IL 12 GIUGNO A MODENA, IN OCCASIONE DI TUTTAUNALTRACOSA, FIERA NAZIONALE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE, ALEX ZANOTELLI È INTERVENUTO IN UNA CONFERENZA SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE SUL TEMA ‘BOTTEGHE DEL MONDO: FRA IMPRESA E MOVIMENTO’.
Come sua abitudine non è limitato a parlare del tema della serata ma ha voluto parlare anche di attualità, elencando nello specifico quattro argomenti caldi che gli stavano “particolarmente a cuore”. Anzitutto ha manifestato la sua solidarietà ai due frati comboniani che si sono incatenati a Caserta per protesta nei confronti dell’applicazione della legge sull’immigrazione (la Bossi-Fini) che, a suo dire, “minaccia la dignità dei cosiddetti ‘clandestini’, destinati a finire nei Centri di Permanenza Temporanei, veri e propri lager, o agli arresti per ‘clandestinità’”
Poi si è soffermato sulla guerra in Congo, che negli ultimi anni ha causato oltre quattro milioni di morti ma che, a causa di forti interessi economici, continua senza che Europa e Stati Uniti stiano facendo nulla per fermarla e di cui le opinioni pubbliche occidentali sanno pochissimo; a questo proposito ha sollecitato i presenti a lanciare questo allarme e farsi portavoce di pace.
Riguardo all’imminente vertice del Organizzazione Mondiale del Commercio (il WTO) ha invitato nuovamente il pubblico a fare qualcosa per mettere pressione su parlamentari e rappresentati politici cosicché l’Italia, cui tocca la presidenza europea nel secondo semestre del 2003, fermi gli accordi sul GATS.
Infine Zanotelli ha voluto soffermarsi sui recenti dibattiti in senato e alla camera per abrogare la legge 185/90 (per info http://web.vita.it/185/ ), quella “bella legge” che impedisce all’Italia il commercio di armi con regimi dittatoriali o che apertamente violano i diritti umani; lo ha fatto rimproverando duramente tutti i parlamentari che non si stanno opponendo.
Quindi ha iniziato a parlare delle Botteghe del Mondo e del commercio Equo e Solidale, complimentandosi per i risultati raggiunti e per gli sforzi fatti in questi anni, non solo nell’impostare quel nuovo tipo di commercio (fra Impresa e Movimento) equo e solidale, ma anche per essere riusciti a incidere profondamente nelle abitudini e nella mentalità degli italiani.
Allo stesso tempo Zanotelli non ha mancato di rilevare numerosi rischi in cui le Botteghe del Mondo rischiano di incorrere. Partendo dai prezzi, che le Botteghe chiedono di abbassare ai produttori, ha sottolineato come i guadagni che vengono ottenuti dai produttori rappresentano il minimo indispensabile per una vita dignitosa e come quindi non sia possibile ridurli ulteriormente, se si vuole continuare un commercio equo. A questo proposito il rischio è che le Botteghe si trasformino da soggetto ibrido impresa-movimento a imprese che obbediscono alle leggi di mercato.
“Cos’è il commercio Equo e Solidale?” “E’ anzitutto dare il giusto a chi produce. Ma è anche creare le condizioni per una diffusa resistenza allo sfruttamento del Terzo e del Quarto mondo, perché non saranno le Botteghe da sole a capovolgere la situazione, occorre una presa di coscienza generale…”
“In questo senso è necessario anche restare fuori dal mercato della grande distribuzione (e qui Zanotelli si sofferma sulla vicenda che lo ha visto abbandonare TransFair) e costruire luoghi di resistenza al sistema. Se chi fa commercio equo e solidale dedica tutte le energie a vendere nella grande distribuzione sicuramente i fatturati aumenteranno a dismisura, ma altrettanto sicuramente impoveriremmo il tessuto politico di resistenza che attualmente è attivato dalle relazioni umane che si instaurano nelle Botteghe. Le Botteghe inoltre hanno già svolto i ruolo di luogo d’aggregazione, riflessione, analisi e cambiamento degli stili di vita. A questo non possono rinunciare.
Le persone che vivono le ingiustizie dell'attuale sistema economico non chiedono assistenza, ma che si incida sulle cause della loro povertà strutturale, e questo è affare della politica, e delle pressioni che il movimento può esercitare sull'opinione pubblica, grazie anche a quella "perla preziosa" che è il commercio equo e solidale.
Anche se gli affari vanno bene, c’è il rischio di snaturarle se si iniziano ad assumere commessi esterni, ad incaricare consulenti di marketing, a scegliere luoghi centrali nelle città per avere maggiore visibilità. Stare fra impresa e movimento, senza diventare impresa, è una sfida difficile ma è la Sfida delle Botteghe.
Siete stati davvero bravi nel crescere ma non solo; siete stati bravi a creare assieme ad altri una società civile che in tutta Europa ormai guardano con ammirazione. Poi ci sarebbe da chiedersi il perché di certe anomalie… ma non è il caso!
Il commercio equo come ho già avuto modo di dire e scrivere è un movimento popolare, non è solo impresa…”
Biagio Oppi 18-06-2003