trucco!
trucco! STRADANOVE il settimanale digitale
trucco!
Lezione di francese, ovvero: come sciupare una mattinata in maniera utile
Un racconto di Franco Brain

trucco!
Cinema
trucco!
CyberNews
trucco!
Dura Lex
trucco!
Fumetti
trucco!
Graffiti
trucco!
Libri
trucco!
Musica
trucco!
Teatro
trucco!
VIPs
trucco!
trucco!

La torre Eiffel trucco! QUANDO CI SI SENTE DIVENTARE UN PO' ROMANTICI, si pensa subito - chissà perché - a Parigi e alla Francia. Nel nostro immaginario affresco dei sentimenti, infatti, la Francia occupa un posto di primissimo piano. La colpa di tale cliché (consentitemi il francesismo) è sicuramente del cinema, anzi del "cinemà", soprattutto di quello hollywoodiano.
    E' stata la cosiddetta "fabbrica dei sogni" a inculcarci l'idea che Paris is for Lovers. Di conseguenza, per molti di noi (gli ignoranti, i villici), Parigi è sinonimo di amore e romanticismo, oltre che di avventure erotiche. Io non ho potuto ancora stabilire la veridicità di questa strana credenza, ma di sicuro c'è che, alla fin fine, tutti i cliché - o quasi tutti - si rivelano esatti.
    Comunque sia, l'anno scorso mi sentivo alquanto romantique e decisi perciò di andare a trascorrere una settimana o giù di lì nella bella Parigi. Il problema maggiore consisteva nella lingua. Il francese, come già mi rendevo conto, è tutt'altro che facile. Così, quando lessi sul giornale un annuncio che diceva: 'Imparare il francese in 4 ore!!! Infallibile metodo di M.me Laloux...' eccetera eccetera, mi iscrissi prontamente al corso. Imparare il francese in sole quattro ore? Uhm... Le referenze di questa signora Laloux non erano certo di poco conto: Madame - come volle spiegarmi lei stessa al telefono - può vantarsi di aver dato lezioni private a molti insigni personaggi; tra gli altri, diversi onorevoli ed eminenze grige e scariati attori celebri chiamati a dar prova della loro arte in coproduzioni italo-francesi.
   Il grande Arco della Defense trucco! Il corso costava ben centocinquantamila lire, e io finii in qualche modo per convincermi che non sarebbe stata una somma buttata via dalla finestra. Anche se... in quattro ore? Io imparare una lingua straniera in sole quattro ore? Pas de chance. Ma val la pena provare. Dunque, vado. A dispetto del nome che porta, Madame Laloux ha decisamente l'aspetto di una signora nostrana, oltre a un lieve accento che ne tradisce i trascorsi sicuramente romaneschi o comunque di Ciociaria.
    La classe è costituita da ben ventisei donne e due soli uomini. Uno dei due maschietti sono io, ovviamente. L'altro è un signore sui quaranta venuto principalmente per solidarietà con la moglie, tanto per tenerle compagnia. Quattro ore: ciò significa una mattinata intera, dalle nove all'una.
    La prima ora, Madame la sciupa trascrivendosi con lentezza snervante l'indirizzo e il numero di telefono di ognuno dei partecipanti, e nel chiedere poi - ma più celermente - una cifra extra di quindicimila lire per venti fogli di carta bianca e un raccoglitore (o 'registratore') di cartoncino leggero: materiale comunissimo per cui in una qualsiasi cartoleria avremmo pagato sì e no duemila lire. Le audiocassette cui aveva accennato al telefono invece non ce le consegna: "Quelle fanno parte del corredo didattico di chi vuole approfondire la conoscenza della lingua prendendo lezioni private", ci dice. Il suo indirizzo è scritto su un biglietto di visita allegato al "materiale diL'arco di trionfo trucco! lavoro". Sul biglietto è segnata anche la tariffa per queste sue lezioni private: "dieci unità di studio" costerebbero cinquecentomila nette.
    Però!, penso, ammirato. Madame ha un senso sviluppato per l'argent.... Lo ha, sì. Prova ne sono i bracciali e le collane che le cingono i polsi e il collo. Sono perciò un po' stupito nel vederla mettersi a litigare con una delle scolare per via di una banalissima penna. "Mi restituisca la bic!" esclama Madame. "Appartiene a me." "Che cosa?" protesta la scolara, offesa. "Questa me la sono portata io da casa!"
    Alle dieci finalmente s'incomincia. Assurdamente, la prima cosa che ci tocca apprendere è che il cervello umano non è assolutamente in grado di assimilare una lingua straniera in così breve tempo. "Secondo alcune ricerche compiute di recente, il nostro cervello può memorizzare duemila, al massimo tremila nuovi vocaboli nello spazio di una settimana", ci riferisce la nostra insegnante, a scanso di equivoci. "Ma", aggiunge, "per fortuna ci sono io." Sì, per fortuna c'è lei, Madame Laloux, con il suo speciale procedimento didattico che lei ha finanche fatto patentare. "Contrariamente a molti libri d'insegnamento, la mia strategia è di andare subito al sodo, e, attraverso associazioni sintattiche e analogie concettuali, rendo l'apprendimento del francese très facile... ehm, molto facile."
    Beh, nel suo metodo non c'è nulla di nuovo o di particolarmente originale, mi dico. O, se ha una certa originalità, è la stessa originalità di una baguette vecchia di due giorni. La seconda cosa che c'insegna è che dobbiamo sempre usare la formula: S'il vous plaît, Madame. S'il vous plaît, Monsieur. Molti dei presenti conoscevano già questo modo di dire, così come quelli che seguiranno subito dopo. Parigi trucco!Il risultato è che alcuni di noi diventano visibilmente nervosi, anche perché Madame fa continuamente schioccare le dita come se si trovasse al cospetto di scimmie da ammaestrare, o di nani dell'intelletto.
    Ben presto mi accorgo che il problema principale è che noi tutti dobbiamo ripetere in coro le espressioni-base da lei recitate a voce alta: una confusione bestiale! Vocaboli notissimi a chiunque, quali Dictionnaire, Garçon, Cabaret, Agence assumono nella caterva di voci un suono duro, improbabilissimo. Assomigliano a spezzoni di un idioma teutonico o slavo, anziché al Français vero e proprio.
    L'altro problema è che Madame Laloux non si perita di rimproverare i meno bravi, impiegando una severità secondo me eccessiva. E così accade che, ad un certo punto, una giovane donna (la stessa con cui Madame aveva litigato per via della penna) si alza di scatto e punta verso l'uscita, paonazza in volto. Girandosi verso l'allibito auditorio, la scolara ribelle spiega: "Mon Francais è tropp bon pur sett nivò." "Non ci ho capito un'acca", replica la Laloux, papale papale. Alcuni dei partecipanti ridono alle spalle della disgraziata che ha deciso di gettare la spugna, augurandole:Notre Dame de Paris

<!--questo serve a distanziare l'immagine dal testo-->

<IMG SRC= "Bon soir, Mamsell." Bon soir? Hanno detto davvero: Bon soir? A quest'ora del giorno?
    Madame Laloux sospira. Non mi sorprende affatto che le siano venuti prematuramente i capelli bianchi. Et voilà - credo di indovinare il suo pensiero -, et voilà, ecco di nuovo una scolaresca di asini. Rassegnata, ci dice: "Lo so che il francese è difficile anche per vous italiani." E c'è un sottotono offensivo nella parola "italiani". "Si tratta, per l'appunto, di una lingua ostica. Ma dovete concentrarvi, impegnarvi di più..."
    Coerentemente al suo metodo pratico, ci porta degli esempi applicabili alla vita di ogni giorno. Così, impariamo come bisogna ordinare al ristorante, come bisogna chiedere qual è la linea del metro per raggiungere Place de Clichy o Montparnasse, come si chiede una determinata via... Ciascuno di questi esempi viene ripetuto in coro dall'intera classe, e sembra di udire degli extraterrestri ubriachi. "Importantissimi sono i numeri in francese", continua imperterrita Madame. "Ottanta si dice quatre vingt dix : quattro-venti-dieci. Se apprenderete la logica insita nel sistema di numerazione, farete un passo in più nel capire il carattere non solo della lingua, ma anche quello dello stesso popolo francese."
    "Quattr vint dì", ripete una biondina occhialuta seduta al primo banco. "A-ah. Comprì." "Ottimo accento, brava", la loda Madame Laloux.Le sacre coeur trucco! "Lècc cuel" sussurra una donna di evidente origine settentrionale qualche fila più indietro. Improvvisamente la Laloux si rivolge al sottoscritto. "Lei... sì, lei, laggiù in fondo. Mi dica: come si rivolgerebbe a un passante, se vuol chiedergli un'informazione?" Colto di sorpresa, oltre che irritato dal suo ritmico schioccare di dita, balbetto: "Messiè, s'il vù plè..." "Già, già", rimastica dubbiosa Madame.
   Poi prosegue la lezione inculcandoci altri vocaboli secondo lei utilissimi: en bas (perché a Parigi le toilette si trovano spesso sottoterra), vieille (perché il metro della capitale francese è alquanto vecchio e malandato), Avez-vous une chambre pour deux personnes? (al concierge di un hotel)... E con ciò arriviamo al romanticismo, o - meglio - alle avventure erotiche. Ma intanto sono le undici e quaranta e Madame ha un'aria stanchissima.
   "D'acord", dice rivolta alle ragazze e alle signore presenti. "Mettiamo che un bell'uomo vi rivolga la parola: voi che fate?" Risatine generali, corredate da svariati "Porquoi non?" e "Magari!". "E' semplice. Gli date il numero di telefono del vostro albergo e gli dite: Mon restaurant préferé est Maxim's. Se invece non volete essere infastidite, gli dite: Foutez moi la paix." Foutez moi la paix significa: "Lasciatemi in pace", questa è una cosa che capisco anch'io. Ma l'altro maschietto presente nell'aula ha evidentemente frainteso. Lo sento borbottare, allibito: "Foutez?... Foutez nel senso di "futé" o cosa?"
    Intanto si è già fatta quasi l'una e la Laloux, forse per lasciare in noi un'impressione favorevole, l'impressione cioè di non aver sciupato i nostri soldi e il nostro tempo, ci bombarda di frasi con rinnovata energia: Où est votre passeport? (alla dogana). Les Champs Elysées, s'il vous plaît (attrazioni turistiche). Je voudrais changer mes Lires (alla banca). Combien coute cette robe de Chanel? (shopping). Où sont les toilettes? (in caso di bisogno). Insomma, tutte banalità che avremmo potuto apprendere meglio e con molta più calma tramite un qualsiasi manuale di conversazione. Così invece le dimenticheremo non appena messo il piede fuori dall'aula. La strategia di Madame è davvero semplice: "Non bisogna preoccuparsi di fare errori", ci dice, incoraggiante. "Gli errori ci sono appunto per essere corretti." Ciò che purtroppo non ci rivela è che i francesi, e i parigini in primo luogo, sono poco tolleranti con chi non padroneggia la loro lingua. In effetti, molti dei partecipanti al corso di Madame Laloux avranno una brutta sorpresa quando si recheranno in vacanza Oltralpi... Ite. La messa è finita.
    Evidentemente sollevata, Madame Laloux (o quale altro sia il suo nome) ci saluta a uno a uno ritta accanto alla soglia, con un pallido sorriso à la Cathérine Denoux (si scrive così?) che le rischiara la faccia. Ognuno di noi se ne esce tenendo sotto il braccio la ridicola cartelletta imbottita di fogli rimasti in gran parte immacolati.
    Sul corridoio, mi ritrovo a camminare dietro all'unico altro rappresentante del mio sesso. Vedo che ha ancora sul volto un'espressione incredula. Ad un tratto lo sento chiedere alla moglie: "Foutez? Ma si può dire? Non è troppo... spinto?"

brainfranco@geocities.com  1 ottobre 1998

trucco! trucco!
Archivio
trucco!
Info
trucco!
Scrivici
trucco!
Torna su
Aiutaci a migliorare: dai un voto a questo articolo!

Ottimo
Buono
OK
Scarso
Pessimo
Bleah!


Send me!
Manda questa pagina ad un amico

trucco! Home
trucco!