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DARIO BUZZOLAN È L’AUTORE DI “TUTTO BRUCIA”, INTERESSANTE E GODIBILISSIMO romanzo pubblicato da “Garzanti”.
- Caro Dario, vuoi raccontarci... chi sei? “Sono nato a Torino nel 1966 e vivo a Roma. Ho scritto tre romanzi ('Dall’altra parte degli occhi', Prix Calvino 1998; 'Non dimenticarti di respirare', 2000; tradotto in Francia nel 2001; infine 'Tutto brucia', 2003), alcuni testi teatrali (tra cui 'Target', messo in scena al Festival del Teatro Europeo di Nizza, e 'Visita dell'uomo grigio', prodotto dal Teatro Stabile di Torino nel 2001), sceneggiature, programmi tv, saggi sul Cinema.”
- Com'è nato un romanzo dalla trama complessa quale "Tutto brucia"? “Da alcune scommesse: 1) raccontare l'infanzia (uno dei protagonisti, Ludovico, ha sette anni) e utilizzarla come motore di una storia articolata: contrapporre la semplicità disarmante di un bambino alle complicazioni della vita adulta; 2) raccontare un amore (quello tra i genitori di Ludovico) attraverso le sue difficoltà; 3) inventare un personaggio (Harry Lovecraft) fittizio, ma talmente intrecciato con situazioni reali (la Hollywood classica, soprattutto) da risultare in qualche modo vero. Non so se le scommesse siano vinte..."
- Direi proprio di sì. Almeno secondo il mio parere. "Certo è che si tratta di una ricostruzione 'a posteriori'. All'inizio, quando scrivo, penso soltanto a raccontare quello che mi piace.”
- Il tuo è un libro per diversi aspetti molto "cinematografico". Secondo la tua personale esperienza, sono così saldi, i rapporti tra la Cinema e la Letteratura? E perché? “Credo che Cinema e Letteratura siano due facce della stessa medaglia. Il Cinema ha rubato e ruba in continuazione alla Letteratura; e altrettanto ha fatto la Letteratura con il Cinema, nell'ultimo secolo. Così non definirei il mio romanzo in primo luogo 'cinematografico': semplicemente, ho usato meccanismi, strutture e dispositivi che il Cinema ha imparato dalla Letteratura (e che esistevano da centinaia, forse migliaia di anni). Basta leggere Stevenson (o Omero) per rendersi conto che la suspense non è nata al Cinema...”
- Un tuo personaggio, citando Paracelso, afferma che 'Se un uomo pensa il fuoco diventa un fuoco'. Lovecraft è un genio del cinema. Ma anche un folle. Se il disordine è obiettivamente creativo (penso ad esempio alla folkloristica banda punk di Pietro-Mono) qual è il rapporto tra Arte, Creatività e Follia? "Ho serie difficoltà a parlare dei tre termini separatamente, figuriamoci del loro rapporto... Ammesso che io sia in grado di rispondere, credo che non potrei farlo in chiave teorica. Forse il personaggio stesso di Lovecraft, nel suo incarnare (ironicamente) la questione, è una forma di risposta. Comunque, non ho mai venerato come un totem il binomio genio-follia. Sarà perché sono stato risparmiato sia dall'uno che dall'altra.”
- Ludovico riesce in qualche modo a rifarsi una vita perché... perde la memoria. E la memoria, il ricordo minuzioso di ogni dettaglio sono una fissazione di Lucas. Per uno scrittore è più importante ricordare o cancellare, durante la costruzione di un libro? “Credo che, quando si scrive, si debba dimenticare se stessi e ricordare tutto ciò che è "altro" da sé. La scrittura è un continuo esercizio di liberazione dal proprio cerchio chiuso. Un esercizio di apertura. Dimenticarsi, soprattutto, è fondamentale.”
- Toglici una curiosità: a pag. 312 un personaggio cita le 'lenti a contatto'. Sei proprio sicuro che nel 1979 fossero già in commercio? “Uno dei lavori più minuziosi, nella preparazione dei miei libri, è quello di documentazione. Ti trascrivo parte dei miei appunti: il primo a immaginare le lenti a contatto è stato Leonardo da Vinci, nel 1508. Il secondo, Cartesio(1632). La prima lente a contatto in plastica è del 1936 (William Feinbloom, optometrista di New York). Nel 1960, Otto Wichterle e Drahoslav Lim inventano le lenti morbide, che entrano in commercio pochi anni dopo.”
- In tal caso, complimenti per la professionalità. Penso ti faccia onore. "Grazie."
- Quali sono i dieci romanzi della Letteratura mondiale che consiglieresti ad un giovane? “Petronio, Satyricon; Proust, Alla ricerca del tempo perduto; Joyce, Ulisse; Dostoevskij, Delitto e castigo; Bellow, Il re della pioggia; Canetti, Auto da fè; Tolstoj, Guerra e pace; Gadda, La cognizione del dolore; Faulkner, Luce d'agosto; Melville, Moby Dick; Stevenson, Il master di Ballantrae; De Lillo, Underworld. Li consiglierei a grandi e piccini (l'ordine è assolutamente casuale), poi mi pentirei all'istante per tutti quelli che ho lasciato fuori.”
- Quali consigli daresti a un esordiente? Qual è la strada da seguire per arrivare alla pubblicazione? Tu come ci sei riuscito? “Tre parole chiave: pazienza, determinazione e lucidità. Ovvero: saper aspettare, non scoraggiarsi mai e scrivere solo quando si sa esattamente cosa si vuole scrivere. Per arrivare alla pubblicazione si scrive, si imbusta, si manda agli editori e si aspetta. Io ho fatto così.”
- Quali ti sembrano, attualmente, gli autori giovani con le carte in regola per lasciare una traccia? “Unica domanda a cui mi sottraggo. Come regola, evito di dare giudizi su chi (meglio o peggio, probabilmente meglio) fa il mio stesso mestiere."
- Cosa pensi di Stradanove? Hai qualche suggerimento da dare? "Mi sembra un bel sito, ben costruito e aggiornato. Mi piace anche la grafica, e mi piace il fatto che appartenga ai siti 'da leggere' e non 'da guardare'. Sai, perché non si perda del tutto l'abitudine...”
Fernando Bassoli 26-07-2003
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