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E' GIOVANISSIMO, SAYED KASHUA, DEVE ANCORA COMPIERE I 28 ANNI. E' STATO COLTO di sorpresa dal successo del suo primo romanzo che dà voce alla minoranza palestinese dimenticata, quella che vive in Israele. Perché Kashua è un arabo israeliano, un palestinese che non vive nei territori ma ha la carta d'identità azzurra, simbolo, ma non garanzia, di israelianità. E' tornato da poco a vivere con la moglie e la figlia a Tira, il suo villaggio natale vicino a Tel Aviv, come già annuncia nel finale del suo libro, fortemente autobiografico. Abbiamo parlato con lui del suo romanzo. Lei è un giornalista e questo è il suo primo romanzo. Qual è il giornale per cui scrive e che tipo di articoli scrive? che cosa l'ha portato a scrivere questo romanzo? Ho incominciato a fare il giornalista quando avevo 21 anni e scrivo per un settimanale locale, in ebraico. Ho scritto articoli di cultura palestinese e articoli che hanno a che fare con i problemi della Palestina, e poi articoli di critica di spettacoli televisivi. Ho sempre voluto scrivere un libro, proprio come dicono tutti quelli che poi pubblicano un libro. Mi sono stati pubblicati dei racconti in un giornale e poi mi è stato chiesto di scrivere un racconto per ogni festività ebraica, quello che in Israele si chiama "il racconto della festa". Per esempio "Il racconto di Purim" o quello di Rosh Hashanah. Ho pubblicato tre storie in diverse antologie e le critiche sono state buone. La prima idea per scrivere il mio romanzo è stata quella di scrivere della vita a scuola.
Il suo libro è scritto dal punto di vista di una minoranza - pensa che la sua esperienza, quella di vivere in un villaggio arabo in Israele, sia la stessa come vivere da cattolico a Belfast o da ebreo nell'Europa orientale prima della seconda guerra mondiale? Sono certo che tutte le minoranze hanno le stesse esperienze. In generale si deve accettare questa sensazione di minaccia come parte della propria vita, è come se si dovesse essere sempre pronti, anche se non si è un rifugiato. Non è una bella sensazione. La differenza, nel caso dei palestinesi, è che si è una minoranza in una terra che ti appartiene. Non hai un'altra patria, un altro paese.
Nella prima parte del libro, quando il suo personaggio è ancora bambino, non si avverte il disagio della situazione. La sensazione della diversità e la frustrazione vengono dopo, con la scuola. Da bambino in un villaggio arabo si sentono le notizie ma in realtà non si sa nulla. Puoi anche vivere senza avere l'opportunità di incontrare degli israeliani. Si vive come in una specie di ghetto, non si capisce che cosa succede. Si vive con i propri amici, non si deve affrontare la realtà. Il villaggio è la tua vita. E' stato uscendo da questo piccolo ambiente chiuso che c'è stata la rivelazione della realtà della discriminazione.
C'è, in Israele, una buona scuola per gli arabi? Ci sono delle buone scuole, ma non come quella ebraica in cui ho avuto l'opportunità di studiare io. Bisogna riconoscere che vengono offerte buone possibilità ai ragazzi arabi per studiare. Io sono stato molto fortunato nei miei studi. In Palestina non viene insegnata la storia. A scuola ho studiato la storia d'Israele e ho potuto iniziare a capire quello che succede
Lei sembra concludere che è impossibile una stretta amicizia fra ebrei e arabi. No, non intendevo dire quello. La maggior parte dei miei amici sono ebrei. I miei amici cercano di aiutare i palestinesi in ogni maniera possibile. Ci sono medici israeliani e giovani che fanno tantissimo, ma sono un gruppo piccolo. La maggior parte della gente vuole sbarazzarsi dei palestinesi.
Nelle pagine del suo libro si avvertono la paura e l'ansia continue. All'inizio della seconda intifada 13 palestinesi israeliani sono stati uccisi da cecchini israeliani. A tre anni di distanza non si sa ancora che cosa sia successo. Quello è stato il momento in cui ho capito che sono considerato un nemico e non un vero cittadino del paese. Da allora la mia vita è cambiata. Anche secondo gli arabi che hanno vissuto il periodo di militarizzazione del '48, questo periodo è ancora più difficile. Non mi ero mai reso conto che potessimo essere così odiati dalla maggior parte degli israeliani. E' naturale che si viva con la paura quando ci sono professori e gruppi di lavoro che scrivono dei palestinesi come di un problema demografico da risolvere. Sei cittadino del paese ma i ministri e il governo parlano dei palestinesi come di un cancro e vogliono trasferire tutti gli arabi israeliani, perché costituiscono un problema grossissimo, perché li costringono ad affrontare la realtà che non sono una democrazia se non trattano tutti i cittadini nella stessa maniera. E' naturale che si abbia paura e non si viva bene in uno stato che non sa come trattare i suoi cittadini non ebrei.
Ma gli arabi israeliani hanno dei rappresentanti alla Knesset. Sì, abbiamo rappresentanti alla Knesset, ma non serve. La maggior parte di noi non va più a votare. Io stesso non vado a votare, non ci credo più.
Alla fine del romanzo lei dice che, nonostante tutto, non può lasciare la sua terra. E' il mio personaggio che lo dice. E' difficile essere straniero, la cosa migliore è restare nella propria terra. Ma io me ne andrei dovunque mi venisse offerto un lavoro con uno stipendio anche di poco superiore a quello che guadagno adesso.
Che cosa pensa del nuovo governo palestinese? Io non penso che il problema verrà risolto, ma se entrambe le parti sono stanche, c'è una piccola speranza che almeno ci sarà un numero minore di morti. Sarebbe già positivo che più palestinesi potessero andare a lavorare in Israele.
Perché ha scelto di scrivere in ebraico? Perchè il mio computer non ha la tastiera dei caratteri arabi. Sto scherzando. E' la lingua che ho studiato a scuola, quella in cui ho scoperto la lettura, quella con cui ho fatto gli anni importanti della scuola vivendo con gli ebrei.
Sta scrivendo un altro libro? Sì, è da una anno che sto scrivendo un altro libro e so che è molto più difficile scrivere un secondo romanzo, anche perché non mi aspettavo di avere tanto successo con il primo.
Sayed Kashua, Arabi danzanti, Ed. Guanda, pagg.185, Euro 14,00
Marilia Piccone 18-05-2003
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