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NICOLA LAGIOIA
Intervista a Nicola Lagioia, autore Minimumfax
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Nicola Lagioia trucco! HO INCONTRATO PER STRADANOVE UNO DEGLI SCRITTORI GIOVANI, anzi giovanissimi, più promettenti nel panorama nazionale: Nicola Lagioia (Bari, 1973). Prendo spunto dalla sua biografia: è autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001); per minimum fax ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi); un suo racconto è comparso nell'antologia Patrie impure di Rizzoli; attualmente dirige Nichel, la collana di narrativa italiana di minimum fax, collabora con la rivista "Accattone".

Ma uno scrittore sa raccontarsi meglio…

·Ciao Nicola, partiamo subito. Un identikit ”bio-bibliografico “per i lettori di Stradanove.
   - Nato a Bari alcuni anni dopo la celebre semifinale contro la Germania. Laureato in giurisprudenza per motivi misteriosi. Poi girovagato tra nord e sud Italia fermandomi a Roma dopo essere passato da Milano, e iniziando nel frattempo a disseminare scritti e a cercare di piazzarli. A Roma iniziato a lavorare nel calderone delle piccole case editrici. Di conseguenza cominciato a far la fame. Ma, stranamente, anche a pubblicare.

·Mi racconti il rapporto con gli scritti editi e quelli inediti più o meno per sempre?
   - In entrambi i casi perdo qualunque tipo di affettività per quel che ho fatto. Il mio problema è sempre il libro che sto scrivendo o quello che vorrei scrivere. Gli scritti definitivamente abbandonati sono aborti spontanei (o al massimo gravidanze isteriche) nei confronti dei quali non si possono provare rimorsi né rimpianti, e quelli pubblicati sono figli che sono andati via di casa per frequentare qualche bordello a est di Shangai o per combattere valorosamente su qualche pianura lontana. Non se ne sa più niente.

·Il momento più bello e quello più duro dell’esperienza con la letteratura?
   - Il momento più duro è il combattimento con una pagina particolarmente difficile. Quello più bello è la vittoria su quella pagina oppure il crollo e la resa definitiva da parte mia. Alzare la bandiera bianca o ricevere una corona sul capo sono due cose che parimenti mi provocano voluttà.

·La scrittura è un tentativo di scalare il cielo o una necessità?
   - Ho sempre rinviato al giorno dopo la risposta. Su questo genere di quesiti preferisco sempre sostare al di qua dal discernibile.

·Un libro, un film, una canzone, una frase…
   - Libro: “Rumore bianco”, di DeLillo; Film: “Vogliamo vivere!” (To be or not to be) di Ernst Lubitsch; Canzone: Che canzone canta Jeanne Moreau in Jules e Jim? (mi sembra Les tourbillon scritta da Boris Bassiak), ecco, quella. Frase: “I grandi antichi sfidanti di Dio non ebbero paura di un’eternità di tormenti. Ma noi siamo giunti ad aver paura di un’eternità di gioia”.

·Un mito
- Oronzo Canà, l’allenatore della Longobarda.

·Quanto è facile oggi per un artista precorrere i tempi, intuirli? Non c’è in giro un clima d’immobilismo culturale?
   - No, il contrario. Il mondo è in rapida trasformazione così i suoi abitanti e quindi anche il loro senso estetico e le forme d’arte e i codici attraverso i quali è possibile rappresentarli. Il che non vuol dire necessariamente che si sta andando verso il meglio. Anzi. Con l’umanesimo alle corde, ci si può chiedere, che tipo di mondo (e di arte) sarà?

·Mi regali un sogno o un pensiero leggero?
   - Addormentarsi a Brera e risvegliarsi al mattino in un campo di camomilla.

  Allora buonanotte a tutti dreamers.

Albano Ricci  06-09-2003

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