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INTERVISTA A MAURIZIO MATRONE
Intervista all'autore di 'Erba Alta'
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Maurizio Matrone trucco! CONFESSO CHE NON RIESCO AD IMMAGINARE MAURIZIO MATRONE IN DIVISA DA POLIZIOTTO. Poi penso che i suoi colleghi forse non riuscivano ad immaginare che Maurizio fosse uno scrittore e che avrebbe scritto di loro, della polizia di Bologna e di quelle vicende della "Uno Bianca" che erano state uno shock per tutto il paese. Ho parlato con l'autore del suo libro, dei suoi personaggi, della vita in polizia e di come ha vissuto lui quegli avvenimenti.

Due parole sul titolo, prima di tutto, "Erba alta".
   Se ne parlava in questura, ai tempi della Uno Bianca. Era una sensazione, prima che una metafora per dire che quando l'erba del proprio campo è alta, è difficile vedere oltre. Ecco, quell'erba alta ha favorito sette anni e mezzo di terrore.

Come ha vissuto Lei gli avvenimenti di cui parla nel libro e che cosa ha voluto dire scriverne?
   Era un periodo di grande inquietudine, per me, per i miei colleghi, per la città. Raccontarli è stato molto doloroso. Dovevo recuperare quel clima di paura, di morte, di solitudine attraverso le voci, le sensazioni dei diversi personaggi. Sono storie terribili che non vanno dimenticate.

Intorno alla vicenda della Uno Bianca, tante storie anche personali e quello che colpisce è la solitudine dei personaggi.
   E' un aspetto che mi interessava cogliere. Ho pensato ai tanti colleghi e colleghe che improvvisamente vengono spostati in una città lontana, costretti a vivere in cinque in una camerata, un po' spaesati, affamati di amicizia, di amore, di solidarietà. Donne e uomini che prima di essere poliziotti sono persone.

La figura di Debora, la donna poliziotto, è nuova nella letteratura di genere italiana.
   Be', non proprio. Di nuovo, forse, c'è il fatto che non indaga, non risolve gialli, ma è un'eroina del quotidiano, delle piccole cose, di quei fatti che non appaiono sui giornali e che non fanno statistica, ma sono una grossa fetta del lavoro. Debora è un semplice agente delle volanti, che vuole fare bene il suo mestiere, fatto anche di parole, di ascolto, di comprensione, di pazienza, di soccorso... in silenzio, con professionalità e dignità. Debora è una ragazza che chiede di vivere come le altre sue coetanee che non fanno questo mestiere.

C'è un personaggio con cui Lei si identifica?
   Che dire? chi più chi meno mi assomigliano tutti un po'.

Una Bologna diversa da come la immaginiamo, quella che Lei descrive in "Erba alta".
   E' una Bologna un po' ipocrita. Io dico sempre che tenta di nascondersi dietro un tortellino... Ma ci sono affezionato, ci vivo da quindici anni e anche bene. Negli anni Settanta, Macchiavelli è stato il primo, con gli occhi del poliziotto Sarti Antonio, a raccontare quello che non si vede oltre il "tortellino". Ma non per questo odia la sua città, anzi.

Si resta un poco traumatizzati leggendo questo quadro della polizia "dall'interno": ma allora, l'Italia è come l'America?
   Alcuni anni fa, ho sentito parlare Frank Serpico, il mitico poliziotto reso famoso dal film di Sidney Lumet. La domanda era simile e lui ha risposto in un italiano stentato: "... in tutto il mondo il pesce puzza dalla testa alla coda". Affermare che la puzza esiste non significa dire che il pesce non è un ottimo alimento. Gli americani hanno sempre raccontato il lato oscuro dei loro poliziotti, delle loro istituzioni, ma non per questo è mai mancata la fiducia. I delinquenti con la divisa sono un'offesa per chiunque, certo, e mettere in luce il lato oscuro aiuta, secondo me, a non fare restare i poliziotti nell'ombra delle patine di facciata, ma renderli più umani, realmente più vicini.

Qual è stata la reazione dei suoi colleghi al suo romanzo?
   Non ho ancora ricevuto minacce. Per il momento diversi consensi, soprattutto dalle poliziotte.

Pensa di scrivere altri libri che abbiano dei poliziotti come protagonisti?
   Credo proprio di sì.

Maurizio Matrone, Erba alta, Ed. Frassinelli, pagg.234, Euro 14,00

Marilia Piccone  08-06-2003

trucco! - Leggi la recensione di "Erba alta"

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