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LEONARDO PADURA FUENTES È NATO ALL' AVANA NEL 1955. In Italia è diventato famoso con i romanzi polizieschi del ciclo "Le quattro stagioni", che hanno come protagonista il tenente Mario Conde, lo stesso personaggio che appare nel libro "Addio Hemingway", appena pubblicato dalla casa editrice Tropea. Parliamo con lui del libro, di Cuba e dei miti cubani.
Giornalista e scrittore. Cubano. Potremmo aspettarci da un giornalista e scrittore cubano della letteratura politicamente impegnata. Eppure i suoi romanzi polizieschi non sono dei semplici "intrattenimenti" . La scelta di questo genere è una maniera diversa di mostrare il suo impegno? Quando ho deciso di scrivere letteratura poliziesca, l'ho fatto pensando che è un mezzo molto adatto per la critica sociale. La letteratura poliziesca ci connette con i lati oscuri della realtà umana, con il mondo del crimine, delle malversazioni. C' è un impegno evidente di rappresentare la realtà cubana con cui convivo e di riflettere su di essa. Come scrittore di fiction ho maggiori possibilità di comunicare le mie preoccupazioni di tipo sociale di quante ne abbia come giornalista. In Cuba la stampa ufficiale è una stampa di Stato e il giornalismo fa propaganda del sistema cubano. La letteratura ha un altro spazio in cui si può includere la critica sociale. E' quello che ho cercato di fare con tutti i romanzi e anche con i racconti che ho scritto. Ho cercato di dare una visione problematica della realtà cubana.
"Addio Hemingway" è un giallo atipico. In realtà è un' indagine sulla morte - e sulla vita - di Hemingway. Non mi ero mai resa conto che fosse un personaggio così "ingombrante" per i cubani. E' un libro sopra il destino dello scrittore e la responsabilità che lo scrittore ha con quello che scrive. Hemingway è il modello ideale per uno scrittore, soprattutto quando si incomincia a scrivere. In questa indagine cerco di vedere Hemingway in un momento di crisi esistenziale molto drammatico per la sua vita: sono gli ultimi anni, quando lo scrittore aveva dei problemi nello scrivere, perdeva la memoria e la concentrazione, eppure continuava a scrivere perché era quello che sapeva fare meglio nella sua vita. Hemingway tiene un posto importante nella memoria e nella coscienza collettiva cubana. Se si va in strada e si chiede a chiunque il nome di uno scrittore che conosca, vi farà il nome di Hemingway. Il suo nome viene pronunciato alla spagnola, con l'accento sull'ultima sillaba, perché anche per la coscienza popolare Hemingway è il modello dello scrittore.Tutto si è complicato nella vita quotidiana cubana con una utilizzazione turistica della figura di Hemingway. A Cuba ci sono i bar dove si bevono i cocktails preferiti da Hemingway, i ristoranti dove si mangia il pesce come piaceva a Hemingway, il porticciolo per gli yacht dove Hemingway ancorava il suo, ci sono statue di Hemingway, e la casa dove abitò per vent'anni è diventata il museo di Finca Vigia, uno dei musei più visitati dai turisti. Anche per me fu una specie di santuario nei primi anni in cui scrivevo. Vi si ritrova l'Hemingway vero, lo scrittore che a Cuba scrisse tre o quattro dei suoi libri più importanti, e anche il personaggio che lui stesso ha creato di sé e che è stato utilizzato a Cuba con fine propagandistico.
Si tende sempre a pensare che un personaggio principale sia un riflesso dello scrittore. In questo caso, poi, mi pare che anche l'età del detective Conde coincida con la sua. Quanto di lei c' è in Conde? Conde è un personaggio fittizio, inventato per la letteratura con una serie di caratteristiche di cui avevo bisogno per avere un personaggio che desse una visione intelligente e disincantata della realtà. E' un detective particolare nella maniera di vedere il mondo e di lavorare. Come protagonista di una serie, la mia relazione con lui è cresciuta di libro in libro, al punto che nel quarto romanzo del ciclo "Le quattro stagioni" ho scoperto che Conde era nato il mio stesso giorno, con un anno di differenza perché all' inizio non ci avevo pensato. Apparteniamo dunque alla stessa generazione, siamo cresciuti nello stesso paese, nelle stesse condizioni, abbiamo un'altra affinità importante, lo stesso gusto per la letteratura. Come personaggio di romanzo lui fa il suo lavoro per la polizia, e poi diventa investigatore. Io, nella realtà, sono uno scrittore: mi è stato utile passare al personaggio di Conde i miei gusti, la mia maniera di vedere la vita, la passione per la scrittura, per il baseball, il senso di appartenenza ad un piccolo quartiere de L' Avana, l'allegria e il dolore di vivere in una città come L'Avana che si sta deteriorando ma conserva il suo spirito. Tuttavia non credo sia un alter ego. In questi libri Mario Conde è i miei occhi, la forma in cui proietto il mio sguardo sulla realtà cubana.
La disillusione: è solo un elemento del personaggio Conde, o è qualcosa che si sente un po' dappertutto a Cuba? Credo che Conde respiri dall' ambiente la disillusione (ma in spagnolo c' è una parola migliore, il "desencanto") per una situazione che si vive nella Cuba contemporanea. E' l' espressione del desencanto che si sente in molte persone negli anni recenti. Il progetto sociale cubano si è modificato con delle misure inimmaginabili anni fa. Quello che più ha segnato la mia generazione ha a che fare con il fatto che siamo stati educati nella convinzione che il socialismo era la grande soluzione per i problemi dell'umanità e avrebbe trionfato e si sarebbe imposto in tutto il mondo. Quando poi si sono sapute certe verità che venivano dall'Europa, quando si è saputo di Stalin, si provocò un desencanto nella mia generazione, che era stata la prima generazione educata nel socialismo cubano. Abbiamo pensato di essere stati indotti a pensare in una maniera che poi la realtà ha smentito.
Il tema dell'esilio che mi pare presente in entrambe le storie di questo libro con motivazioni - se ho ben capito - diverse, politiche ed economiche. Ecco, l'esempio più visibile di questa delusione è proprio il numero di persone che emigrano ogni anno, i cubani che vanno negli Stati Uniti, in Italia, in Francia: è una diaspora che si produce a tutti i livelli della società. Non sono solo gli artisti e gli sportivi che fuggono da Cuba, ma persone di diverso livello e diverse professioni che cercano la fortuna e la libertà emigrando. E' la prova della stanchezza e della delusione di cui soffrono molti a Cuba oggi. E' un esilio politico ed economico. Fuori di Cuba si propaganda di più l' esilio politico, ma fondamentalmente è un esilio economico: diciamo che di 100 persone che se ne vanno, solo una o due si dedicano ad attività politica. Gli altri cercano un lavoro per vivere meglio. Anche per Miami, dove si esagera sulla presenza dei cubani con un interesse politico: la maggior parte dei cubani che vivono a Miami conducono una vita normale, non vanno a manifestazioni politiche né si occupano di politica.
I miti di Cuba - senz' altro per la mia generazione - sono tre e non importa l' ordine di precedenza - Hemingway, Castro e Guevara. Il mito di Hemingway continua ad essere presente. Uno degli aspetti più interessanti è l' esistenza di questi hemingwayani cubani di cui parlo nel libro - persone che si dedicano in maniera quasi religiosa allo studio e all'esaltazione della figura di Hemingway. Che Guevara più che un mito cubano è un mito universale: è l' esempio della resistenza, del sacrificio, dell'uomo che lascia la possibilità del potere che è così attraente per molti e se ne va in un luogo dove non ha niente e vi muore. L'idealizzazione della figura del Che è quasi al limite di una santificazione. Che dire di Fidel Castro? Ogni giorno appare sui giornali e alla televisione cubana, fa discorsi di cinque, sette ore. Dirige tutto, dai problemi dell' industria dello zucchero alla quantità di pane da distribuirsi con le tessere del razionamento, alle grandi questioni di politica internazionale. Se l'immagine del Che si è in qualche modo santificata, la presenza di Fidel a Cuba è come quella di Dio: sta dappertutto. E' una realtà, non un mito.
Com' è l' ambiente culturale a Cuba? Per la letteratura? L' ambiente culturale cubano, a partire dagli anni '90, è stato influenzato dalla crisi economica. La caduta del socialismo lasciò Cuba impoverita, da un giorno per l'altro, e l'industria culturale ha bisogno di soldi, come si sa. La crisi influenzò la pubblicazione di libri, la produzione di pellicole cinematografiche, i programmi televisivi, il teatro. Praticamente la produzione culturale cubana si ridusse drasticamente negli anni '91- '92- '93. Negli ultimi 3 o 4 anni c' è stato un certo recupero: ci sono state maggiori possibilità economiche per stampare libri, fare dei film, rappresentazioni teatrali, si sono anche fatte opere importanti per lo sviluppo della cultura, come la riapertura del Museo Nazionale delle Belle Arti. Per quello che riguarda il mondo editoriale si è tornati a pubblicare con una certa facilità gli autori cubani. Mancano i soldi per pubblicare anche gli autori stranieri. Il dramma fondamentale per gli scrittori - non un dramma che tocca la capacità creativa ma l' industria culturale - è che la tiratura dei libri è molto limitata: parliamo di 1000 volumi per un libro di poesia e di 3000, 4000 copie per un romanzo. Raramente si ristampa un romanzo, anche se ha successo, a meno che non ci sia un interesse politico.
E per il cinema? Qui è arrivato un bellissimo film cubano, "Lista di attesa": si può parlare di un cinema cubano? Per il cinema la situazione è identica a quella della letteratura. C' è un recupero graduale della produzione di pellicole cubane, ma non come negli anni '80. C' è un lato positivo in tutto questo: la riduzione della possibilità ha permesso una concentrazione di qualità. In generale, i film e i libri hanno una qualità migliore di quelli di 15 anni fa.
Leonardo Padura Fuentes, Addio Hemingway, Ed. Tropea, pp.192, Euro 13.00
Marilia Piccone 31-10-2002
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