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Tu hai detto come battuta: la mia morosa poi ha dovuto cambiare lavoro. Ma stando in Madagascar avete mai pensato di trasferirvi? Io sinceramente mi ritrovo molto nella frase "Questa terra è la mia terra". Davvero, credo che non abbia senso, per usare una frase fatta, fuggire da se stessi. Si può essere d'accordo in generale, però dipende tutto da che cosa pensi come "te stesso". Se pensi veramente "me", i confini sono i piedi e i capelli, o se pensi che "te stesso" sia anche la tua città, il tuo posto, le strade che ti hanno nutrito, dove sei cresciuto. Io sono molto legato a questa concezione piuttosto che non a quella "io sono mio e mi porto dove voglio". Mi piace viaggiare, mi piace il viaggio anche lungo. A trasferirmi sei mesi ci ho pensato tante volte, a trasferirmi tutta la vita mai. Mai da quando avevo sedici anni.
Infatti Bologna - lo si vedeva bene su Jack Frusciante in cui tutto girava intorno alla città - rimane per te un punto di riferimento. Si, senz'altro. Sto qua in questa casa con la mia ragazza. Ho amici anche altrove, ma questo è il posto in cui mi piace tornare.
Non è mica un difetto. No, certo. Da un lato a stare a Bologna sei fortunato perché ti offre di più di Latina o Terni. Dall'altro, però, non tutto finisce con la tangenziale nord. A dicembre sono stato a trovare un mio amico a Londra. Ho provato quella tipica sensazione di insicurezza che si prova a girare alle tre di notte a Londra in molte zone. E anche l'alienazione della gente non è tanto bella da vedere. Tutti stanno cagatissimi perché in ogni momento spunta un pazzo che ne combina una delle sue. Io mi sono detto: non voglio più dimenticarmi questa cosa perché, quando torno a casa, voglio sentire veramente che in confronto a certe situazioni - ad esempio anche Tokyo, che mi è capitato di vedere e che è inadatta alla vita umana - a casa è come stare in ciabatte, puoi girare come ti pare.
E' vero che uno apprezza i propri luoghi quando ne ha visti altri. Certo. Per capirci, Rimini è qui a un'ora. Modena è lì. Alla fine l'Emilia Romagna è una specie di città estesa per certi versi, con un po' troppo poco verde per i miei gusti nella parte di pianura, però va beh…
Che però offre molto. Si. Se pensi a che cosa offrono dei paesi. A Nonantola c'è il Vox, quando invece ci sono dei capoluoghi di provincia che non hanno niente.
Ci vai spesso al Vox? No, adesso no. Devo dire che anche il fatto di non girare in macchina non m'aiuta molto.
Giri solo con la Vespa? Si.
O in bicicletta. Anche, dipende.
Ma non giri in macchina perché non hai la patente? No, ho la patente, ma preferisco altri mezzi.
Una domanda personale. Ho notato, soprattutto nel personaggio di Marcel, una descrizione così azzeccata dell'umore nero. Ho pensato: forse Enrico ci è passato davvero. Sei mai stato davvero giù? Penso che le pagine di Razorama, come anche di altri libri, siano popolate di persone che conosco. Dopodiché sono sempre persone che conosci, raccontate da te. Se mio fratello mi racconta una vicenda che gli capitata, io - riferendola ai miei amici - la riempirò e la caricherò di sensazioni, di stati d'animo che probabilmente aggiungono. Ognuno ha esperienza di come una storia che è passata da sette/otto bocche diverse arriva completamente arricchita, customizzata. Spesso è proprio una cover della storia iniziale. Sembra quasi un'altra vicenda, questo perché nei vari passaggi qualcuno ha insistito in modo particolare su un aspetto, su una possibilità. Quello che voglio dire in concreto è che per quanto uno si ispiri a tutta forza a dei personaggi che conosce, li rivestirà fatalmente… Nelle depressioni che racconta ci saranno un po' le sue, un po' quelle che ha sentito raccontare da loro. Per i momenti di esaltazione visigota, idem.
... continua con la terza parte
Stefano Aurighi 09-07-2003
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Intervista a Brizzi
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