marito, come era solita fare durante tutti i pasti degli ultimi mesi. Aveva cominciato ad assumere un atteggiamento premuroso nei suoi confronti, dal momento che lei ed il suo amante avevano complottato la sua fine. Per somministrargli la polvere della morte aveva preso l'abitudine di servirgli il vino personalmente, non senza incontrare momenti tragici di incertezza, di paura e rimorso per quel che stava facendo. Fu così che dopo una settimana di trattamento il consorte morì. Naturalmente lei si costrinse a recitare la parte della moglie addolorata, ma la gioia del cuore fu tanto immensa che ogni sera piangeva dalla felicità di essersi liberata del supplizio di dormire a fianco dell'uomo che la disgustava fino alle viscere. Presto al suo fianco ci sarebbe stato Riccardo Bealieu e nulla li avrebbe potuti più separare.
Il Signore di Leroy si fece avanti per trovare alla figlia, rimasta vedova prematuramente, un nuovo consorte, ma questa volta Isabella si oppose fermamente alle volontà paterne manifestando il desiderio di scegliere da sola l'uomo che sarebbe diventato suo secondo marito. Il cavaliere Beaulieu giunse al castello per porgere ufficialmente tutto il suo cordoglio. Come ospite Riccardo fu invitato al commensale della castellana e come usanza gli venne offerta la camera riservata agli ospiti di riguardo, non lontano da quella della Signora del Castello. Giunta l'ora del mattinale si ritrovarono nell'intimità della camera da letto di Isabella.
"Sei felice amor mio?" Le chiese Riccardo.
"Oh! Si. Mai stata così felice in vita mia." Rispose raggiante Isabella.
"Ormai nulla potrà più separarci." Disse infine Riccardo.
Isabella e Riccardo fecero passare un breve periodo a seguito del quale annunciarono le loro nozze festeggiandole, infine, per ben quattro giorni di seguito. Tutti accolsero la felicità degli sposi con acclamato entusiasmo. Persino il padre di Isabella si accorse di aver ritrovato il sorriso sul bel volto della figlia maggiore. Ma, ahimé, la povera Isabella non era nata sotto una buona stella perché dopo un primo e felice periodo del loro matrimonio, Riccardo fu costretto a partire. Un suo amico, un Signorotto del Nord della Francia, l'aveva mandato a chiamare per chiedergli di far fronte alla ribellione di un suo vassallo che stava spargendo razzie e devastazioni nel suo Feudo. Così, Riccardo, in onore e memoria della loro vecchia amicizia accettò di offrire il suo aiuto all'amico. Partì pensando fosse la sua ultima avventura, ma durante una delle spedizioni punitive cadde preda di un'imboscata perdendo la vita.
Isabella pianse per mesi e mesi il suo perduto consorte, ma in cuor suo pensò che quella doveva essere stata la punizione ricevuta da Dio per aver inflitto la morte al suo primo marito.
Antonella S. Martini 8 ottobre 1998
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