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23.05.2009
Marilia Piccone

L'ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA, GARTH STEIN

Vi presento Enzo, il cane che tutti vorrebbero avere


La copertina
Non ho un cane. Non amo i cani e neppure gli animali in genere- mi sono indifferenti. Ma, dopo aver letto “L’arte di correre sotto la pioggia” di Garth Stein, se avessi un cane lo chiamerei Enzo. Perché di certo non si dimentica facilmente la sua voce, quando si termina la lettura.
   La sua voce, sì: è Enzo a raccontare la storia di Denny, tecnico automobilistico ed aspirante pilota di formula Uno; è Enzo che parla, interpretando per noi i suoi stessi latrati. Ci racconta del suo amatissimo padrone (o amico?) Denny, della moglie Eve e della bimba Zoë. Della malattia di Eve e della forzata separazione di un padre dalla sua bambina. Del tentativo dei suoceri di sottrargli la custodia della figlia con un’accusa infamante. Della vittoria di Denny, infine, con il trionfo della giustizia a premio della sua integrità e con la strepitosa offerta di lavoro a Maranello in qualità di pilota della Ferrari, come ricompensa finale.
   Enzo, che Denny ha acquistato quando era un cucciolo, guarda, ascolta, impara, interviene nella sua maniera canina. Che i cani siano molto intelligenti, è risaputo. Che siano fedeli, è la banalità più ricorrente. Enzo è un cane che guarda la televisione e ha un ordine di preferenza per gli spettacoli che vede. C’è un documentario che Enzo ricorda bene, sui cani in Mongolia che vengono sepolti su un’altura, e il padrone gli augura di ritornare in vita sotto sembianze umane. Ecco: questo succederà a Enzo, lui ne è certo, si sente pronto. Pronto a morire, perché è vecchio, non riesce più a camminare, non vuole far spendere altri soldi a Denny dal veterinario, vuole che Denny sia libero di partire per l’Italia con la bambina. Pronto anche a riincarnarsi in un essere umano, con tutto quello che ha imparato. Perché il libro di Garth Stein è, in realtà, un manuale di sopravvivenza: come si fa a tirare avanti, in questa vita da cani?
   L’arte di correre sotto la pioggia non è solo quella che Enzo e Denny guardano nei dvd delle corse di automobili, osservando ogni cambio di marcia e ogni accelerazione o frenata delle auto: guidare sull’asfalto viscido mantenendo il controllo del veicolo è difficile quanto restare padroni di sé nelle circostanze della vita che mettono alla prova un uomo. O un cane. Così Denny deve affrontare l’operazione al cervello della moglie, la tentazione della ninfetta vogliosa che gli si offre, le manovre dei suoceri per sottrargli la figlia, le parcelle esose dell’avvocato.
   Parallelamente Enzo si confronta con la gelosia verso Eve, la necessità di ‘comportarsi bene’ quando Eve lo chiude in casa da solo per più giorni e poi di dare un qualche conforto a Eve ammalata, sopportare i primi dolori causati da una displasia dell’anca, perché gli anni passano anche per i cani. Correre sotto la pioggia è l’arte di vivere dando il meglio di sé- e con un amico al fianco correre sotto la pioggia può diventare una prova esaltante: la scena di Enzo, legato con un lenzuolo sul sedile dell’auto accanto a Denny sulla pista, è indimenticabile.
   Non sono solo gli uomini ad essere capaci di morire per chi amano, lo sono anche gli animali- o almeno, Enzo ne è capace. Forse perché è così sicuro che riapparirà nel corpo di un bimbo di nome Enzo che guida un kart in modo istintivamente fantastico?
   Se, leggendo “L’arte di correre sotto la pioggia”, a volte dimentichiamo l’artificio che è un cane a raccontare, il doppio latrato che significa “vai più forte” ci aiuta a ricordare; se, a tratti, ci pare che ci sia qualche forzatura, l’abbaiare di Enzo è così amabile, il libro è così lievemente profondo che perdoniamo lo scrittore- per il suo amore per i cani e per le automobili da corsa.

Garth Stein, L’arte di correre sotto la pioggia, Ed. Piemme, trad. Federica Merani, pagg. 288, Euro 17,00

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Garth Stein




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Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Agosto 2010

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