Raoul Bova, "La Piovra 9" e "Coppia Omicida", solo per citare le ultime pellicole. Ma quando e come è nata l'idea di fare l'attore?
Intraprendere la carriera di attore non è stata un'idea ben precisa, è stata una cosa che è andata man mano maturando con il tempo e con i film che facevo. Il mio primo film diciamo che l'ho fatto così per caso e poi, sentendo una predisposizione, una voglia di esprimere qualcosa sullo schermo, ho trovato opportuno continuare, fare l'attore, anche perché tutto questo mi piaceva, mi entusiasmava. Ho studiato e ho cercato di dare concretezza a queste sensazioni positive che avevo anche nel cinema, quindi la passione è cresciuta piano piano con i film che ho fatto.
E la tua prima volta? Quanti provini hai dovuto fare?
Il mio primo provino importante è stato lungo quasi un'ora, tra l'altro devo dire che è stato anche il primo provino dove venivo considerato come una persona e non come un numero, perché ho fatto diversi provini dove ti chiamavano con il numero e ti facevano fare il tuo profilo, destro, sinistro, un sorriso e poi ti mandavano via. Invece, nel mio primo provino importante, dietro la telecamera c'era una persona che mi parlava, mi chiedeva del mio passato, di quello che avevo provato nello sport, perché era un film sulla vita dei fratelli Abbagnale, quindi tutta la discussione vertì sullo sport e sulle esperienze sportive. Mi ricordo che questa persona mi mise anche alla prova per vedere come reagivo a delle provocazioni, in qualche occasione fu anche un po' violento, anche un po' di botta e risposta, non era una cosa molto di maniera. È stata un'intervista molto cruda, molto forte, un provino di quelli fatti a livello di introspezione della persona e non essenzialmente della caratteristica del personaggio. Durante il provino ho praticamente rivissuto tutte le situazioni che avevo vissuto nello sport, sia le cose piacevoli che quelle spiacevoli, si partiva dal grande sorriso alla grossa arrabbiatura, alla delusione quasi con le lacrime agli occhi. Alla fine del provino c'è stato un grosso abbraccio da parte di questo regista, che è Stefano Reali, perché rimase molto colpito da come ero. Allora avevo 19 anni e per quell'età avevo già una grossa sensibilità su alcune cose e… mi fece capire che la parte nel film era mia.
Cosa ti risulta più difficile e cosa più naturale quando devi interpretare una parte?
Difficile è capire il perché di tutto il film, qual è il messaggio del film, cosa si vuole raccontare, quindi concretizzare e razionalizzare quello che si sta facendo. Poi cercar di capire come si rapporta il personaggio rispetto alla storia, che importanza ha, che messaggi dà all'interno di una storia e capire i vari atteggiamenti, le varie sfumature che possono essere messe dentro il personaggio. Quindi bisogna fare una ricerca di dialettica del personaggio, cioè farlo parlare in un certo modo, farlo muovere in un certo modo, quindi ricercare i minimi particolari, i minimi dettagli, senza esagerare poi nell'espressione troppo marcata. Più naturale… diciamo nel momento in cui ho concluso tutto questo lavoro di preparazione, non ci penso più, ormai è arrivato il momento di iniziare le riprese e… le scene mi diventano molto semplici, molto naturali perché ho assimilato e ho capito il personaggio che sto interpretando, quindi nel momento del ciak io sono il più naturale possibile.
Ti è mai capitato di dover studiare copioni per film differenti in uno spazio di tempo molto breve, quindi creare il rischio se pur minimo di "confondere" i due personaggi?
No, non mi è capitato, tra un film e l'altro c'è sempre un certo margine "sicuro" di tempo. Ho comunque sempre avuto il tempo di parlare con il Regista, di leggere una sceneggiatura, di prepararla e… Mi è capitato una volta di aver meno tempo ma comunque il tempo di base l'ho sempre richiesto prima. Se anche poi il tempo di lavorazione tra un film e un altro è molto vicino, tu comunque hai fatto un lavoro molto duro prima, quindi ormai hai capito il personaggio, i suoi meccanismi e puoi iniziare a girare il film. Il lavoro più importante va fatto molto prima di girare le scene.
Hai mai pensato a Hollywood?
Beh certo, non posso negare il fatto che sono anch'io affascinato dal poter fare un bel film in America con tutti i mezzi e le opportunità di essere visto in tutto il mondo e quindi fare anche un bel film. Però tutto questo non significa che mi piacerebbe andare a Hollywood e fare il primo film che mi capita, perché vorrei sempre rispettare e onorare i lavori, le mie idee che ho adesso, e quindi farli rispettare anche lì, nell'ambito di Hollywood. Non andrei a girare il primo film che mi venisse offerto, ma cercherei di fare quello giusto.
Ti è mai stato proposto qualcosa da Hollywood?
Ci sono stati dei contatti da parte di produttori dell'America, produttori indipendenti che mi hanno proposto una cosa, di una maigior americana che mi ha proposto dei provini che stanno andando bene, quindi… già è qualcosa. Sicuramente non significa nulla però… avere un occhio di riguardo o comunque avere un contatto con un attore italiano e proporgli dei provini e magari farglieli fare più di una volta, significa magari che qualche cosa sta nascendo, poi i tempi non vanno forzati secondo me.
Cosa manca secondo te al cinema italiano per essere allo stesso livello di quello americano?
Manca una distribuzione che tuteli l'organismo dei film italiani, perché molti film italiani belli non vengono visti come ce ne sono tanti brutti che vengono visti. Bisogna cercare di dare spazio a tutti i film, non penalizzarne alcuno, o comunque penalizzare quelli che sono veramente brutti, ma non penalizzare un film che ha avuto la sfortuna di aver avuto una distribuzione meno forte delle altre. Poi un'incentivazione maggiore a migliorarsi, ad andare avanti e cercar di produrre pellicole sempre più competitive.
Parlando delle tue due ultime pellicole, quale parte del copione de "La Piovra" e di "Coppia Omicida" ti ha emozionato, ti ha preso di più?
Ci sono tanti punti che mi hanno emozionato nella Piovra. "La Piovra" ha puntato molto su queste emozioni, su… sul fatto che lui (Capitano Arcuti) comunque vuole bene al bambino, sul fatto che l'amore che prova per questa donna lo fa soffrire, quindi ci sono scene istintive di voler abbracciare e amare questa donna ma di non poterlo fare. Automaticamente ogni scena che facevo era molto emozionante. "Coppia Omicida" è un film che non va molto nei sentimenti, c'è un sentimento di base che è il rapporto tra marito e moglie che però è in crisi. Vengono riuniti, fanno entrambi un'altra volta caso al matrimonio, all'amore, dopo delle vicende molto forti, però tutto è molto tecnologico, computerizzato, e… ci sono emozioni diverse e poi, io comunque cerco di emozionarmi in ogni singola scena del film.
Quali sono stati gli episodi più strani, più curiosi accaduti su entrambi i set?
Nella Piovra è stato divertente l'intervento della Polizia quando stavamo in Sicilia, c'erano circa 35 agenti di Polizia che sbarravano l'albergo perché stavamo girando quasi al centro di Palermo. A un certo punto io, poiché le centinaia di persone che erano sotto l'albergo mi chiamavano, ho fatto comprare delle rose e gliele ho lanciate in segno di gratitudine. C'è stato un bel rapporto con la gente del posto che veniva numerosissima ogni giorno sul set. In "Coppia Omicida" mi ricordo che tutti i giorni ridevamo veramente tanto, c'era un rapporto di intesa tale tra tutti gli attori che ogni giorno era molto divertente.
Quali sono le differenze fondamentali tra l'essere attore televisivo e cinematografico?
Direi che sia la stessa cosa, nel senso che comunque sei attore. Non cambia il modo di recitare ma cambia sicuramente la velocità delle riprese. Nella televisione vengono fatte molto più velocemente, e quindi devi avere molta più concentrazione e molta più intercambiabilità sulle scene. Invece la recitazione nel cinema è molto più intensa, si fanno due scene rispetto alle cinque sei che si fanno in televisione. Nel cinema c'è più la ricerca del dettaglio, del particolare, del movimento, del… In televisione si lavora più sulla quantità che sulla qualità o comunque la qualità viene un po' tralasciata. Certo, cerchi di fare il possibile ma naturalmente si sa che quando le cose vengono fatte in maniera molto veloce, poi qualcosa viene trascurata.
Si è detto che "La Piovra" offre un'immagine distorta della Sicilia e dell'Italia. Tu cosa ne pensi?
Questa è una cosa che hanno sempre detto, ma queste ultime serie de "La Piovra" raffigurano quello che in realtà era la Sicilia di quei tempi, è un fatto storico che troviamo sui libri, quindi è una cosa vera, effettiva e rappresentarla mi sembra una cosa come tante altre, tante storie che vengono raccontate. Sicuramente non distorce l'immagine della Sicilia perché nonostante quello la Sicilia è ricca di tantissime altre cose. Come non si negano le bellezze della Sicilia, non si devono negare nemmeno i problemi, ma non dimentichiamoci che la Piovra non è un male della Sicilia, ormai appartiene a tutto il mondo, non si può parlare di mafia e rapportarla solo a quella siciliana. Sì, da lì può essere partita ma è presente in tutto il mondo.
Quasi sempre Raoul in ruoli "militari", o per lo meno con armi da impugnare. Ma da piccolo hai giocato troppo a guardia e ladri o… perché ti affidano spesso questi ruoli?
Io ho fatto anche tanti altri ruoli. Nel corso degli anni c'è stato un cambiamento. Certo, ho fatto anche molti film dove facevo il poliziotto ma… sono parte integrante di un itinerario che fai. "La Piovra" devo dire che è stato un punto di partenza molto importante che forse ha dato il la per farmi vedere sotto questo aspetto ma comunque io sto cercando di non far fossilizzare su di me un'immagine che sia solamente quella dell'uomo d'azione o del poliziotto.
Ma non ti sarebbe mai piaciuto intraprendere la carriera militare, magari nei Carabinieri?
Si, mi sarebbe piaciuto moltissimo e ci ho anche provato, ho fatto un concorso per diventare ufficiale dei Carabinieri ma sono stato eliminato.
Quindi per fortuna sei stato eliminato!
Beh, è il destino della vita che a volte da un dispiacere ti fa trovare una strada che ti porta grosse soddisfazioni. Quindi è stato più il destino a decidere che io.
Ai ragazzi che sognano una carriera come la tua, cosa consigli di fare. Ci sono tappe e regole da rispettare?
Ci sono tante regole da rispettare. Io trovo che per andare avanti sia importante la coerenza con se stessi e dare coerenza agli altri. Solo così una stima nei tuoi confronti o nei confronti di chi lavora, può crescere sempre giorno dopo giorno, cresce l'affidabilità, cresce la sicurezza e quindi automaticamente ti vengono poi attribuiti dei ruoli sempre più importanti. Di solito c'è un correre per ottenere ma senza metterci la passione. La passione è importantissima perché da anche la coerenza.
Raccontaci un po' il tuo stato d'animo e tutto il lavoro che c'è dietro la promozione di un film.
Ci sono fervidi preparativi, c'è una grossa discussione su trasmissioni televisive e giornali su cui promuoversi, bisogna decidere soprattutto a quale target puntare, a chi parlare in maniera più specifica. Poi ci sono le promozioni delle Prime, le uscite cinematografiche. Qui si gira l'Italia per supportare il film non solo a livello di recitazione ma anche di presenza per far vedere che comunque ci teniamo al nostro film. In ogni prima io sono sempre preoccupato che non possa piacere, io sono il più forte critico di me stesso, quello che critica la mia recitazione, i miei film.
Quando ti rivedi nelle scene di un tuo film, tutto ok, tutto perfetto o... ti sarebbe piaciuto girare qualche scena in un altro modo?
Ci sono sempre scene che avresti voluto girare in altri modi, alcune invece ti sono piaciute per come sono venute, poi non tutte le scene sono quelle giuste quindi… bisogna tracciare una linea generale e vedere qual è il risultato finale, fare un summit di tutte quante le scene. Poi se una è venuta bene e una meno cerchi di tenerlo per te, ma quello che sicuramente conta è il film nel suo insieme.
Se ti dovessi descrivere in sei parole, quali useresti?
Non sono sei parole che comunque mi rappresentano. Sono cambiato da quando avevo venti anni e sto cambiando così in fretta che, naturalmente è l'età che cresce e cresco e cambio sempre in rapporto all'età che ho, non saprei definirmi. L'unica cosa immutabile è che mi porto sempre dietro i miei valori, la lealtà, la verità, l'onestà, la coerenza con se stessi, l'amicizia, l'amore, insomma sono le cose che cerco di portare sempre avanti, di non dimenticarle mai perché l'amore in senso generale ci vuole in tutte le cose.
Domenico Pacifico 19 marzo 1998