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QUARANTACINQUE ANNI, INCONFONDIBILE ACCENTO TOSCANO, LEONARDO GORI ha scritto due libri in due anni, due gialli storici, entrambi pubblicati dalla Hobby&Work. “Nero di Maggio”, uscito l’anno scorso, era ambientato a Firenze nel 1938 e vedeva il capitano Arcieri incaricato di risolvere al più presto il caso dell’omicidio di alcune prostitute perché la città si preparava allo storico incontro fra Mussolini e Hitler. “I delitti del Mondo Nuovo”, appena pubblicato, si svolge tra Firenze e le montagne pistoiesi nel 1700.
Lei ha scritto due gialli storici, due vicende fittizie ambientate in un contesto storico ben preciso. Perché ha scelto questo genere di intrattenimento “impegnato”?
Potrei rispondere con una banalità (però sincera): perché mi è congeniale. Ma le motivazioni sono molteplici. Amo profondamente la Storia, e il suo parente stretto, il Mito, che con la Letteratura forma un territorio senza soluzione di continuità. Inoltre, gli episodi anche più terribili del passato sono immutabili: non possono farci più male di quello che ci hanno già fatto, e quindi in qualche modo sono rassicuranti. Invece il presente, per me, è un territorio sconosciuto, ostile, e non mi sento ancora pronto per affrontarlo, anche se ho qualche progetto. Non vorrei essere frainteso: il passato è tragico, pieno di recessi oscuri, di delusioni, di crudeltà inaudite. Esplorarlo in profondità, occupandosi anche e soprattutto della Storia più minuta, è come scavare gallerie a Ercolano: si comincia a bucare da una parte, ma non si sa dove si va veramente a finire, né quello che si trova, e molto spesso le scoperte sono traumatiche. Ma il passato è comunque immobile, aspetta solo di essere esplorato: è “il dolce, il caro, il pio passato”, come scriveva Bassani nel “Giardino”. Mi piace mettere in scena personaggi totalmente miei in contesti che si possono definire rigidi, a confronto con personalità realmente esistite, e scoprire come li posso muovere. Lo studio che mi impongono questi racconti storici è poi di per sé una straordinaria fonte di ispirazione: nel progetto di un romanzo parto da una singola idea forte, atemporale: ma quando poi, nella fase immediatamente successiva, la colloco nel periodo storico prescelto, sono costretto a immergermi nel lavoro di documentazione, e i testi che mi procuro (ogni volta ne acquisto e ne prendo in prestito a decine!) mi offrono spunti preziosi. Soprattutto per le storie umane, minori e minime, ovvero per i personaggi, che sono la cosa più importante in un romanzo.
Due epoche storiche molto lontane nel tempo: alla vigilia della seconda guerra mondiale e il settecento.
Difatti ho svolto due tipi di ricerca documentaria diversi, ma ugualmente affascinanti. Per “Nero di Maggio” ho giocato molto in casa, perché la mia conoscenza degli anni Trenta fiorentini è piuttosto approfondita, per motivi diversi e anche extra-letterari. Certo ho dovuto ricostruire un intero mondo, esplorandone anche gli angoli meno conosciuti e magari da me meno amati, e la fatica è stata comunque notevole, perché ho dovuto rivedere di sana pianta alcune mie antiche convinzioni. Faccio un esempio banale: come innamorato di musica jazz, del grande cinema americano e di quello italiano pre-neorealista, ho sempre dato per scontato che la gente comune, nel ’38, ascoltasse solo il Trio Lescano e Alberto Rabagliati e andasse a vedere Frank Capra e Alberto Camerini. Invece la grande maggioranza degli italiani sentiva “Violino Zigano”, aveva in uggia lo Swing, e si beava per Shirley Temple e Greta Garbo… Ho dovuto, ma solo in parte, rinunciare a cullarmi nei miei miti, se volevo che il mio capitano Bruno Arcieri fosse davvero credibile. Per “I delitti del Mondo Nuovo”, invece, ho dovuto raccogliere una quantità impressionante di materiale (dai diari di Pietro Leopoldo ai saggi specialistici, come quello monumentale del Wandruska, fino ai manuali di storia del Diritto, di architettura e ingegneria…), che ho studiato quasi ex-novo: del tardo Settecento avevo una conoscenza poco più che scolastica, e sudando su quelle antiche carte ho accumulato sorprese su sorprese, mi si è svelato un mondo alieno. Per me è stata una magnifica avventura, e spero che lo sia anche per i lettori.
Sempre Firenze come sfondo, Firenze e la Toscana ne “I Delitti del Mondo Nuovo”, come fossero altri due protagonisti.
Ovviamente sono due protagonisti, e anche molto attivi. Non amo i romanzi in cui una città, o una regione, rimangono statici, come su uno sfondo dipinto. Adoro invece quelli in cui l’ambientazione interviene nella storia e condiziona i personaggi. E non mi importa quanto sia rigorosa la ricostruzione dello scenario, purché sia “autentica”, viva e credibile. Penso alla Siviglia di Reverte, che mi dicono sia inesistente (io non lo so, sono un non-viaggiatore patologico), ma che a me è sembrata pulsante di vita. Così, nei “Delitti del Mondo Nuovo”, Firenze, Livorno, e ancora di più la Montagna Pistoiese, condizionano il comportamento dei protagonisti. Uno dei miei personaggi principali, nell’ex-porto mediceo, si scontra con gli odori, le luci, la folla, finché addirittura con crolla svenuto.
Mi sembra che ai lettori piaccia molto il romanzo di intrattenimento con uno sfondo storico e che possa essere un modo piacevole per imparare qualcosa. Me lo auguro. Io ho imparato molto, grazie ai miei romanzi… Non è solo una battuta: documentandomi, ho esplorato territori semi-sconosciuti, con notevole arricchimento spirituale; ho scoperto saggi straordinari, opere dimenticate, spesso conosciute solo in ambito locale, che meriterebbero di essere ristampate e valutate per quello che meritano. E musiche, disegni, dipinti, racconti popolari... Sono un grande appassionato di romanzi storici, non solo gialli: per questi ultimi, presi in maniera elastica, penso al primo Carlo Lucarelli, a Danila Comastri Montanari, che si occupa della mia amata storia romana; alle trame più thriller di Valerio Massimo Manfredi (mi piace moltissimo il suo “Faraone delle sabbie”), all’ultimo, notevole romanzo di Eraldo Baldini. Però voglio dire che non credo al romanzo come mezzo educativo diretto. Il mio primo intento è di interessare il lettore, appassionarlo, ma soprattutto divertirlo. E mi prendo alcune libertà, con la Storia, che dichiaro sempre in modo esplicito, ma che potrebbero anche sviare il lettore in cerca di dati, invece che di emozioni. Lasciamo il mestiere di insegnare la Storia ai professionisti, agli storici piccoli e grandi.
Interessantissimo il personaggio di Pietro Leopoldo: come si è imbattuto in lui? Immagino che le ci sia voluto un po’ di tempo per documentarsi.
Prima di iniziare a lavorare ai “Delitti del Mondo Nuovo”, conoscevo Pietro Leopoldo solo in modo approssimativo. Ho un carissimo amico, Giulio Manetti, che si è occupato professionalmente del personaggio e del suo tempo, e con il quale ho passato interi pomeriggi in chiacchiere affascinanti: mi ha fatto capire l’importanza cruciale di questo Arciduca d’Austria dalle idee decisamente eterodosse, e il suo ruolo come Granduca di Toscana a cavallo fra Ancien Regime e primi fremiti rivoluzionari. Pietro Leopoldo avviò, nel laboratorio-Toscana, un’autentica, e precocissima, rivoluzione liberale; abolì la pena di morte, superò il concetto stesso di monarchia assoluta, quasi vent’anni prima della Rivoluzione Francese. Mi sono innamorato del personaggio, anche (e forse soprattutto) dei suoi aspetti contraddittori, come l’essere un fervente cattolico e un infaticabile libertino; un sentimentale musicofilo (e musicista dilettante) e un diarista piuttosto arido. Quando ho avuto un’idea “forte”, adatta per costruirci intorno un romanzo, ho pensato di adattarla proprio a Pietro Leopoldo e al suo tempo. Affrontando il colossale lavoro di documentazione di cui parlavo prima, la trama si è poi modificata, sono nati nuovi personaggi, e perfino il mio stile di scrittura si è trasformato, adeguandosi al contesto. Così sono scivolato, ma tenendomi sempre ben aggrappato ai corrimano del mio amato Giallo, nel romanzo d’avventura, nella spy-story, perfino (ma appena un po’) nel cappa e spada.
Un duplice Mondo Nuovo: come le è venuta l’idea di gettare questo ponte di idee fra Toscana e le colonie americane?
Perché il ponte c’era, eccome! Pietro Leopoldo era amico di Filippo Mazzei, di Benjamin Franklin, di Thomas Jefferson, e con loro intratteneva una fitta corrispondenza, elaborando idee nuove e rivoluzionarie. Mi piacciono i contrasti e i legami profondi, ma poco evidenti, fra realtà lontane: l’agreste, sonnolenta Toscana di fine Settecento mi sembrava apparentemente così diversa dalle Colonie d’America in fermento, da meritare un’esplorazione approfondita. Quando ho scoperto come la Firenze dei Lorena poteva legarsi ai nascenti Stati Uniti d’America, sono rimasto incatenato al fascino della cosa. L’America, ovvero Nuovo Mondo, e i fermenti del Mondo Nuovo nell’Europa degli enciclopedisti francesi, mentre si preparava la grande Rivoluzione… In prospettiva si scorge l’ombra inquietante della ghigliottina, del Terrore, e tutto ciò è perfetto, mi sembra, per una trama gialla, o noir, o come la si voglia chiamare. Non amo molto le definizioni strette, vincolanti e limitative.
Come sarà il suo prossimo romanzo?
C’è di nuovo il mio buon Capitano Bruno Arcieri, appena un po’ invecchiato, stavolta nella Firenze devastata dal passaggio della guerra, nell’agosto del 1944. È alla ricerca di Elena Contini, la sua fidanzata ebrea, nascosta in una cantina e in pericolo di vita (ma non solo a causa delle persecuzioni…). C’è un tesoro immenso e misterioso che tutti cercano; un fascista impazzito che salta da un tetto a un altro; una catena di morti molto strana; un paio di agenti segreti, un alto gerarca nazista… Le basta, per incuriosirla? Il romanzo è praticamente finito, si intitola “Il passaggio” e uscirà a Ottobre, sempre per la Hobby & Work.
Leonardo Gori, I Delitti del Mondo Nuovo, Ed. Hobby&Work, pp.362, Euro 15,50
Leonardo Gori, Nero di Maggio Ed. Hobby&Work, pp.290, Euro 14,46
Marilia Piccone 27-01-2002
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