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SIAMO SEMPRE AL PALASPORT DI SALSOMAGGIORE
dove si stanno tenendo le ultime prove per le tre serate
televisive di Miss Italia in onda su Raiuno il 3, 4 e 6 settembre a partire dalle 20.50. Ora
siamo in compagnia di D'Alessio Raoul, il direttore artistico di Miss Italia.
Ciao, Raoul, innanzi tutto come si diventa direttori artistici di Miss Italia?
Lo si diventa principalmente avendo un curriculum professionale variegato. Si deve essere coreografi,
registi, autori, sceneggiatori e soprattutto supervisori di quelle che sono le manifestazioni. Quindi si deve
iniziare dalle selezioni provinciali, poi quelle regionali per arrivare agli eventi nazionali come le prefinali e
le finali che stiamo facendo. Si deve conoscere a 360° tutto quello che è il mondo che ruota attorno a
questo grosso evento che è Miss Italia.
Questo lavoro come lo hai iniziato?
L'ho iniziato all'età di dodici anni facendo teatro. Ho iniziato come scenografo, ma la
scenografia non mi soddisfaceva abbastanza, pertanto sono passato a fare corsi di regia e sceneggiatura
cinematografica, e poi sono passato alla moda, all'alta moda anche internazionale, per esempio in
Giappone, e alla fine mi hanno chiamato, reclutato per questo evento che è cresciuto negli anni e di cui io
mi occupo da ben quindici.
Per la tua carriera, tra fortuna e bravura cosa ha contato di più?
Non voglio essere presuntuoso, ma la fortuna non fa parte del mio carattere, della mia personalità.
C'è tanto impegno e spero anche bravura.
Qui a Miss Italia che tipo di lavoro c'è?
Nella fase finale, con un'organizzazione abbastanza professionale come quella della struttura del
dott. Mario Maffucci quindi di Raiuno, sicuramente c'è un lavoro già molto più riduttivo visto che
c'è uno staff professionale di alto livello, mentre nelle prefinali, nelle fasi organizzative,
l'impegno e la fatica sono incredibilmente alti.
La cosa che preferisci di Miss Italia?
La cosa che mi ha spinto dal cinema, ma anche dalla moda stessa a dedicarmi molto a Miss Italia è stato
sicuramente il personaggio che
la gestisce e che io ho nel cuore, che stimo, di cui rispetto gli stessi principi
e il modo assolutamente particolare di lavorare: Enzo Mirigliani.
Cosa invece non ti va a genio?
Purtroppo in tutte le cose c'è qualcosa che ti piace di più e qualcosa che ti piace di meno. A queste
ragazzine che vengono da tutta Italia con tanti sogni nel cassetto, mi piacerebbe regalare un momento
meraviglioso, sempre più gratificante, sempre più educativo, formativo. Ecco, questa è la parte più difficile
e ci dobbiamo ancora riuscire appieno e spero, con grande umiltà, di far raggiungere al meglio tutti questi
obbiettivi.
Quanto è difficile gestire cento ragazze?
Gestire cento ragazze a Salsomaggiore è sicuramente difficile, ma lo è molto di più duecentoquaranta
nelle prefinali nazionali. E' difficile perché le ragazze sono inesperte, sono ragazze giovani, però è
possibile perché oramai il livello di intelligenza e di cultura è alto quindi questo facilita e aiuta tutti.
Miss Italia nel tempo si evolve. Sembra che piacciano sempre più ragazze acqua e sapone, le grandi forme
sembrano essere andate giù di moda. Che ne pensi?
In Italia ormai è cambiata la cultura, il costume sociale, quindi è cambiato anche quello che è
l'aspetto fisico, quelle che sono le caratteristiche fisiche. Però ho visto che è un cambiamento
sereno, tranquillo, che segue le evoluzioni socioculturali normali della nostra società. Quindi nulla di
particolare.
Allora Miss Italia che tipo di realtà rappresenta per l'Italia?
Per me Miss Italia, in questi quindici anni che me ne interesso, ha sempre rappresentato proprio la
gioventù femminile italiana in fase di crescita quindi di formazione, ma anche delle future donne che
vivranno la loro esperienza come mogli, come madri.
In un concorso del genere, il direttore artistico di che cosa va più fiero?
In questo ambiente, in questo habitat, il compito del direttore artistico è quello di presentare, agli occhi
degli altri e soprattutto agli occhi degli addetti ai lavori, dei giornalisti, dei fotoreporter, dei cameramen,
queste ragazze sì acqua e sapone, sì rappresentative dell'Italia, ma anche ragazze che hanno la loro
personalità, il loro rispetto e soprattutto la loro classe, la loro dignità come donna.
Il sei settembre finirà tutto. Cosa ti rimane ogni volta da questo tour de force?
Come ogni evento che si fa con passione, con affetto, con attaccamento, è chiaro che alla fine c'è
un po' di tristezza, un po' di malinconia. Ma quest'anno, la cosa che mi è piaciuta
di più, è che il rapporto che siamo riusciti ad avere io e tutta l'organizzazione con le ragazze, è
stato un rapporto veramente amichevole e sereno.
Negli ultimi anni, ma soprattutto in quest'ultimo, una volta eletta Miss Italia, di lei non se ne sa più
quasi nulla, questo un po' a dispetto del grande interesse sempre più crescente durante lo svolgersi
della manifestazione. Perché?
Sicuramente durante il periodo dell'elezione e subito dopo, l'interesse è molto alto, e
chiaramente essendosi alzato tantissimo il livello, c'è un calo inevitabile come in ogni
manifestazione dopo qualche giorno e quindi non si ha questa impressione di successo che l'evento
magari potrebbe far sognare, immaginare. Però le miss non scompaiono, rimangono comunque nella storia
del costume italiano e comunque hanno la loro fetta di successo e poi, ovviamente, ogni miss ha la propria
personalità, caratteristica e capacità.
Novantanove ragazze se ne torneranno a casa. Comunque per loro sarà stata un'esperienza.
Secondo te cosa rimane loro di questo concorso?
Ecco, è questo lo spirito che vuole Enzo e che io amo come art director, cercare con molta umiltà di
trasmettere loro che il tutto rimanga un bel gioco, un gioco di grande livello, di grande qualità, ma
soprattutto un'esperienza che sia di aiuto per gli eventi della loro vita. Questa esperienza per loro è
veramente incredibile.
Questa la trovi una generazione cambiata rispetto a quelle di qualche anno fa?
La trovo assolutamente cambiata. E' incredibile, ma i tempi cambiano sempre più velocemente,
anche le ragazze sono cambiate. C'è sempre però qualche caso un po' particolare, ma
questo è statisticamente umano. Ho notato che c'è veramente una positività di fondo in tutte ed è
veramente più semplice e gratificante anche lavorarci.
Si, è proprio vero. Ciao e buon lavoro!
Ciao, anche a te!
Domenico Pacifico 03 settembre 1998
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