Forattini, un nome entrato nella leggenda degli italiani, è come se fosse uno di "Striscia la notizia" che lancia "frecciate" non attraverso la telecamera ma con la matita. Ha bacchettato più o meno tutti, e questo lo sappiamo, quello che invece non si sa è... ma Forattini, da ragazzo, com'era? cosa faceva? che interessi aveva? e soprattutto, quando è scoppiato l'amore sviscerato per la matita?
Da ragazzo sapevo già disegnare, a scuola facevo le caricature dei miei professori. Ero un figlio ribelle di famiglia borghese con origini emiliane, una famiglia molto conservatrice, tradizionale. Mi piaceva fare un po' il ribelle della famiglia, mi sono sposato molto giovane, ho lasciato l'università e sono andato a fare il rappresentante di commercio per molti anni.
Arrivato ai quarant'anni, stanco di girare l'Italia per il mio lavoro, ho scoperto il mestiere di vignettista entrando dalla "porta" della pubblicità. Poi ho fatto un concorso per un giornale di Roma che si chiamava "Paese sera", dove appunto cercavano fumettisti, sul finire degli anni settanta è arrivato anche "Panorama" e, infine, "Repubblica".
Io ho iniziato a disegnare da bambino, ma dai venti ai quarant'anni della mia vita non ho più preso in mano la matita. Mi sono riavvicinato dopo tanti anni al disegno perché ero stanco del mio lavoro e avevo bisogno di qualcosa di più comodo, così, attraverso il giornale "Paese sera", dove facevo vignette illustrative di fatti di cronaca sport, e poi "Panorama", ho iniziato a disegnare le mie prime vignette politiche settimanali.
La svolta della mia carriera da fumettista è avvenuta nel '74, con il referendum sul divorzio: una cosa che sentivo molto. È stato in quel periodo che ho iniziato le mie prime caricature su Fanfani, su Andreotti, fino ad arrivare a Craxi, dagli anni della prima Repubblica ad arrivare alla fondazione di "Repubblica" nel '76 dove facevo sempre il grafico, realizzando vignette quasi quotidianamente.
Poi sono passato alla "Stampa" di Torino, in cui disegnavo la vignetta in prima pagina, ma dopo tre anni sono tornato a "Repubblica".
Tornando a quando ero ragazzo, nonostante mi piacesse moltissimo disegnare, mio padre mi ha sempre ostacolato perché voleva che io diventassi un banchiere, un pompiere, insomma uno con il posto fisso. Così ho frequentato il liceo classico e per due anni architettura, poi ho fatto l'attore, l'accademia , ma a ventun anni ho mollato tutto e ho fatto l'operaio a Cremona, poi sono tornato giù a Napoli dove viveva mio padre e ho cominciato a fare il rappresentante di commercio in tutto il sud.
Quanti sacrifici hai dovuto fare in passato per diventare il Forattini di oggi?
Ora sono felice, faccio da vent'anni un mestiere che mi piace. L'unico rammarico che ho è quello di non aver iniziato a vent'anni. Forse non erano maturi i tempi, si è cominciato a fare satira politica in un momento in cui c'era il "deserto": morto Guareschi, espatriato Zac, mi ricordo che c'era poco spazio per la satira. Io in un certo senso, all'età di quarant'anni, ho imposto di nuovo la satira politica sulle pagine dei più grandi quotidiani, cosa che era una tradizione di tutta l'Europa, ma anche italiana, di prima del fascismo.
Quando ti è più congeniale disegnare e quali sono le fasi di realizzazione di una vignetta?
Praticamente disegno solo un'ora al giorno, dalle 19.00 alle 20.00, orario in cui si finisce la prima pagina dei giornali.
Sono più di quindici anni che non vado in redazione, faccio tutto con il fax, io viaggio molto e ovunque sia riesco a trasmettere le mie vignette.
Mi metto in contatto con il giornale verso le 19.00 e quando loro hanno fatto la stesura definitiva della prima pagina, mi comunicano il tema della vignetta. Io entro un'ora devo realizzare il disegno, ma prima, durante la giornata, leggo molti giornali e vedo parecchi telegiornali per poter essere informato su tutto e realizzare al meglio la mia vignetta.
C'è una parte più difficile di altre da realizzare nella vignetta, o ti viene tutto spontaneo?
Adesso disegnare è facile. Una volta avevo dei drammi, vuoti di idee. Sai, uno che non si è mai occupato di politica fino a quarant'anni...
Mi ricordo che nella mia vita ho letto moltissimo non essendoci ancora la televisione, ho letto tutto il leggibile, però aborrivo la politica. La prima politica l'ho respirata nei giornali dove ho lavorato e dove ho cercato di capirne i meccanismi, anche se all'inizio non sapevo perché i politici ragionavano ed agivano in un certo modo. A un certo punto ho capito che il meccanismo della politica italiana è abbastanza contorto ma anche molto prevedibile.
Disegnare adesso non mi crea più nessun problema, mi è quasi spontaneo, tanto che sarei in grado di realizzare anche cinque vignette al giorno su cinque temi differenti, se me lo permettessero.
Politici, pontefici, magistrati, tutti caduti nella tua matita. Chi tra questi si è lamentato di più di una tua vignetta? Sei mai stato denunciato o diffidato da qualcuno?
Durante tutto il periodo democristiano, quindi la prima Repubblica, non sono mai stato querelato. Il primo a minacciarmi di querela è stato Demita, democristiano di sinistra che si è lamentato con il mio direttore ma alla fine non ha fatto niente.
Chi invece mi ha querelato, vincendo la causa, è stato Craxi, perché quando era al potere lo disegnavo nei panni di Mussolini.
Dopo Craxi le mie querele, le mie cause, le mie grane, le mie censure, sono venute tutte da sinistra, perché la sinistra non tollera di essere presa in giro.
Per moltissimo tempo sono stato solo ed ho avuto un bellissimo periodo, poi, ad un certo punto, è saltata fuori una miriade di vignettisti, bravissimi, però legati tutti quanti alla sinistra.
Adesso che la sinistra è al potere si trovano in grossissima difficoltà.
Io, per il semplice fatto di aver sempre "colpito" tutti, a tutto raggio, a tutto campo, sono stato considerato un cinico, uno che non ha religione, che non ha idee, ma in realtà la satira deve fare questo.
Soprattutto D'Alema non tollera nulla, non tollera la stampa, figuriamoci me.
Da quando la sinistra è al potere ed è così vicina ai magistrati io sono stato anche condannato. E tutto ciò è abbastanza difficile. Il giornale non è che ti difenda molto, il giornale ti può difendere non pubblicando la tua vignetta e dicendo: beh, qui noi passiamo dei guai. Però io sono stato sempre condannato da questi patentati, da questi che stanno al potere, mai dai democristiani, mai da Berlusconi, mai da quelli che stanno nell'area del centro liberale.
Poi sono stato attaccato anche dalla chiesa, dai vescovi, non dal Papa, perché poverino credo che sia all'oscuro di queste cose. Le due chiese mi hanno sempre colpito molto e devo dire che da qualche tempo purtroppo, e lo si vede dalle denuncie che D'Alema ha fatto al "Correre della sera", i magistrati stanno
interpretando la satira come se fosse giornalismo. Se tu giornalista scrivi un pezzo e dici che tal ministro, tal politico, è un ladro, e non lo dimostri, è chiaro che vieni querelato e vai anche in galera, ma la satira non lo deve dimostrare. Se io faccio un politico vestito da Mussolini è chiaro che questo non è Mussolini, ma è un accostamento buffo, un'allusione più che altro ai comportamenti caratteriali dei personaggi.
Adesso i magistrati, servendosi di articoli del codice fascista, il codice Rocco, che serviva per tappare la bocca alla stampa, riescono a farti condannare e a farti seri danni, si parla di centinaia di milioni.
Una volta i politici si potevano irritare quanto volevano ma facevano buon viso a cattivo gioco, io so che Fanfani si incazzava moltissimo, Andreotti no, essendo più furbo, e Craxi faceva delle sfuriate pazzesche, ed ha vinto un causa di 170 milioni perché l'avevo disegnato da ladro su "Repubblica".
Poi ho avuto diverse querela da De Mita, dall'orrendo Leoluca Orlando, e ovviamente da D'Alema, ma da Occhetto non ho mai avuto nessuna grana. D'Alema è riuscito a farmi condannare perché ho fatto una copertina su Panorama dov'era un servizio sui rubli da Mosca: ora, il fatto dei rubli lo sapevano tutti, ma lui è riuscito a farmi condannare e a vincere circa 400 milioni in appello.
Ci sono giudici che usano due pesi e due misure.
Se fossi denunciato da Berlusconi sono sicuro che vincerei la causa, anzi Berlusconi ne pagherebbe le spese... eppure ho fatto anche lui in mutande, in tutte le pose, carcerato e... la sinistra si è fatta un concetto per cui che essendo la satira contro il potere ed essendo il potere sempre di destra la satira dev'essere di sinistra, come di fatto si dichiarano d'essere tutti i miei colleghi.
In realtà la satira non deve essere di parte, ma controcorrente, ed infatti da quando la sinistra è al potere la satira ha un po' le ali spuntate. Ti ricordi cosa c'è stato contro Craxi e Berlusconi negli anni passati, anche in televisione?
Devo dire che l'unico esempio di satira libera, potente, efficace, e senza timori, è quella di "Striscia la notizia".
Striscia si è saputa conquistare tutti i suoi dieci milioni di telespettatori, uno per uno, ha creato un modo originale di raccontare le cose, e questo lo si può anche notare nella discesa di ascolto della satira politica di Pingitore al Bagaglino.
Non basta fare la caricatura fisica ai personaggi, sfotterli per come parlano, per come camminano, bisogna fare anche una satira per quello che fanno, per come agiscono, per le gaff che fanno.
In questo Striscia è avvantaggiata dal pubblico enorme che ha. I giornali non hanno purtroppo tutto quel pubblico, quindi hanno meno potere della televisione. A Striscia, come me, non hanno paura di nessuno.
Al giorno d'oggi ci sono molti ragazzi che sanno disegnare benissimo. Se dovessi dar loro un consiglio per diventare il Forattini del terzo millennio, cosa gli diresti?
Io ho avuto un successo molto tardo ma molto veloce. Ho sperato nell'esistenza di nuovi Forattini, ho anche creato una pagina su Repubblica "Satirico" in cui contavamo di far collaborare tutti dando un tema, assolutamente non controllandoli e pagandoli, ma... purtroppo questi giovani si sono convinti che la satira deve essere per forza contro la democrazia cristiana, contro i socialisti, mai contro i preti e soprattutto mai contro la sinistra, mai contro i comunisti. Tutto questo è un peccato perché è venuta su un'ottima generazione di disegnatori, ma disegnatori non liberi e talmente condizionati che...
Se fossi più giovane sicuramente farei una scuola di satira. Purtroppo poi, come sempre, tutti i padri si ribellano e ti danno addosso. Io insomma non ho molta solidarietà da parte dei miei colleghi.
Hai mai avuto carta bianca su tutti i giornali o ti è mai stata censurata qualche vignetta?
La carta bianca non esiste in Italia, può esistere in Francia, in Inghilterra. Purtroppo c'è questa maledetta locuzione che rovina tutta la stampa italiana ed è "la linea del giornale".
Ti senti dire: tu non sei in linea con il giornale. Io stesso ho litigato con Scalfari che era mio direttore, in quanto diceva appunto che non ero in linea con il giornale
-Perché, quale linea ha il giornale? Quando mi hai assunto non mi hai detto quale era la linea.
Il satirico non deve avere una linea, si certo se ti faccio il Papa in mutande si può andare contro il codice, ma io nel mio lavoro ho sempre avuto a mente il codice penale e il direttore. Il direttore ha l'ultima parola. Quindi se il direttore non ti vuol pubblicare una vignetta essendo lui il responsabile, va bene, io devo adattarmi, però mi incavolo.
La censura la si esplica in tanti modi, per esempio non dandoti un tema importante.
Alcune settimane fa c'è stato il fatto dell'Iri 2 e... ciaffete, l'ha beccato Giannelli sul Corriere. A me non hanno dato quel tema perché il mio è un giornale filogovernativo, così hanno preferito darmelo su Cossiga che è una cosa di cui non frega niente a nessuno. Però, d'altra parte, il tema che mi danno io lo devo seguire.
Purtroppo la cosa che spesso succede è che non è che non ti pubblicano la vignetta censurata, ma te la mettono piccola, di lato, in basso, mentre messa in alto in prima pagina ha un impatto molto maggiore. Lo spazio deve essere grande come sul Corriere, è vero che la prima pagina di Repubblica è piccola, però, insomma, più gente metti e più scena metti meglio è.
Bravura, fortuna, tenacia, che cosa ha contato di più nella tua vita?
Forse la tenacia, che io tradurrei in coraggio. Io so già che certe vignette mi porteranno delle grane ma le faccio lo stesso, preferisco farmi "impiccare" piuttosto che rinunciare ad una battuta.
Quali sono le differenze fondamentali tra te e gli altri vignettisti di satira politica? Molti ti definiscono unico nel tuo genere...
Il fatto di non essere con loro, di non essere intruppato a sinistra, il fatto di essere stato considerato prima qualunquista, poi di destra, poi addirittura fascista. Ora io invito chiunque a citare una mia vignetta in cui possa apparire fascista. Certo oggi diciamo che è più facile fare una vignetta contro la sinistra che non prima, perché la sinistra adesso si è spostata al centro, e poi è un casino la sinistra. Però questo fatto è sempre visto come appartenenza a un gruppo, e siccome io sono un cane sciolto...
Se pretendi di essere libero ti siedi davanti allo specchio e ti chiedi: questa vignetta, questa mia idea, mi scatena un'autocensura o no? alle volte ci si può autocensurare involontariamente, con osservazioni del tipo "questa tanto non me la pubblicano, quindi non la faccio"... questa comunque è una cosa che con il tempo si vince.
Ma Forattini, oltre a disegnare, ha attualmente qualche altro interesse? Di che cosa si occupa?
Nel passato ho fatto molta pubblicità, adesso non la faccio più.
Sono appassionato dei ritratti ad olio che vado comprando nei mercatini e nelle fiere di paese, rigorosamente non di autore perché non me lo potrei permettere.
Praticamente conduco una vita abbastanza tranquilla, felice e, ripeto, rimpiango di non averla fatta prima.
Se dovessi fare una vignetta con raffigurata l'Italia di Bossi, come la disegneresti?
Adesso mi vuoi far fare una vignetta! Guarda, io considero le tematiche di Bossi molto importanti. Penso che Bossi e tutti gli uomini e gli elettori della Lega e tutto il nord-est siano stati presi un po' sotto gamba. Hanno straragione su moltissime cose. Che poi Bossi spari certe cose... lo fa solo per attirare l'attenzione non avendo a disposizione giornali e televisione, però su molte cose ha ragione.
Di cosa hai paura, cosa ti stupisce di più, e cosa non sopporti?
Io ho paura che mi vengano a prendere all'alba, come l'interpretazione di una mia vignetta in cui un giudice pazzo viene da me e mi porta via incatenato.
Però la cosa che temo di più è l'alzhaimer. Io il mio lavoro lo potrei fare fino a novant'anni ma ho paura che a un certo punto la mente svanisca. La cosa che mi stupisce di più è che non mi seguono molti ragazzi, molti ventenni. Com'è che non hanno imparato la lezione? Hanno tutti bisogno in un certo senso di compiacere il potere. Hanno paura di non guadagnare, hanno famiglia.
La cosa che non sopporto è l'appiattimento, l'appartenenza ad un partito, il fare giornalismo come si fa oggi.
Il giornalismo oggi si fa per compiacere gli altri giornalisti e una parte politica. Se penso che ho sempre lavorato in giornali compatti da una parte...
I giornali dovrebbero avere più voci, dovrebbero saper dare notizie, informazioni.
La satira politica effettivamente è un porto franco, dovrebbe essere libera di fare quello che vuole, mentre il giornalista non è libero di dire le bugie ma deve dire la verità.
Il futuro di Forattini? Hai mai pensato di realizzare cartoni animati per la televisione con le tue vignette, quindi non più un fotogramma che racchiude una storia ma l'intera narrazione?
Mi sarebbe piaciuto molto però non ci sono riuscito. Mi hanno chiamato varie televisioni, come Rai e Mediaset, abbiamo fatto degli esperimenti al computer ma si hanno terrorizzato. Questo perché loro dicono: Se mandiamo davanti a dieci milioni di persone, in un telegiornale, l'animazione di una vignetta di dieci secondi, fatta ogni giorno, e poi la vignetta non va bene, scatena ire e varie denunce, come facciamo a ritirarla indietro? Non possiamo perché poi la gente dice: come mai oggi non c'è la vignetta?... Insomma non sono riuscito a mandare avanti il progetto non per questioni tecniche ma per questioni di mentalità.
In Italia anche le televisioni libere, quelle non di Stato, hanno paure così. Mi piacerebbe molto lavorare con Striscia, mi piacerebbe fare i testi, io sono buon amico di Ricci ma non mi ha mai chiamato e... Ma poi dovrei cambiare mestiere, lasciare il giornale che mi piace molto. In televisione poi io sarei uno dei tanti, mentre su carta stampata sono il numero uno.
Per concludere cosa ti piacerebbe dire?
Vorrei incoraggiare i ragazzi che fanno il mio mestiere e dire che ho sfondato molte porte anche per loro, perché una volta si era querelati un giorno sì e un giorno no, ho fatto arrivare la satira politica sui quotidiani e sui settimanali. Tutto questo permette ad un sacco di ragazzi di guadagnare.
Vorrei dire ai giovani di aver più coraggio, il coraggio paga sempre. Una volta era più difficile, ma oggi è rarissimo che un direttore ti dica: no, questa vignetta non te la pubblico perché non mi piace. Anzi, più si è coraggiosi più si è apprezzati e più si è considerati una buona firma e più si guadagna.
Allora diciamo: coraggio, spirito di libertà, non farsi intimidire da qualunquismi o volgarità, perché la satira può anche essere volgare ma mai l'insulto gratuito, basta metterci la metafora politica e soprattutto fare le caricature dei personaggi perché queste sono le cose che fanno ridere.
Domenico Pacifico 30 aprile 1998