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La terapia genetica delle disfunzioni erettive
Maurizio Bossi propone all'attenzione dei lettori di StradaNove un passo tratto da La Pera, Le cure della felicità, Mondadori, ottobre 1998
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trucco! SARÀ POSSIBILE FARE ALL'AMORE FINO A CENT'ANNI e anche più? La moderna tecnologia genetica, se il Padreterno ci concederà la necessaria salute e lucidità mentale, potrebbe in un futuro molto prossimo consentirci di fare all'amore all'età di Matusalemme. Gli esperimenti già realizzati sui topi hanno dimostrato che un ratto anziano, dopo un trattamento genetico per indurre l'erezione, può avere le stesse prestazioni sessuali di uno giovane, e in alcuni casi può fare anche meglio.
   Non stiamo parlando di un'idea futuribile frutto della fantasia di uno scienziato stravagante, ma di qualcosa che, almeno nell'animale, è già stato realizzato. L'applicazione all'uomo è dunque imminente e relegherà il Viagra nel dimenticatoio. 1 passaggi tecnici sono due: uno di ordine etico, l'altro di trasferimento sull'uomo della tecnologia impiegata sull'animale.
   Il principio su cui si basa questa terapia parte dalla conoscenza della fisiologia, cioè dalla scoperta che l'ossido di azoto prodotto dalle cellule dei vasi sanguigni e necessario per avere l'erezione ha origine da un gene, che può essere preso e impiantato nel pene, dove inizia a produrre le proteine necessarie per arrivare alla sintesi dell'ossido di azoto stesso.
   Il pene si presta bene a questo tipo di terapia perché, essendo un organo "esterno", può essere trattato senza dover ricorrere alla somministrazione generale. È infatti sufficiente pungerlo e inoculare, con una semplice iniezione, il materiale genico direttamente nei corpi cavernosi.
   Al momento, sono stati effettuati con successo esperimenti sia alla UCLA di Los Angeles, sia all'Albert Einstein di New York. 1 frammenti di DNA contenenti i geni responsabili della produzione di ossido di azoto sono stati veicolati nel pene, dove hanno iniziato ad agire. È stato calcolato che sarebbero sufficienti, almeno nell'animale, una o due punture all'anno per mantenere la stessa produzione di ossido di azoto del pene di un giovane.
   I risultati sorprendenti di questa cura ormai imminente potrebbero risolvere in maniera definitiva gran parte dei problemi relativi all'uso delle terapie fino a oggi conosciute per la disfunzione erettiva. La terapia genetica, infatti, dovrebbe agire solo localmente, senza effetti collaterali sistemici sul cuore o su altri organi, e soprattutto dovrebbe essere "fisiologica", limitandosi a riparare un meccanismo già presente nel pene.
   Questo semplice fatto, che dovrebbe portare impensabili benefici nel campo della disfunzione erettiva, pone tuttavia nuove domande che vanno a rinfocolare le accese polemiche relative al desiderio dell'uomo di vivere oltre i limiti imposti dalla natura. Uno scenario riguardo al quale non è ancora possibile dare risposte certe, ma su cui è necessario cominciare a discutere per non farsi cogliere del tutto impreparati.

tratto da La Pera, Le cure della felicità, Mondadori, ottobre 1998
22 ottobre 1998

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