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FIRENZE, 6 GIUGNO, LIBRERIA EDISON. UNA SERATA SPECIALE PER LA PRESENTAZIONE DEL SECONDO LIBRO DI BEN PASTOR, “Luna Bugiarda”. Non solo ci sono due autori italiani di gialli storici, Leonardo Gori e Danila Comastri Montanari, che parlano del libro, ma un accompagnamento di musica dal vivo con pezzi degli anni ’40 ( da “Lili Marlene” a “Stormy Weather”) crea una piacevolissima atmosfera. Parliamo di “Luna Bugiarda” con Ben Pastor, che abbiamo già incontrato lo scorso anno al Festival del Giallo di Cremona. Dopo “Lumen” ambientato a Cracovia nel 1939, in “Luna Bugiarda” ritroviamo Martin Bora a Verona nel 1943. Martin ufficiale tedesco in Italia, dunque. Nella ricostruzione storica di quegli anni, quanto è dovuto alle sue “memorie di famiglia”? Se non sbaglio il dottor Volpi che opera Martin si chiama come suo padre. ...Ha ragione! Mio padre si chiamava Alessandro Volpi; durante la guerra fu medico dell'esercito in Africa, e fini' in un duro campo di prigionia francese. Ma il carattere burbero del dottore nel romanzo e' piuttosto simile a quello del mio nonno paterno, anche lui medico, l'antifascista Sabbatini della postfazione di "Luna Bugiarda." Una conflazione, insomma!
Ho ammirato molto i dettagli della ricostruzione di vita dell’epoca. La figura di Claretta, per esempio. Come Lei sa, siamo ancora abbastanza vicini all'epoca in cui si svolge il romanzo, ed i particolari della vita quotidiana, come pure i nomi di negozi ed altre marche sono ancora reperibili senza molta difficolta'; quello che cerco di fare come aggiunta alla accuratezza ambientale e' il ricreare il "senso" del comportamento d'epoca, che include reticenze, cortesie, modi di esprimersi e di essere che non sono piu' di moda. Claretta (naturalmente cosi' chiamata dalla sua piu' nota omonima Petacci e anche dall’attrice Clara Calamai) e' una ragazza del suo tempo, che si veste e si comporta secondo norme che apparivano sui giornali femminili del momento, e che ha a disposizione esempi cinematografici di "glamour" borghese quali la serie dei Telefoni Bianchi. Oggi si vestirebbe forse come Britney Spears, e avrebbe l'immancabile cellulare all'orecchio!
In “Lumen” la “spalla” di Martin era un sacerdote americano, in “Luna Bugiarda” Martin lavora al caso con un poliziotto italiano, Guidi. Sono due personaggi molto diversi eppure complementari. Mi interessa, se possibile, creare una dialettica tra i coprotagonisti. Nel caso di Padre Malecki , erano in gioco posizioni etiche e perfino teologiche, che mi hanno permesso di esplorare la dimensione filosofica di Martin Bora. Con Sandro Guidi, il poliziotto toscano che appoggia Bora in "Luna Bugiarda," c'e' piuttosto uno scontro/incontro culturale. Bora e' tedesco e soldato d'epoca, educato tra l'altro ad avere il famoso "stiff upper lip" dai suoi parenti anglo-scozzesi; la sua natura, che pure conosce bene le passioni, e' controllata. Sandro Guidi, come italiano che sopporta il fascismo senza combatterlo e senza secondarlo, e' piu' epidermico, e facile a mostrare quel che ha dentro. Tra i due, paradossalmente, credo che sia Martin quello che "sente" di piu', anche se alle apparenze il suo comportamento e' freddo e riservato. Insieme, comunque, formano un team investigativo metodico che raggiunge il suo scopo con pieno successo.
In “Lumen” c’era un accenno a Martin che aveva studiato musica. In “Luna Bugiarda” scopriamo che non è un dilettante. E’ un particolare splendidamente voluto per completare la sua personalità. Ah, il pianoforte. Uno dei miei fallimenti. Ho cercato di impararlo, e non ci sono riuscita. E' per questo che ho voluto che Martin lo suonasse, e bene per giunta. Orfano di un famoso direttore d'orchestra (carriera non disprezzata da aristocratici, allora come oggi) ma allevato da un amabile patrigno soldato, Bora adora la musica. Posso aggiungere che, come si vedra' in altre avventure, i suoi pezzi per piano preferiti sono di Schumann e Schubert, e che l'opera e' un'altra delle sue passioni. Prima dell'incidente che apre "Luna Bugiarda," Martin Bora e' riuscito a trovare un pianoforte da suonare praticamente in qualsiasi teatro di guerra che ha visitato, dalla Spagna del '37 alla Polonia ed alla Russia.
Alla fine del libro Martin viene trasferito e spera di essere mandato a Roma. Lo ritroveremo a Roma? Certamente! E non solo si ritrovera' nella Roma claustrofobica ed intrigante che pure fu detta "Citta' Aperta": sara' con lui anche l'ispettore Guidi, chiamato nella capitale per investigare un caso spinosissimo e potenzialmente pericoloso. Essendo nata a Roma, faro' in modo che la ricostruzione della citta' in guerra sia particolarmente accurata. Desidero che i lettori si riconoscano veramente nelle strade, piazze ed interni di un luogo cosi' caro ai grandi registi del dopoguerra, da Rossellini a Fellini a Pasolini. Non e' ancora la Roma di Cabiria e di Accattone, ma vi accadono tutti gli orrori (Via Rasella, Via Tasso) che preparano la scena per il cinema neorealista.
Lei insegna storia in un’Università americana, ma ha studiato in Italia. Immagino che l’approccio alla storia di uno studente americano sia molto diverso da quello di un italiano o un europeo. Ha perfettamente ragione. Tanto per cominciare, in America e' invalso negli ultimi trent'anni l'uso di concentrarsi sulla vita dell'uomo comune, facendo della storia un'ancella della sociologia ed antropologia culturale piuttosto che viceversa. Mentre mi riconosco nell'importanza dovuta alla vita dei singoli, mantengo ancora l'approccio europeo che studia le grandi correnti storiche e l'influenza che alcune personalita' hanno avuto -- nel bene e nel male -- sugli sviluppi della societa' umana. Inoltre, ho una visione abbastanza dialettica della storia, che e' in pieno contrasto con l'idea di "Destino Manifesto" cosi' cara a tanti storici americani. Infine, mentre negli Stati Uniti la seconda guerra mondiale e' ancora vista in modo quasi strettamente canonico, io preferisco di gran lunga il modo sano e non-settario con cui italiani ed europei hanno rivisitato ogni elemento di quegli anni terribili. Secondo me, nessun periodo storico e' cosi' sacro da non poter essere studiato con occhi nuovi, dalla guerra di Troia agli eventi in Afghanistan.
Marilia Piccone 27-05-2002
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