HA LA REGIA DI PATRICE KERBRAT, UNO DEI più completi artisti della Comedie Française, l'Aspettando Godot che in questi giorni debutta sul palcoscenico del Carcano di Milano.
Una realizzazione fedele all'originale, con rigore filologico, quella voluta da Giulio Bosetti, direttore della compagnia del teatro meneghino, per ricordare la scomparsa del grande letterato irlandese.
Al suo primo Beckett, l'attore lombardo ha rifiutato l'ipotesi di una rivisitazione per un'opera già di per sé enigmatica e di difficile comprensione. Tradizionale anche la scenografia, rappresentata dall'albero solitario che, accompagnato dalle figure malinconiche dei due mendicanti, è diventato una sorta di emblema del teatro contemporaneo.
Forse si sarebbe potuto giocare meglio sulle luci, limitate a un buon contrasto fra l'azzurro del cielo e il rosso della terra, ma è sul testo che deve cadere l'attenzione del pubblico.
Un pubblico divertito dai lazzi di Vladimiro e Estragone, interpretati con discrezione da Antonio Salines e Massimo De Francovich, ma poco interessato al sottile dramma esistenziale che li affligge. Il migliore è stato comunque Bosetti, che a un ruolo da protagonista ha preferito la parte di Pozzo, degno giudice di un'umanità con cui divide le debolezze. Partoriscono a cavallo di una tomba, splende il giorno un istante, poi fa notte di nuovo, la sua ultima battuta.
Fino al primo aprile.
Lo spettacolo prosegue in tourneè per tutto aprile, dal 6 all'11 al Teatro Alfieri di Torino, a Borgomanero il 12, a Verbania il 13, a Carate Brianza il 14, a Taranto il 26 e il 27, a Trani il 28.
Matteo F.M. Sommaruga 30 marzo 1999