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Intervista a Paolo Romiti, WWF Lombardia
L'Italia con il nuovo decreto ha una delle legislazioni più avanzate (...) Bisogna vedere come sarà recepito a livello regionale
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trucco! LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DA NOI INTERPELLATE HANNO dimostrato un vivo interesse verso l'inquinamento da onde elettromagnetiche. Trattandosi di un fenomeno emerso solo negli ultimi anni e data la scarsità di informazioni a ogni livello, molti progetti sono ancora in studio. Quelli esistenti cercano invece di portare i cittadini a conoscere il problema, senza però creare inutili allarmismi. LegAmbiente ha aperto due appositi sportelli, uno a Roma (tel. 06/862681), seguito da Lucia Fazzo, l'altro a Milano (tel. 02/70632885), seguito da Enzo de Sanctis. Quest'ultimo è aperto tutti i mercoledì dalle 14,30 alle 17,40.
   Abbiamo intervistato Paolo Romiti, del WWF Lombardia. Attivista molto attento al nuovo tipo di inquinamento, da autodidatta ne ha acquisito una profonda conoscenza sia dal punto di vista normativo che scientifico.

Da quanto tempo si parla di elettromagnetismo?
   In Italia effettivamente si è iniziato a discuterne da poco. In modo approfondito penso anche grazie alle associazioni ambientaliste e comitati cittadini che hanno iniziato a chiedersi se i campi elettromagnetici possano avere effetto sulla salute o comunque qualche conseguenza. In questo ultimo periodo, legato al proliferare delle antenne, viene molto più sentito. In generale, a livello internazionale, la cosa è abbastanza recente, ma ci sono studi, soprattutto per quanto riguarda i cavi dell'alta tensione, almeno da una decina di anni. Soprattutto nei paesi del Nord Europa.

Ambientalisti e cittadini si sono già attivati, ma qual è il punto per le Istituzioni?
   L'Italia con il nuovo decreto ha una delle legislazioni più avanzate. Dopo di che bisogna iniziare a parlare dell'applicazione. Il decreto è appena entrato in vigore e sarà argomento di discussione per i prossimi mesi. Bisogna vedere come sarà recepito a livello regionale.

Nel frattempo qual è la direzione intrapresa dal WWF?
   Per il WWF non è problema ancora sviscerato completamente per cui sappiamo bene come muoverci. Il WWF Italia punta sull'attività di informazione, sono stati organizzati convegni e anche la proposta di legge da cui è nato il decreto si è basata in larga parte sul lavoro delle associazioni e in particolare del WWF. Il tema per noi più urgente è la sensibilizzazione e un'informazione corretta, senza suscitare isterismo. L'elettrosmog è da affrontare con molta cautela. Molti hanno già provocato allarmismi inutili.

Ci sono interessi alle spalle?
   Sull'isterismo non vedo particolari interessi, molte delle volte è una persona che si trova l'antenna piazzata sulla casa, a volte in maniera improvvisa. Un buco da coprire è quello che dovrebbero fare le istituzioni pubbliche e le stesse aziende. Fare una campagna che informino i cittadini dei reali pericoli. Devono fare un'informazione corretta basata su studi effettivi, che non possiamo fare noi del WWF o altre associazioni.

È in corso qualche progetto da parte del WWF?
   In Lombardia si sta predisponendo un censimento delle realtà coinvolte da elettrosmog, per il momento solo a Milano, poi anche in altre località. Questo censimento riguarderà non solo le antenne, ma anche gli elettrodotti, al cui riguardo c'è maggiore conoscenza scientifica. I primi studi sull'alta tenzione sono iniziati nel 1979, quelli sulla telefonia cellulare solo dal 1992/93. C'è poi da distinguere fra basse e alte frequenze.
   A livello nazionale ci stiamo invece perché il decreto Ronchi venga applicato in tutte le regioni. Ci sono inoltre, per quanto riguarda le basse frequenze, attività di lobby. Un decreto del 1995 ha permesso all'Enel di risparmiare 18000 miliardi non obbligandola più ad attività di risanamento. Giudichiamo comunque importante che l'opinione pubblica si sia interessata a questo problema.

E per il futuro?
   Con la liberalizzazione del mercato della telefonia pubblica ci aspettiamo un aumento costante del numero di ripetitori. Ci auguriamo una istituzione di una authority che non solo controlli, ma anche finanzi la ricerca e soprattutto una corretta informazione. Tanto più che i decreti attuali si basano solo su dati scientifici non ancora approfonditi, passati attraverso commissioni e subcommissioni. È anche il caso che le istituzioni pubbliche diano il via a una mappatura del territorio.

Matteo F.M. Sommaruga  25 febbraio 1999

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