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![]() COMUNE DI COPPARO (FE) Il cartellone della stagione teatrale 2000-2001 ![]() |
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Martedì 9 Gennaio 2001 La Vedova Allegra ha attraversato tutto un secolo di cambiamenti profondi eppure il suo successo non si è mai appannato ed è sicuramente destinato a rinnoversi nel terzo millennio. Ed ecco allora il primo allestimento italiano del nuovo millennio: una Vedova Allegra con tanta voglia di vivere, spavalda e piena di sogni, ambientata negli anni '50. Ricordate Grace Kelly e Ranieri di Monaco?... Ricordate Tyrone Power e Linda Christian?... E a farvi ricordare tutto ciò sarà un allestimento di grande impatto spettacolare con una grande scenografia e splendidi costumi. Corrado Abbati cura l'adattamento e la regia di questo spettacolo indimenticabile: una Vedova Allegra diversa, consapevole, felice che nasce con la collaborazione di un patner prestigioso quale il celebre Festival dell'Operetta di Trieste. Mercoledì 17 Gennaio 2001 Immaginiamo di arrivare al mare al sorgere del sole. Quando il primo raggio di luce riesce a scavallare la linea dell'orizzonte vediamo la spiaggia. Al secondo raggio si profila l'ombrellone, leggermente inclinato a sinistra nonostante la totale assenza di vento. Il terzo raggio serve ad illuminare un frigo portatile della Moplén, per metà conficcato nella sabbia a due metri dall'ombrellone. E' solo adesso, ritornando con lo sguardo all'ombrellone, che ci rendiamo conto della presenza di un corpo solido: uno scoglio forse, una balla di fieno, il motore di un trattore, ancora non si può dire perchè serve il quarto raggio per distinguere la razza. Dall'oscurità emergono, come mozzarelle dal caglio nei vasconi dei pizzaioli, la porzione di un avambraccio, il segmento di una coscia, lembi di pelle lattiginosa che luccicano nel chiarore del mattino. E finalmente, illuminato nella luce del quinto raggio vediamo il bidello, 256 chili, che non è più un uomo ma un involucro teso sopra celle di grasso montate a neve. Il quinto raggio rimbalzando sulla targhetta metallica del Moplén lo colpisce negli occhi e lui comincia a pensare. Pensa molto perchè tutto il resto gli fa fatica; come l'idea di alzarsi per prendere le birre ghiacciate, che stanno nel Moplén a due metri da lui. Poi arriva il sesto raggio che equivale a girare l'interruttore di scatto e nel chiarore abbacinante della spiaggia il bidello incomincia la sua giornata di insetto lucido e sudato, infilzato dal suo stesso pensiero alla sdraio, a parlare di tutto e di niente, il decollo di un caccia, un sacchetto che galleggia sull'acqua, le increspature elettriche della superficie del cervello di un cane quando sogna. Così pur stando fermo il bidello col pensiero saltella, da un attimo all'altro, poichè dell'attimo il suo pensiero si nutre, nell'attesa che a sera il tutto in niente si sgrani, nel caldo fumare del barbacue. Giovedì 01 Febbraio 2001 "Romeo and Juliet" segna il ritorno di Paolo Rossi sulle scene teatrali con una rilettura del testo shakesperiano personalissima e stravagante. "Una serata di delirio organizzato" come recita il sottotitolo, un vero e proprio happening improvvisato, caotico, vitale, recitato insieme al pubblico e ogni sera diverso. Gli spettatori sono divisi in due fazioni, Capuleti da una parte e Montecchi dall'altra e invitati subito allo scontro. Romeo e Giulietta, così come tutti i personaggi principali della tragedia, vengono reclutati poche ore prima dello spettacolo e invitati a condividere il palcoscenico con Rossi e una strampalata compagnia di attori: un artista di strada francese (Gerard Estrem), un cantastorie senegalese (Modou Gueye), due musicisti (Emanuele Dell'Aquila e Pepe Ragonese) e un comico siciliano (Giovanni Cacioppo) che, senza ruoli fissi, saranno ora saltimbanchi, ora servi di scena, ora attori nei panni dei personaggi secondari, tutti capitanati da Rossi in veste di capocomico-affabulatore. "Ho scelto Giulietta & Romeo perché è una storia d'amore. Perché è una storia conosciuta e popolare. E anche perché è una storia che parla di giovani e, se si supera la lettura romantica del testo, si scopre che nel dramma di ieri ci sono le stesse tensioni che alimentano gli scontri generazionali di oggi. Io non so se il teatro è morto e comunque, se è morto, spero di non essere stato io ad ammazzarlo. Quello che penso è che il teatro si trasforma e ho sempre cercato di dare un mio piccolo contributo perché questa trasformazione tenesse conto delle forme povere e popolari di rappresentazione. Se il teatro non è morto, l'attore invece, mio malgrado, ha le ore contate. Anche questa, credetemi, non è una notizia a sensazione. No non sto dicendovi: venite a vedermi prima che sia troppo tardi! Mai stato così bene!" (PAOLO ROSSI) Martedì 13 Febbraio 2001 Francesco a testa in giù è il titolo del racconto a più voci che è stato presentato in diretta televisiva il 23 dicembre su Rai Due, dal sagrato della Basilica Superiore di Assisi, in occasione dell'ultima festività natalizia dì questo millennio. Regista teatrale (Kohlhaas, Tracce, Antigone delle città), interprete cinematografico (Teatri di guerra, Domani), attore narrante (Corpo di Stato), Baliani ha raccontato ancora una volta la storia di un personaggio scomodo. Con una modalità a lui consueta, Marco Baliani riprende questo appassionante lavoro per portarlo sulle tavole del palcoscenico, per tornare a raccontare ed affascinare ancora con la storia di Francesco. Prendendo spunto da poche vicende, la svestizione, il rapporto con Chiara, il viaggio in Oriente, l'invenzione del presepe, Baliani descrive la figura di un uomo semplice e visionario dilaniato tra sogno e realtà, partigiano della povertà in perenne conflitto con il mondo, fomentatore di pace che auspica l'abbraccio tra Oriente e Occidente, autore di un linguaggio immaginifico che lo rende capace di farsi capire dagli umili e di trattare con i potenti. Perché in fondo Francesco, che conta migliaia di chiese a lui intitolate e milioni dì adepti in tutto il mondo, è stato nominato santo suo malgrado. Un racconto toccante, emozionante, a tratti scanzonato. Mercoledì 7 Marzo 2001 E' dalla fervida fantasia di Stefano Benni, Maurizio Crozza e Massimo Olcese, che prende corpo lo spettacolo teatrale "La vita non è rosa e fiore". Noto al pubblico per la sua famosa interpretazione di Arrigo Sacchi in Mai dire Gol, Maurizio Crozza è mattatore a tutto tondo capace di trascinarci con una comicità a volte poetica e a volte amara in un mondo immaginario fatto di storie stravaganti e personaggi irresistibili. In un trait d'union fra musica e parole prendono vita "otto racconti per sei personaggi": l'irresistibile muratore-filosofo Carmelo, narratore di "coincidenze" fulminee che invadono la quotidianità; il regista De Feciz, despota e cinico, alle prese con la messa in scena dell'ennesimo spettacolo di beneficenza contro la guerra; il tremebondo chirurgo plastico Rusario, devastato dall'alcool, ci racconta a tempo di samba i suoi disastri professionali. E poi Rick la rockstar più trasgressiva, più ribelle, più miliardaria del nostro rock, canta della violenza nelle palestre; infine Brot, il diavolo più brutto e maleducato di tutti gli universi alteri, si impossessa del corpo di Maurizio Crozza, costringendolo a funamboliche trasformazioni: neppure lo sciamano potrà impedire all'indemoniato attore di raccontare l'irriverente favola metropolitana di Cappuccetto Nero. Martedì 27 Marzo 2001 Primi del '900. Campagna di San Giovanni in Persiceto, un orizzonte infinito di argini e campi che galleggiano nella pianura padana, popolata da mosche e contadini. Ogni contadino ha un padrone, compreso Bertoldo. Il padrone di Bertoldo si chiama Salomone. Dentro al podere Salomone è un re, Bertoldo una mosca, ma per quanto piccolo ha il potere di ronzargli attorno e a colpi di arguzie e fantasie surreali si ripropone il vecchio conflitto: tra chi ha e chi non ha, tra chi è e chi non è, tra ragionamento sacro e scaltrezza profana. Un conflitto sempre combattuto con una complicità di fondo, che è quella della provenienza rurale, il profumo della terra grassa che entrambi hanno attaccata alle suole delle scarpe. Un profumo che li esorcizza dalla visione del futuro: oltre l'orizzonte, oltre l'ultimo filare si erge come immenso cetaceo il profilo sinistro di una grande fabbrica in costruzione. Abbonamenti Riduzioni Nota Stampa 14-12-2000 |
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