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Torniamo alla 'direzione della nuca', a Jack Frusciante appunto. Dici: se non mi pubblicheranno più io continuerò a scrivere, perché il mio progetto di vita è questo, non è vendere mezzo milione di copie. A te interessa un progetto che ha la centralità nella scrittura. Però è anche vero che rispetto ai parametri che si utilizzano di solito, guardando biecamente alla curva delle vendite, da Jack Frusciante si è andati sempre giù. Questo non è il riferimento che tu ritieni fondamentale, altrimenti avresti scritto in un altro modo, avresti fatto un libro che si vende in maniera assicurata. Mi è venuto da pensare che a volte tu abbia potuto quasi odiare quel libro, quasi a dire "che palle, non l'avessi mai scritto". Questo però è un po' parziale come visione. Se pensi che - a prescindere da com'è andata la curva delle vendite - la curva degli anticipi che gli editori mi hanno pagato è andata sempre salendo, capisci che è fin troppo facile per me dire che me ne fotto delle vendite. In un certo senso quando hai trovato chi decide di credere in te e nel tuo progetto per un po', davvero le tue preoccupazioni sono finite, cominci a sperimentare in libertà. Dici: per due anni le preoccupazioni sono finite, posso fare quello che voglio. Poi, se sei pazzo scriverai qualcosa che ti chiuderà la strada in futuro, altrimenti continui a fare il meglio che sai fare nel '99, 2001, 2003…
Adesso sei nella fase di promozione di Razorama, giri, vedi un sacco di gente. Non so se siano delle leggende che ti precedono, però pare che tu sia indicato come un misantropo che non ne vuole sapere di incontri pubblici, di interviste. Mi chiedevo quanto ci fosse di vero, anche perché la promozione di un libro è fatta di queste cose. Io ho fatto più di 200 incontri dai tempi di Jack Frusciante, una media di venti all'anno, quindi non è esattamente quello che ci si aspetta da un misantropo.
Quindi è una leggenda metropolitana Penso di si. Però un'altra cosa vera è che tante persone cercano di organizzare delle cose che poi non si riescono a fare. Penso che abbia senso girare quando hai un libro fuori, per lo stesso motivo per cui lo pubblichi piuttosto che tenertelo nel cassetto. Sostenere quindi il fatto che quello che hai fatto è diventato un libro, un editore ha creduto, senza per questo andare al programma di Mengacci, ma cercando di selezionare un po' le occasioni. Ciò detto, c'è anche tanta gente che mi cerca "fuori stagione", mentre sto scrivendo tutti i giorni. Per me è un'inculata storica andare alla biblioteca di città lontane mentre da otto giorni di fila ci do dentro, o da ventotto. Il giorno in cui vai non fai un cazzo, il giorno in cui torni non fai un cazzo, il giorno dopo ci sono le cose che si sono accumulate mentre non c'eri… Ogni volta significherebbe… a macchia di leopardo per tutta la vita. Capisco anche in che senso certa gente m'ha cercato, non ha avuto la disponibilità per andare a fare un incontro che aveva pensato di organizzare e poi dice: "questo qua è un gran stronzo".
Questo conferma l'esigenza di una disciplina per la scrittura. Si, ma io non voglio neanche farti credere che sia una specie di monaco guerriero, asceta o qualcosa del genere. Faccio una vita molto normale direi, se mi confronto con quella dei miei amici che fanno le cose più varie.
... continua con la quinta parte
Stefano Aurighi 09-07-2003
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Intervista a Brizzi
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