I VERI PERDENTI ESCONO SEMPRE SCONFITTI, anche di notte: si trovano chiusi in un vicolo cieco, un vicolo di desolazione dal quale, nonostante gli sforzi, non riescono ad uscire.
Ascolto il fragoroso silenzio notturno.
Tutto tace, ma rumori insistenti e infiniti mi impediscono di chiudere occhio.
Lacrima il rubinetto in cucina: DROP... DROP... DROP... Ritmo regolare, una goccia per ogni secondo scandito dall' antica sveglia sul comodino. Dentro la mia testa un martello pneumatico ha deciso di battere ininterrottamente da un paio d' ore e a nulla è valsa l'aspirina che ho preso prima di andare a letto. Di fuori una fitta pioggia batte sui vetri della finestra impolverata e poi scende giù, giù, rigandola. Un forte vento urla, scuotendo le veneziane socchiuse fino a spalancarle. Mi avvicino, guardo di là dalla lastra trasparente; davanti a me, increspato e selvaggio, il mare: onde si infrangono contro la scogliera.
Ripenso a stamattina, a quel bastardo di Ferretti... E io, idiota, a fidarmi di lui e chiedergli se poteva andare avanti con quella pratica che non avrei fatto in tempo a finire: dovevo immaginare che avrebbe combinato quel casino, non ne fa mai una giusta, quel deficiente...
Naturalmente, quando il direttore è venuto incazzato nero nel nostro ufficio, lui se ne è stato ben zitto e mentre il capo sbraitava, invece di prendersi le sue responsabilità sottolineava i rimproveri con sguardi di compatimento che mi rivolgeva neanche tanto sommessamente, come se quel mare di cazzate le avessi fatte io...ruffiano di merda!
E io, mica potevo dire di essere rimasto indietro col lavoro e che quindi quella maledetta pratica non la stavo seguendo ormai da una settimana...
Neanche mi ha chiesto scusa; anzi quando il boss se n'è andato, ha cominciato a ridere come un matto e a prendermi in giro...Ma se mi vengono i cinque minuti, domani lo disintegro, quell' imbecille!
D'improvviso un boato, un tuono; poi un lampo squarcia il cielo nero catrame, provocando un bagliore e illuminando a giorno l' intero quartiere.
Il mal di testa aumenta, sembra che da un momento all' altro debba scoppiare...
Avrei dovuto bere meno alla festa di Alessandro, stasera. OK, ero ancora nervoso per quanto era successo in ufficio, ma non avrei dovuto isolarmi e attaccarmi alla spina, ignorando tutti gli altri, che erano sì un po' stronzi, neanche mi hanno chiesto cosa avevo, però anch'io, non è che mi sia comportato troppo bene...Certo però, neanche loro... E quel Luigi, che mi passava e ripassava davanti ridendo come uno sfigato, farfugliando chissà quali idiozie nell' orecchio della sua ragazza, all' apparenza ancora più scema di lui... L' ho sentito chiedere ad Ale se avessi dei problemi... Sarà meglio che non lo incontri più, altrimenti i problemi ce li avrà lui!
Cazzo, cosa sono tutti questi rumori??? Non riesco a chiudere occhio!
Mi domando come faccia la gente a dormire con tutto 'sto casino.
Stanco, ma senza sonno, decido di uscire. Non prendo l'ombrello: amo l'acqua scivolare dai capelli e segnarmi il viso, mi dà un senso di libertà e potenza che non credo di riuscire a spiegare.
In piedi, alla fermata del tram, aspettando il 51 notturno.
Osservo la fila degli stakanovisti del sesso a pagamento, pazientemente incolonnati nell' attesa forse vana e illusoria di un' ora di forti emozioni.
"Certo che quelli non li fermerebbe neanche il diluvio universale", penso, attraversato da un pericoloso senso di angoscia da scacciare al più presto.
Passano pochi minuti e un ammasso di ferraglia arancione si avvicina e accosta il marciapiedi. Lo riconosco: è il famigerato 51 notturno, che da oltre vent' anni scarrozza da un' estremità all' altra della città quelli che non vogliono andare a dormire, oppure non ci riescono e decidono di andare a zonzo. Dalle condizioni in cui versa si direbbe che da vent' anni è sempre lo stesso: sarò fortunato se non mi tocca spingere...
Monto e mi scopro unico passeggero, mi sistemo in fondo e guardo fuori. La strada è sconnessa, vengo sballottato da tutte le parti anche a causa della guida isterica e svogliata del conducente.
I fiumi di birra tracannati a casa di Ale si agitano minacciosi nel mio stomaco gorgogliando pericolosamente.
CONTRAZIONI.
brusca frenata.
CONATI DI VOMITO.
"Capolineaaa! Ma... CHE CAZZO FAI?!?... Bleaaah... Ma che schifooo!!! Alcolizzato! Teppista! Drogato! ALCOLIZZATO-TEPPISTA-DROGATO!!! Dovresti vergognarti! Ma pensa te che gente..."
Se solo potessi rispondere, dire qualcosa...No, troppo impegnato a rimettere... E mica mi aiuta il cocchiere-testa -di- cazzo! Si preoccupa solo per sè e per il suo fottuto ferrovecchio!
"E chi pulisce adesso?", urla,"Te lo dico io: tu pulisci! Guardami: là c'è il secchio, lo straccio, lo spazzolone... L' acqua la puoi prendere dal lavello, nell' autorimessa. Adesso prendi la pompa e..."
"... E te la dò in testa!", penso tra me e me.
Ma non dico niente, non ne ho la forza. Così prendo secchio, straccio e spazzolone e sotto lo sguardo vigile dell' autoritario autista, probabilmente un tantino frustrato, comincio a pulire.
Finito il lavoro, metto tutto nel garage e me ne vado senza salutare.
Sono le sei e quaranta e in cielo c'è l' arcobaleno. Un tiepido sole primaverile mi si leva di fronte e io gli cammino incontro.
Sembra la scena finale di un film, invece me ne sto solo andando a dormire.
Mauro Di Natale 20 aprile 1998