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INTERVISTA A CARMEN POSADAS
Intervista a Carmen Posadas, autrice di Cinque Mosche Blu, a cura di Marilia Piccone, collaboratrice di Stradanove
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Carmen Posadas trucco! CARMEN POSADAS È UNA DONNA AFFASCINANTE, OLTRE AD AVERE UNA CONVERSAZIONE brillante. La incontriamo all'Istituto Cervantes di Milano, dove viene presentato il suo libro. Di nazionalità spagnola, Carmen Posadas è nata a Montevideo, in Uruguay, nel 1953. Figlia di un diplomatico, primogenita di quattro sorelle e fratelli, risiede a Madrid dal 1965, ma ha vissuto a lungo anche a Mosca, a Buenos Aires e a Londra, dove la famiglia si trasferiva seguendo le assegnazioni diplomatiche del padre. Si è sposata giovanissima e ha due figlie già grandi. "Cinque mosche blu" è il suo primo romanzo anche se viene pubblicato adesso, dopo il successo di "Piccole infamie" per cui la scrittrice ha ricevuto il prestigioso Premio Planeta.

Lei è nata in Uruguay e adesso vive a Madrid: quali sono le differenze che sente tra le letterature dei due paesi?
   La differenza in letteratura è grandissima: la caratteristica principale del modo di narrare in Uruguay è uno stile da racconto orale. Credo che al giorno d'oggi, quando la gente fa molta fatica a prestare attenzione, a concentrarsi, un ritorno al metodo del racconto orale sarebbe molto utile, perché raccontare a voce richiede una complicità con l'ascoltatore, è come se gli si dicesse, "siediti, che adesso ti racconto una storia".
   Importa il ritmo, la ripetizione delle parole, mi sembra che sia più facile catturare l'attenzione. Ecco, nel mio libro c'è prima un personaggio che chiede, "Ehi, vuoi sentire la storia di un'assassina?", e poi un altro domanda, "Volete sentire la storia di una ragazza cattiva?"

In Europa si tende a identificare la letteratura dei paesi latino-americani con il realismo magico. E' ancora questo lo stile predominante?
   No, mi pare che stiano emergendo nuovi scrittori con un tipo di letteraura urbana, molto diversa dai luoghi dell'immaginazione che erano tipici del realismo magico. Mi sembra che ci sia una ricerca di strade diverse.

Dopo tanti anni all'estero, "casa" per lei è sempre in Uruguay? tornerebbe a viverci?
   La mia casa è l'Uruguay, ma in una maniera romantica. Coltivo molto il mio essere uruguayana perché penso che bisogna avere delle radici, ma sospetto che, se un giorno dovessi tornare a vivere in Uruguay, si spezzerebbe l'incantesimo. E' per questo che vado là solo in visita. Però inserisco sempre un personaggio sudamericano nei miei romanzi: è il mio piccolo omaggio al mio paese d'origine

"Cinque mosche blu" è il suo primo romanzo, anche se è il secondo ad essere stato tradotto in italiano. Prima ha scritto libri per bambini, saggi e opere di teatro: che cosa l'ha portata a cambiare genere?
   Sono un'autodidatta e non osavo affrontare il romanzo. Ho iniziato con la letteratura infantile perchè mi sembrava fosse più facile - e non lo è- , ho scritto una ventina di racconti per bambini. In Spagna è difficile scrivere un romanzo per adulti: nella letteratura infantile quello che importa è il testo, quello che si dice, e non il nome dell'autore. Tutti conoscono "Pinocchio" e "Peter Pan" e magari non sanno che sono stati scritti da Collodi e Barrie. Allora ho preso una scorciatoia. Mi hanno chiesto di scrivere dei saggi sulla realtà della Spagna del momento, hanno avuto molto successo e da qui è nata la possibilità di scrivere un romanzo.

E tuttavia questo non vuole dire che non scriverà nuovamente in uno degli altri generi letterari.
   No, assolutamente. Non mi consideravo una scrittrice senza aver scritto un romanzo. In realtà sono molto curiosa, cerco di continuo e, per esprimere le cose che cerco, ci sono generi diversi.Tutti i generi sono ancora aperti per me, non voglio rinunciare a nessuno di loro.

C'è sempre un filone giallo nei suoi libri, ma è solo un pretesto.
   Volevo fare una letteratura che offrisse due livelli di lettura, uno che fosse puramente di intrattenimento, con la ricerca dell'assassino, che si potesse leggere per vedere come si svolge l'azione. Era una forma di narrare che mi consentiva di dire altre cose che non sarebbero state notate dalla maggior parte dei lettori, come una satira sociale, uno studio psicologico dei personaggi. Credo che scrivere, in fin dei conti, sia cercare un lettore complice. Il lettore veloce che vuole sapere quello che è successo non può capire tutti gli altri significati.
   E poi, secondo me ci sono due grandi temi, l'amore e la morte. L'amore è molto sfruttato, si può dire ben poco di nuovo. La morte mi interessa di più, non in maniera morbosa, ma perché la morte è il momento della verità. Al momento della morte cadono tutte le maschere, si vanificano tutte le apparenze, quelle che hanno un ruolo così importante nella vita dei miei personaggi.

Mi sono piaciute le citazioni dai libri di buone maniere all'inizio dei capitoli nella seconda parte del libro.
   E' un libro che ritrae la società e le citazioni vogliono sottolineare il contrasto fra quello che dicono le buone maniere e il modo in cui ci si comporta: la vita è quanto di più contrario al libro di buone maniere. Si continuano ad osservare le forme, molta gente pensa che l'importante sia la forma e non la sostanza dei comportamenti.

Nel libro si fa dell'ironia sui premi letterari e sul marketing americano della letteratura.
   Io devo dire che sono stata fortunata perchè ho vinto il Premio Planeta con "Piccole infamie" e mi ha cambiato la vita. E' vero che altri autori lo hanno vinto e sono stati dei fuochi fatui. Un premio è, però, un buon trampolino se c'è talento, dedizione e pazienza.

E c'è anche un'accusa pesante alla stampa scandalistica.
   Sì, sono stata vittima io stessa di questa stampa scandalistica. C'è in Spagna, e penso anche in Italia, un tipo di giornalista che non vuole che la realtà possa rovinare la notizia ed è capace di ogni genere di infamie. So per esperienza personale che è una cosa tremendamente spiacevole.

C'è qualcosa di lei nel personaggio principale, Rafael Molinet?
   Rafael Molinet sono io!!! La mia difficoltà, quando ho iniziato a scrivere romanzi, è stato il pensiero, "che cosa dirà papà?" Perché ho detto che sono un'autodidatta, non ho fatto l'università, mi sono sposata presto, ho avuto le bambine, e ho sempre avuto il complesso di avere delle lacune. Mio padre era un fantastico lettore, per me mio padre era "i libri". Come mi avrebbe giudicato? e come avrebbe giudicato le cose di cui scrivevo? e allora ho adottato una maschera per sentirmi libera, sono diventata questo personaggio sessantenne, gay, uomo, e ho potuto attribuirgli pensieri miei.

In "Cinque mosche blu" ho trovato tracce di autori inglesi, sia di genere, come Conan Doyle e Agata Christie, sia dei grandi romanzieri del '700 - ha una preferenza per la letteratura inglese?
   E' strano come l'Uruguay, pur essendo un paese latino-americano abbia subito il fascino inglese. A dire il vero gli uruguayani si dividono a metà, gli anglofili e i francofili. Nella mia famiglia avevamo entrambi, con anche antenati russi da parte di mia madre. Io ho ricevuto un'educazione molto inglese: a scuola ci insegnavano non solo a parlare in inglese, ma anche a giocare in inglese, durante la ricreazione. E poi ho anche vissuto molto in Inghilterra e studiato là.

Sta scrivendo un nuovo romanzo? anche questo con un filone giallo?
   Sì, e questa volta il mio omaggio all'America Latina si esprimerà attraverso un personaggio uruguayano, un peruviano e una spagnola che ha vissuto in Venezuela e cerco anche di riprodurre i linguaggi diversi. Anche se penso che, purtroppo, questo vada perso nella traduzione.

Carmen Posadas, Cinque mosche blu, Ed. Frassinelli, pagg.341, Euro 16,00

Marilia Piccone  25-05-2003

trucco! - Leggi la recensione del libro "Cinque Mosche Blu"

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