"GIANLUCA GRIGNANI? NON DIRMI CHE adesso ascolti pure lui!".
Questa era la frase più ricorrente a me indirizzata quando parlavo della validità di un album come "La fabbrica di plastica". I pregiudizi sono duri a morire e questo deve averlo imparato a sue spese pure Gianluca Grignani stesso, che si è trovato ad essere idolo delle ragazzine con il primo LP "Destinazione Paradiso", e poi ad essere guardato con diffidenza dalle stesse al tempo del secondo LP "La fabbrica di plastica" per l'appunto, in cui proclamava la sua estraneità dall'essere "un prodotto ben confezionato". Il rischio è quello di trovarsi senza un pubblico: da una parte dimenticato da schiere di ragazze deluse, dall'altra parte deriso dai "cultori dell'alternativo" troppo snob per credere alle "conversioni". Non si potrebbe invece parlare più semplicemente della crescita di un'artista? Anche questo terzo ed ultimo album "Campi di popcorn" riafferma la strada intrapresa, forse però con toni più smorzati rispetto all'album precedente. D'altra parte la frattura con il passato è già avvenuta: ora quello che rimane è l'artista nella sua semplicità, lontano perfino da proclami forse un po' troppo esasperati. "Campi di popcorn" vive di piccole cose, di piccoli gesti ma di grandi emozioni ed è proprio per questo che arriva diritto al cuore con le sue gioie (poche a dire il vero!) e i suoi dolori (molti di più). Ascoltate "Scusami se ti amo" lasciando da parte i pregiudizi. Darete un'opportunità a "Campi di popcorn" (e a Gianluca Grignani…) e un'alternativa a voi stessi!
Aurelio Hyerace 30 aprile 1998