OGNI VOLTA CHE ANNA OXA DECIDE DI RIEMERGERE DAI SUOI LETARGHI è perché si sente diversa e vuole comunicarlo al mondo. Stavolta il mutamento sembrerebbe radicale. Quarantadue anni e venticinque di carriera, debutto nel 1978 a Sanremo con “Un’emozione da poco” di Ivano Fossati, quest’anno ha partecipato al suo dodicesimo Festival della Canzone con il brano “Cambierò”. E per l’ennesima volta ha stupito e fatto parlare soprattutto per la trasformazione della sua immagine. Alla vigilia del lungo tour estivo nelle città italiane, durante il quale presenterà l’ultimo album scritto con Marco Falagiani “Ho fatto un sogno” (Sony Music), racconta: Questo disco rappresenta il viaggio interiore che mi ha permesso di guardare la vita da un’altra angolazione. Sono cambiate molte cose nelle tematiche della coppia, del mio essere madre, del mio essere figlia. Tutti noi abbiamo vari ruoli e in alcuni ci identifichiamo anche tanto.
Perché questa evoluzione è più significativa delle altre?
E’ stata una lunga ricerca, i miei cambiamenti attestati negli anni attraverso il look e il linguaggio del corpo denunciano una ricerca più profonda. Grazie a tutti questi passaggi sono diventata quello che sono oggi, una persona di cui non avevo consapevolezza prima.
Come ha affrontato il dolore?
Il segreto è entrare nel dolore. Osservare e guardare in faccia tutte le paure e i lati oscuri, che possono diventare demoni.
Lei sostiene che la vita è musica, ma lo è per tutti?
Ognuno è vibrazione, energia, musica. Tutti noi abbiamo poteri incredibili, tutti siamo luce, che viene un po’ soffocata dal passato dalle manifestazioni esteriori.
Qual è il sogno di cui allude nel titolo del cd?
Lo dico nella canzone, vorrei trovare un amore diverso, puro, un amore che non si aspetta nulla in cambio. Vorrei pace, equilibrio, armonia.
Oggi si sente serena?
Ho finalmente un centro, per cui lavoro ogni giorno. Chi, come me, ha troppi ruoli nella vita ogni momento è un nuovo esame. Esercito il distacco e quando non mi riesce di affrontare una situazione con la dovuta apertura cerco di capire perché.
A chi la accusa di essere una professionista capricciosa cosa risponde?
Non amo la superficialità e non accetto che si soffochi il mio diverso modo di intendere la musica. A me non va bene tutto, e non vedo perché dovrei dissimulare. Il mio ruolo è quello di essere autentica e devo scontrarmi coi “contenitori” televisivi. La musica in tv non ha più spazi degni.
Il palco di Sanremo non è una ribalta utile?
Non c’è niente di meglio, anche se fatto così il Festival non ha più tanto senso. Ho usato quel “contenitore” per far arrivare il mio messaggio. Ho vinto il festival, l’ho presentato, vi ho partecipato… cosa devo fare più? Mi rimane solo di smontarlo e rifarlo.
Che struttura avranno i suoi concerti estivi?
Mi interessa colpire le persone nel profondo, facendoli entrare nella mia spirale. I miei spettacoli, di cui ha dato un assaggio il mese scorso a Milano e a Roma, saranno un mix tra concerto, musical e rappresentazione teatrale con miei monologhi e interazioni col pubblico.
Mariano Sabatini 16-05-2003