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AAA NUOVI TALENTI CERCASI. ALL'ANNUNCIO RISPONDE LUCA PIZZOLITTO, autore del romanzo generazionale Ballando al buio, del racconto Oh my darling Clementine nella raccolta AIGAM e con numerosi altri progetti in cantiere. Stradanove ha raggiunto via e-mail Pizzolitto in Brasile (dove si trova per un tirocinio) per parlare di giovani, musica e libri.
La mancanza di voci che interpretino umori e aspirazioni dei ventenni nella cultura italiana di oggi (se si esclude il caso di Fausto Paravidino), ritieni sia dovuto a un disinteresse da parte dell’industria culturale? Se vogliamo chiamare industria culturale tutto il sottobosco letterario che abbiamo oggi nel Bel Paese, risponderei di sì alla tua domanda. Anche se dividerei in parti uguali la torta: industria culturale che produce, industria culturale che consuma. La prima che offre uno spazio in una certa qual misura limitato a nuove voci e storie che sono poi i piccoli utensili di tutti i giorni, un trafiletto a fondo pagina, in molti casi; la seconda che consuma e compra e richiede i grandi best d’oltreoceano. Un cerchio che si chiude su sé stesso, insomma, e dove incomincia finisce, per cui risulta difficile affermare con precisione che sono le case editrici che non danno spazio o e’ chi legge che cerca altro. Poi come in tutto ci sono le eccezioni, e a quanto pare non poche, per cui va bene cosi, anche se auspicherei a queste voci fuori coro di diventare due righe più contagiose. Anche perché, a ben guardare, in questo sottobosco in penombra ci sta dell’humus fertile.
Generazione Y, MTV generation, PX generation, quarto sesso: le definizioni dei sociologi sui giovani si sprecano... tu come definiresti i tuoi coetanei? Di sicuro non come un sociologo, o psicologo, o qualsiasi altro “homo logo”: li definirei come uno di loro, uno che con MTV e la Play ha poco a che fare, ma comunque uno che fa parte del girotondo. Li definirei proprio GG, Girotondo Generation. Un grande cerchio in cui si gira, si balla, si canta, qualcuno casca giù e qualcuno tiene il ritmo (non si tratta di predestinazione o che altro, niente affatto, magari a scivolare domani potresti essere proprio tu che oggi tieni il tempo, è cosi friabile il terreno...), l’importante è secondo me tenere le mani ben strette, chè la cosa più brutta è ritrovarsi tutto d’un colpo soli, fuori dal cerchio. E allora li si che sono litri di olio di ricino da buttar giù, veder gli altri girare e tu fermo, e tu in silenzio mentre tutti si canta una canzone bellissima.
Perché una canzone degli Stadio come titolo? Perché mi piace molto lo scivolare che questo titolo provoca, già di primo acchito. Va quindi al di là del fatto che sia una canzone degli Stadio, che tra l’altro non ascolto nemmeno più di tanto. Il ballare e il buio sono due concetti di solito molto legati tra di loro, vincolati a musiche parecchio dolci, e carezze sotterranee, e baci clandestini. E fin qui tutto bene. Se però prima del ballare ci metti il buio, la stanchezza di vivere, la tristezza che ti prende quando la storia che credevi di una vita evapora come acqua che ha bollito troppo, il non senso che tutti si attraversa ad un certo punto di questo camminare negli anni, beh, allora la musica cambia. Allora ci può anche stare un London Calling dei Clash, un pugno violento dei Nirvana, o qualsiasi altra cosa che con le musiche dolci da balli in punta di piedi e strusciamenti vari ed eventuali ha poco a che vedere. E allora il ballare, in questo caso, diventa una virtù, una necessità per non affogare, risucchiati da quel vortice improvviso e violento.
Per ballare al buio quale musica ci consigli... L’unica musica che ti porti in questo momento nel cuore, l’unica musica che (stai certo) solo tu puoi suonare, e su questa musica ballare note dolcissime o ritmi cosi veloci da perdere l’equilibrio, sia esso un B.B. King o un pezzo dei Ramones o un funky da capogiro. Personalmente io in questo momento ballerei un bel pezzo di Tracy Chapman, le luci soffuse quasi spente ma che ancora i contorni si vedono, e penserei alle persone che più mi mancano in questi mesi (sto scrivendo dal Brasile, non è che sono impazzito tutto d’un colpo).
In Ballando al buio fai riferimento ad una dimensione più autobiografica, mentre nel racconto di AIGAM l’ispirazione è decisamente più esotica e surreale. In quale trovi maggiore ispirazione? Diciamo che per i racconti preferisco la linea di Oh my darling Clementine, qualcosa di surreale e veloce come un assolo di batteria o un giro di basso che sta nell’intro di una canzone, mentre per i romanzi la linea rimane decisamente quella di Ballando al buio, le piccole cose quotidiane, che poi però a ben guardare tanto piccole non sono. Cielo giallo, mare blu (di prossima pubblicazione per la Di Salvo Editore), è un minestrone di tredici racconti sulla frequenza di quello racchiuso in AIGAM; al contrario Dopodomani (il prossimo romanzo ancora in cerca di editore), è un intrecciarsi delle storie di tre ragazzi molto diversi alla ricerca di un senso, di una bussola nella loro vita.
Oh my darling Clementine è un racconto luddista? Ci spieghi un po’ il suo significato? Luddista in senso lato, luddista non tanto verso una società che sta stretta e le solite cose, luddista verso quei frammenti di mondo che ognuno di noi porta nel cuore e si chiamano sogni. Molte volte ci passi la vita intera a rincorrerli e cercare di afferrarli come farfalle nella rete, e poi quando finalmente ci riesci e ti volti indietro, ti accorgi inesorabilmente che è troppo tardi, che tu sei troppo vecchio per quella vita che ti eri proiettato su un maxischermo, e troppo stanco per ricominciare. Attenzione: il primo a credere nei sogni e a lottare per essi è proprio il sottoscritto (lo scrivere in fondo è proprio questo per me, un sogno bellissimo che ho da quando sono ragazzo, in cui ho creduto e per cui in certi momenti ho anche sofferto, e ora sento di aver raggiunto!), ma con una certa oculatezza, direi. Alcuni sogni rimangono belli in quanto tali, cassetti che profumano cosi, senza il vincolo di essere spalancati a tutti i costi. Farfalle meravigliose alla vista, non necessariamente da invetrinare dietro una teca trasparente.
Hai 22 anni e hai già pubblicato un libro. Visto che a quell’età ti fanno sempre questa domanda, non mi voglio esimere: cosa vuoi fare da grande? Inseguire il mio piccolo sogno privato, e quindi continuare a scrivere, leggere tanto, ascoltare musica e magari un giorno riprendere Lettere e Filosofia, e inseguire la vita, quella con due braccia e due gambe, quindi finire gli studi che da due anni ho intrapreso (educatore professionale), lavorare in questo campo, probabilmente sposarmi e avere un domani dei figli. Un po’ la vita e i sogni di tutti, ma diciamo che sono decisamente aperto ad improvvisazioni fuori dal pentagramma.
Luca Pizzolitto, Ballando al buio, Autori Esclusi, pp.78, Euro 6.00 Autori vari, AIGAM, Autori Esclusi, pp.77, Euro 6.00
Simone Spallanzani 17-03-2003
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