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ERANO GLI ANNI SETTANTA.
I Dj's delle Black Radios di New York inventavano il talk over, la presentazione dei dischi con sovrapposizione di parlato, e contemporaneamente alcuni "Last poets", cantastorie metropolitani, inneggiavano all'orgoglio nero (blackness), con uno stile a metà tra parlato e cantato, su tappeto musicale di sapore jazzistico. E nacque il Rap.
Già da subito si distinsero due ruoli, il Dj e l'Mc. Il Dj curava la base musicale e si serviva di strumenti come il campionatore e il giradischi per fare gli scratch. Invece l'Mc, il Master of Ceremonies, improvvisava rime sulla base musicale.
Primi movers del fenomeno furono Grandmaster Flash e Melle Mel, che cantavano senza scopi politici. Primi rappers ideologi del black power furono i Public Enemy e gli Africa Bambaataa.
Questi i capostipiti della East Coast. Creando lo stile hip- hop sovrapponevano lo stile vocale rap a una base musicale ritmata di derivazione funky.
Con gli anni '80 il fenomeno si espanse e approdò sulla West Coast, la California. Da qui uscivano i NWA (Niggers with Attitude). Allo stesso tempo il rap usciva dal ghetto con i Beasty Boys e raggiungeva il pubblico europeo con "Walk this way" degli Aerosmith in una versione con voce di Steven Tyler e il rapping dei Run Dmc.
Questa fu la prima commistione fra il rap e altri generi musicali. Da quest'esempio nacquero altri ibridi che hanno sfaccettato il panorama musicale hip- hop.
Con "Fuck the police" dei NWA nacque il gangsta rap, oggi detto G-Funk, che innesta liriche violente, esplicite e misogine su ritmi lenti e melodici. Dall'incontro col Jazz nacque il Jazz-rap. Antrax e Public Enemy collaborarono poi dando vita al rap-metal. In Jamaica la fusione di hip-hop e raggea generò il ragamuffin. Rap e Blues hanno dato vita all' Rnb.
Roberta Russo 21 maggio 1998
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